“Questa sedia vuota è una ferita aperta. Rappresenta una donna che avrebbe potuto essere qui. Il nostro lavoro è restituire dignità a chi non c’è più e protezione a chi è ancora in tempo.” Così Mariella Triolo, presidente di CNA Impresa Donna, ha spiegato il cartello “Posto occupato”, ubicato sulla sedia accanto a lei e a Rossella Calabrò, imprenditrice di CNA Impresa Donna Piemonte e vittima di violenza fisica, durante l’evento “I mille volti della violenza di genere” organizzato dall’Ufficio del Parlamento Europeo.
Il “Posto occupato” è una campagna contro la violenza di genere nata nel 2013, ideata e promossa dalla giornalista Maria Andaloro con l’obiettivo, soprattutto, di mantenere alta l’attenzione nei confronti del fenomeno della violenza di genere in ogni momento dell’anno, non solo il 25 novembre, adottata quest’anno da CNA impresa Donna.
“Ogni volta che vedo questo cartello – ha proseguito Triolo- ricordo che dietro i numeri ci sono vite interrotte, sogni spezzati e famiglie devastate. E ci ricorda soprattutto una cosa il nostro lavoro non è solo prevenzione o assistenza, è restituzione di dignità a chi non c’è più e protezione concreta per chi è ancora in tempo.”
“Il primo aspetto che da imprenditrice ci coinvolge in questa giornata è quello del tema della violenza economica. Un tema centrale – ha aggiunto la presidente di CNA Impresa Donna- perché toglie alle donne la possibilità più importante: scegliere. Anche quando trovano il coraggio di denunciare, molte non sanno come sopravvivere il giorno dopo. Per questo l’indipendenza economica non è un dettaglio, ma una condizione fondamentale dell’uscita dalla violenza: senza reddito, non c’è libertà.”
Da qui si è aperta una riflessione sull’imprenditoria femminile in Italia. Oggi oltre 1,3 milioni di imprese sono guidate da donne, il 22,2% del totale nazionale, un dato in crescita che mostra come le donne cerchino sempre più spesso percorsi di autorealizzazione. “Non cercano soltanto un lavoro – ha spiegato Triolo – ma un progetto, un’identità professionale, un futuro costruito con le proprie mani. L’impresa diventa così uno spazio di libertà, uno strumento per prevenire la dipendenza economica e quindi la violenza. La situazione resta però complessa: negli ultimi dieci anni le imprese under 35 guidate da donne sono diminuite del 24,5%, mentre aumentano le microimprese al Sud, spesso più fragili ma capaci di rappresentare un primo passo verso l’autonomia.”
“Quando una donna sceglie di avviare un’impresa per sé stessa – ha poi concluso la presidente Triolo – compie un atto di prevenzione. Perché la violenza economica nasce dove c’è dipendenza, e l’impresa è un antidoto potentissimo”.
Le parole di Mariella Triolo sono state supportate dalla testimonianza di Rossella Calabrò. La sua storia comincia come tante: una famiglia solida, gli studi, il primo amore, un matrimonio giovane. “I segnali c’erano tutti – ha raccontato l’imprenditrice piemontese – gelosia, controllo, svalutazione. Io li scambiavo per attenzioni”. Con il matrimonio e i figli quegli episodi sono diventati violenza psicologica, poi fisica. “Quando sei dentro, non te ne accorgi. Ti abitui a soffrire. La vergogna e la paura del giudizio facevano il resto.”
Rossella Calabrò è una delle prime donne in Italia dalla storia riconosciuta formalmente come caso di violenza economica: “Ho capito che non ero più libera quando non potevo prendere alcuna decisione: non potevo lavorare, non potevo spendere. I soldi passavano tutti da lui. Io non avevo accesso ai conti. Era controllo totale”.
La sua rinascita è cominciata con la consapevolezza di avere diritto a vivere, non solo a sopravvivere. Ha ripreso a formarsi, ha svolto piccoli lavori, e poi ha costruito un’attività tutta sua. “L’imprenditorialità è stata la mia cura – ha poi spiegato Calabrò – mi ha restituito libertà e dignità”.
