Videostoria. Dietro l’amaro, la storia di un paese

La storia di una famiglia si intreccia con il racconto di un’epoca. E genera cultura per il territorio. La fabbrica della famiglia Penna è nata qui e qui ancora si produce lo storico amaro che della famiglia porta il nome. Alla guida dell’azienda, fondata a Sassano (Salerno) nel 1902 dal nonno Alfredo, oggi ci sono i tre fratelli: Tiziana, impegnata nella promozione, Mina, addetta alla contabilità, e Alfredo, cui spetta il delicato compito di miscelare nella giusta dose le oltre dieci erbe che compongono l’amaro, e realizzare l’infuso. La bottiglia ha mantenuto la stessa forma voluta dal nonno: una colonnina cilindrica, richiamo alle pietre calcaree poste dai Borboni ai bordi delle strade per indicare la distanza da Napoli, allora capitale del Regno.

La tradizione di famiglia

“Siamo noi tre che portiamo avanti l’azienda” spiega Mina. “Una piccola azienda. Essere piccoli ci permette di seguire artigianalmente tutto il percorso: da quando entra la materia prima, seguendo con la trasformazione, fino a quando l’amaro viene venduto. L’occhio dell’operatore è necessario in tutte le fasi. In questa piccola fabbrica, nel cuore del Cilento, si producono diecimila bottiglie l’anno, che trovano sbocco, oltre che nella regione, anche fuori dai suoi confini. “Copriamo a tappeto il mercato locale e quello regionale. Ma vendiamo anche fuori: abbiamo molti clienti del nord che d’estate vengono in vacanza. Lo assaggiano, e non ci lasciano più. Ce lo richiedono anche ristoranti, pizzerie e supermercati.

L’occhio dell’operatore è necessario in tutte le fasi

Produrre amaro tra i caseifici

I fratelli Penna definiscono questa attività una “mosca bianca”, in un territorio fortemente caratterizzato dalla presenza di caseifici. Il rischio più temuto, per un’attività così piccola, è la scarsità di materia prima. “Nella vita aziendale i momenti critici ci sono sempre” ricorda Mina. “Per noi le difficoltà arrivano quando ci dicono che qualche erba non arriva. Le erbe che utilizziamo in Italia non si coltivano più da tempo. E nemmeno in Europa”. E’ diventato costoso e anti-economico, spiega. “Il nostro fornitore le importa dall’Asia e dal Sud America: ma si pensa che anche lì per il 2060 cesseranno le produzioni. E allora, come per i farmaci, si passerà alle erbe sintetiche” spiega con amareggiata Mina.

Artigiani da tre generazioni

I fratelli Penna hanno forte legame con la CNA del territorio. “CNA è il nostro punto di riferimento eccezionale, per tutto, da sempre. Troviamo sempre persone disposte a ascoltarci”.

Questo storico stabile ha una doppia anima: sotto si produce, sopra si ricorda. “Il nostro museo ha un valore altissimo, soprattutto per la sua vastità. Copre un secolo di storia. Si è cercato di recuperare tutti gli strumenti possibili dell’epoca. Abbiamo ad esempio un libro mastro, importantissimo per un’azienda. Introducendo il metodo della partita doppia, a mano. Lo stesso che oggi fa un computer”. Il Museo Penna è oggi frequentato da alunni delle scuole e semplici visitatori, ed è motivo di grande orgoglio per la famiglia che qui conserva un pezzo della sua storia. “Qui conserviamo la memoria del Paese” dice Mina. “In questi libri e strumenti di lavoro si racchiude uno spaccato di vita. Una testimonianza di come persone, anche analfabete, riuscivano a fare cose grandiose”.






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