UN 2024 PIENO DI INCOGNITE PER L’ECONOMIA DELLE MARCHE. L’IMPEGNO DELLA CNA

Stretta sul credito, calo degli investimenti, tassi d’interesse alti, consumi interni al palo. In uno scenario che vede molti rischi legati alle guerre in corso in Ucraina e in Palestina. Per l’economia marchigiana il 2024 si presenta pieno di incognite.

“Senza forti interventi istituzionali e politiche di investimenti pubblici legati ai Fondi del PNRR ed ai Fondi Europei di Coesione” affermano il presidente Cna Marche Paolo Silenzi e il Segretario Moreno Bordoni “si profila una recessione che interromperebbe il virtuoso processo di crescita di un sistema produttivo che ha saputo trovare negli ultimi anni le risorse per reagire a pandemia, terremoto e alluvioni. Siamo la regione delle eccellenze manifatturiere, del terziario avanzato, delle start up e delle innovazioni tecnologiche.  Gli artigiani e gli imprenditori delle Marche hanno dimostrato coraggio e grande capacità di resilienza malgrado una situazione che ancora penalizza la nostra regione per quanto riguarda le infrastrutture materiali e immateriali. Dal 2024 ci aspettiamo un salto di qualità su entrambi i fronti: la rete viaria e ferroviaria e la rete telematica con la fibra estesa a tutto il territorio comprese le aree interne e montane. Inoltre” precisano Silenzi e Bordoni “per il nuovo anno chiediamo risorse per sostenere i Confidi e favorire la liquidità delle piccole e medie imprese, l’innovazione e la trasformazione digitale, l’economia sostenibile.”

Da agosto 2022 ad agosto 2023, secondo i dati della Banca d’Italia, i prestiti alle imprese marchigiane sono diminuiti del 6,7 per cento, che diventa -8,8 per le aziende più piccole e -8,3 per cento per il settore manifatturiero. Meno crediti ed anche più cari. Alla fine di giugno il tasso d’interesse per finanziare gli investimenti era del 5,7 per cento mentre sui prestiti per finanziare la liquidità si pagava il 6 per cento che saliva all’8,9 per cento per le aziende più piccole.

Nei primi nove mesi del 2023 nelle Marche hanno chiuso i battenti 4.384 imprese. Le aziende in attività sono scese da 141.527 a 137.143 (-3,1 per cento).  Particolarmente colpiti il settore del commercio (-1.588 imprese) e quello dell’agricoltura (-1.254). Il manifatturiero cala di 612 imprese.  In controtendenza i servizi alle imprese e alle persone che aumentano, seppur di poco, il numero delle imprese.

Incoraggianti i dati del mercato del lavoro marchigiano. Alla fine del terzo trimestre c’erano 20.182 occupati in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una crescita trainata dall’aumento dell’occupazione femminile (+11.172). Tra i settori, da segnalare la crescita del terziario (+10.243) e delle costruzioni (+8.316 occupati). Ma sul futuro si addensa qualche nuvola.

“La fine o il ridimensionamento dei bonus in edilizia” sostengono Silenzi e Bordoni “rischia di portare ad una serie di licenziamenti in un comparto, quello delle costruzioni, estremamente volatile. Situazione aggravata dal rincaro delle materie prime. Preoccupa anche il calo degli occupati indipendenti (-12.428 tra artigiani, imprenditori, lavoratori autonomi, partite Iva) a cui si lega anche la diminuzione dei dipendenti nel manifatturiero (-2.211 addetti).”

Segnali preoccupanti arrivano anche dall’export, che è sempre stato elemento trainante dell’economia marchigiana. Nei primi nove mesi del 2023 le esportazioni delle imprese marchigiane sono calate del 9,2 per cento, interrompendo una lunga serie di anni di crescita. Calo che è comunque meno marcato (-3,5%) al netto dell’export farmaceutico. Conforta il fatto che le esportazioni dei settori più caratteristici del settore manifatturiero marchigiano siano in crescita.  L’abbigliamento registra un lusinghiero +15 per cento mentre anche le calzature (+4,3), la meccanica (+4,8) ed i mobili (+2,5) vedono aumentare il loro export.

La Cna si presenta all’appuntamento con il nuovo anno con le carte in regola per rappresentare e tutelare gli artigiani e gli imprenditori delle Marche nei confronti della Regione, delle istituzioni locali, del sistema del credito e delle altre forze sociali ed economiche.

“Rappresentiamo” concludono Silenzi e Bordoni “18 mila artigiani e imprenditori e 17 mila pensionati dell’artigianato e del lavoro autonomo. Non vogliamo limitarci a fare lobby ma puntiamo a proporci come forza sociale a tutela di imprese, pensionati, cittadini per un tessuto socioeconomico regionale coeso e solidale.”

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