Videostoria: nel laboratorio di restauro dei libri antichi. Che si lavano e non si leggono

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Nel laboratorio di Alba Adelfio, nel centro di Palermo, c’è una vasca piena d’acqua. Una vasca circondata da manoscritti antichi, dal ‘300 e da stampe di epoche successive. Il restauro di questi preziosi testi passa anche da qui: dal lavaggio …

Biblioteche e diocesi affidano alla Giordano Srl, laboratorio di cui Alba è titolare, il restauro di libri, mappe e quotidiani d’epoca. Qui, per dirne una, sono passati testi appartenenti alla biblioteca di Garibaldi, a Caprera. Alba ha avviato l’attività venti anni fa, con Beatrice e Anna. L’arte l’ha imparata dal suocero, Andrea Giordano. È lei la protagonista di CNA Storie di giugno.

Certo, non tutta la carta può essere immersa in acqua. “Il materiale su cui lavoriamo noi è antico, di pregio. Gli inchiostri non sbiadiscono. Si dice anche che la carta canti, perché sembra quasi che emetta un suono quando viene messa ad asciugare” spiega Alba.

Si dice che la carta canti, perché sembra quasi che emetta un suono quando viene messa ad asciugare

Il restauro del libro è un processo reversibile

I testi che arrivano qui non sono più consultabili perché si sgretolano al minimo contatto. “Il lavoro di recupero è un’attività delicata, soprattutto quando riguarda manoscritti di cui esiste un solo esemplare, mentre dei testi a stampa è possibile ritrovare più copie in biblioteche diverse” ricorda Alba. Pezzi unici, o materiali comunque preziosissimi. Ecco perché, sull’arte del restauro, bisogna essere sempre pronti a far un passo indietro. E, se necessario, ricominciare tutto daccapo. “Il restauro del libro è reversibile” sintetizza Alba che spiega: “tutte le nostre operazioni sono fatte in maniera da poter essere smontate. Ai tempi in cui lavoravo con mio suocero mi è capitato più volte di terminare un restauro, ma visto che la carta non raggiungeva lo stesso spessore abbiamo dovuto smontarlo e ricominciare daccapo”.

Il restauro del libro è reversibile. Tutte le nostre operazioni sono fatte in maniera da poter essere smontate

Lockdown, caro-carta e bandi pubblici: la corsa a ostacoli di Alba

Non si fermano mai Alba, Anna e Beatrice. Hanno dovuto fare i conti con tante insidie. Costrette a rimanere chiuse durante il lockdown, perché inspiegabilmente assimilate a un’attività turistica, hanno affrontato le difficoltà legate alla carenza prima, e al rincaro poi, della carta. E a questo si aggiunge l’ulteriore difficoltà di lavorare esclusivamente con pubbliche amministrazioni dietro affidamento dei lavori. “Noi siamo riusciti in venti anni a ottenere la Os2B di seconda categoria che consente di partecipare a gare d’appalto fino a 500mila euro”. Un traguardo non facile da centrare: “abbiamo combattuto per ottenere questa certificazione. Vuol dire lavorare con appalti pubblici banditi da biblioteche, archivi o fondazioni che conservano materiale cartaceo. Il problema oggi è che in Italia gare d’appalto non ce ne sono, né grandi né piccole”.

Il problema oggi è che in Italia gare d’appalto non ce ne sono, né grandi né piccole

Il libro è materia e il restauro coinvolge tutti i sensi

Dietro ogni restauro, c’è un progetto che matura di volta in volta, supportato dall’esperienza, affidato alla cura che caratterizza le diverse fasi di lavorazione. La figura del suocero Andrea ricorre nei ricordi di Alba. Negli aneddoti, come la regola per cui i libri che si restaurano non si leggono. Il libro è materia, come tangibile è la manualità che si affina restituendo la vita ai testi preziosi. Una maestria che, dopo anni e anni di esperienza, coinvolge tutti i sensi. “Io ho imparato da mio suocero. Non ci vedeva più, ma avrebbe saputo riconoscere una rilegatura a occhi chiusi. Era una persona straordinaria, ma non voleva che facessimo questo lavoro, perché è davvero di grande sacrificio, come qualunque altro lavoro da libero professionista, da artigiano. Ma penso che oggi direbbe che siamo brave. Forse non siamo famose, ma non importa, a noi piace questa pace, sapere che siamo in grado di fare anche grandi cose se vogliamo farle. E va bene così”. 

Mio suocero avrebbe saputo riconoscere una rilegatura a occhi chiusi









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