“CNA Impresa Donna – ha poi chiuso l’intervento la presidente Triolo, rivolgendo un messaggio a tutte le donne presenti, soprattutto le giovani – accompagna le donne in ogni fase: formazione, accesso al credito, tutoraggio, consulenza, reti tra imprenditrici. A chi esce dalla violenza offre strumenti pensati per ripartire rapidamente, perché spesso la sfida più urgente è rimettersi in piedi.“
Agli interventi di Mariella Triolo e di Rossella Calabrò si è aggiunto quello di Cristiana Alderighi, coordinatrice nazionale di CNA Impresa Donna, che ha sottolineato l’importanza di eventi come quello de “I mille volti della violenza di genere”, organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo.
Il tema di quest’anno è stato: “UNiTE to End Digital Violence Against All Women and Girls”, con un focus sulla violenza digitale (cyberbullismo, deepfake, molestie online, violazioni della privacy). L’obiettivo è quello di sensibilizzare e promuovere politiche, leggi e strumenti tecnologici che proteggano le donne anche in rete.
L’incontro, condotto da Metis di Meo, attrice e autrice televisiva, è stato aperto dai saluti istituzionali e dalle riflessioni delle vicepresidenti del Parlamento Europeo.
Pina Picierno ha sottolineato l’urgenza di contrastare la violenza di genere: “Una donna su tre in Europa subisce violenza e una ogni sei ore viene uccisa. Non sono numeri: sono vite, storie, volti che non possiamo ignorare. La violenza di genere è una ferita trasversale che colpisce tutte, indipendentemente da età, professione, provenienza o condizione sociale. Per sradicarla servono cultura, dialogo ed educazione: per questo l’educazione all’affettività nelle scuole è una leva fondamentale. Ai giovani dico: siete voi a poter generare il cambiamento. Non dimentichiamo mai che dietro ogni statistica c’è una vita spezzata.”
Antonella Sberna ha ricordato che “ogni atto di violenza è una ferita profonda, con conseguenze individuali, sociali ed economiche. Colpisce le persone, ma riguarda l’intera comunità per questo contrastare la violenza significa difendere la democrazia e il diritto di ogni persona alla propria integrità e autodeterminazione. È un impegno collettivo, che richiede responsabilità nelle istituzioni e attenzione nelle relazioni quotidiane.”
Ci sono stati poi gli interventi delle deputate della Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere Alessandra Moretti, Benedetta Scuderi e Carolina Morace che hanno spiegato le azioni politiche che le Commissioni svolgono nel parlamento Europeo, per “poter costruire reti protettive a più livelli e di più istituzioni che lavorano insieme”.
La giornata è proseguita con gli interventi dei “content creator” Gaia Contu, Sara De Santis, Lorenzo Luporini, con la proiezione del cortometraggio “La trappola di Venere” e l’intervento di Sediqa Mushtaq sulla condizione delle donne in Afghanistan. Daniela Poggi e Mariella Nava hanno parlato dello spettacolo teatrale “Figlio, non sei più giglio”, che esplora il dolore della madre di un femminicida.
Sempre in tema di conflitti, si è parlato di corridoi umanitari con Benedetta Fragomeni (Federazione delle chiese evangeliche in Italia), di donne e fede con Mirella Manocchio (Federazione delle donne evangeliche in Italia) e di schiave sessuali con Farida Khalaf, attivista per i diritti umani e coautrice di “The Girl Who Beat ISIS”. Infine, il drammatico fenomeno della mutilazione genitale con le professoresse Maria Pia Anna Corrado e Aurora Almadori dell’associazione Angels.
A chiusura il reading “Il boato di un no”, tratto dal libro “La mia parola contro la sua” di Paola Di Nicola e interpretato da Barbara Amodio, autrice teatrale, il momento musicale con le musiciste Leila e Sara Shirvani, al violoncello e pianoforte, e l’intervento sull’identità di genere e libertà di espressione di Michela Andreozzi, sceneggiatrice e regista del film “Unicorni”.
Questo articolo Violenza contro le donne, l’iniziativa di CNA è stato pubblicato su CNA.