Videostoria. Ecco dove rinascono le macerie

Read the english version Scarti di cantieri edili, detriti e macerie di edifici dismessi o danneggiati dai terremoti che riprendono a vivere dopo analisi accurate e diventano materiale per la costruzione di strade e edifici. Un esempio virtuoso di economica circolare e scelta di sostenibilità maturata da Piero e Massimo, che in pieno Covid hanno fondato E-lab, a Cepagatti, in provincia di Pescara. Sono loro i protagonisti delle videostorie CNA Storie di novembre. Qui entrano campioni di materiali, stoccati dalle aziende clienti in discariche. Come le macerie del terremoto de L’Aquila, riposte come campione su un vassoio sul tavolo del laboratorio. Destinate a passare in setacci di diverso spessore e sottoposte a indagini chimiche prima, e prove fisico-meccaniche poi, per verificarne la resilienza e durabilità.

Le macerie del terremoto de L’Aquila diventano materiale per la costruzione di strade e nuove case

L’economia circolare, alternativa alla discarica

La sostenibilità, per noi, vuol dire dare nuova vita ai materiali. In anni di attività abbiamo acquisito le competenze necessarie per evitare che, invece di finire in discarica, tornino nel circuito” spiega Piero Berghella, CEO di E-lab. A E-lab si rivolgono anche aziende produttrici di bitume e calcestrutto, che sottopongono i materiali alle analisi prima di utilizzarli nei cantieri. “Il nostro mercato di riferimento è costituito da aziende che fino a cinquanta anni fa facevano i cavatori di breccia” spiega Piero. “Quelle aziende, oggi, si sono evolute e realizzato impianti di calcestrutto o attività di riciclo di aggregati da rifiuto”.

Arianna, 26 anni. Tutor per l’alternanza scuola-lavoro

E-lab oggi conta cinque soci e otto dipendenti, distribuiti tra la sede abruzzese e quella di Fano. Il più giovane ha 21 anni, la più grande 26: è Arianna, un diploma da perita chimica e una laurea in biotecnologie. In E-lab ha il suo piccolo regno, dove sperimenta e affianca gli studenti che ambiscono a intraprendere lo stesso percorso. “Abbiamo scelto Arianna come tutor e formatrice dei ragazzi che vengono qui per le attività di alternanza scuola-lavoro” dice Piero, che spiega: “la scelta non è casuale. Potevamo seguirli noi soci, ma abbiamo pensato che una persona più vicina a loro, come età, potesse dialogare la loro stessa lingua e così  verificare le loro attitudini lavorative”.

Un modello da esportare

L’idea è di portare il modello E-lab anche in altre regioni italiane: “Siamo molto apprezzati sul territorio e per questo stiamo pensando di esportare il nostro modello di lavoro anche in altre regioni. Per esempio in Sardegna”. Una scelta che richiede di investire in competenze e professionalità ulteriori: “vogliamo mettere a disposizione dei clienti altre tipologie di attività, come la formazione, e altre consulenze oltre quelle che facciamo già”.

Il supporto di CNA nell’anno nero del Covid

Una scelta coraggiosa, quella di Piero e Massimo, che tre anni fa, in pieno Covid hanno deciso di mettere insieme le forze e le competenze e in CNA trovato un supporto prezioso. “L’esperienza con CNA, per noi, è stata – ed è- interessante” dice Piero. “In CNA abbiamo trovato una organizzazione che ci ha accompagnato nella fase di start up e si è messa a disposizione per tutte le attività che potevano interessarci, come la formazione”.

“CNA ci ha accompagnato nella fase di start up e si è messa a disposizione per tutte le attività che potevano interessarci, come la formazione”

La sicurezza è una scelta, più che un adempimento

Dalla dotazione dei dispositivi di sicurezza per i dipendenti all’attenzione all’aggiornamento si comprende come per E-lab la sicurezza sia una scelta, più che un adempimento.

“Una delle nostre mission aziendali è applicare un sistema di sicurezza che non sia esclusivamente quello che la legge ci richiede” spiega Piero. “Nei miei quarant’anni di lavoro da dipendente ho avuto infatti una cultura sulla sicurezza che mi è servita nel tempo per non avere malattie professionali. Ecco perché ci tengo moltissimo che i miei collaboratori adottino ogni metodo che garantisca loro un lavoro sicuro e quanto più possibile confortevole”.

Una porta trasparente separa la stanza di Piero dai laboratori: qui non c’è confine e non c’è segreto. Come del resto, per questi giovani, non c’è confine tra il lavoro e l’apprendimento: qui si impara lavorando e si lavora imparando.

 









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