“TRENDMARCHE”, IMPRESE IN FUGA DALLA REGIONE, IN AUMENTO I RICAVI DI CHI RESISTE

Sul sistema produttivo marchigiano nel 2022 è passato uno tsunami. Le imprese in attività sono scese da 145.609 a 140.066. Sono state 5.543 le aziende che hanno tirato giù la serranda per non rialzarla più. A lanciare l’allarme l’Osservatorio TrendMarche, presentato da Intesa Sanpaolo, Confartigianato e Cna Marche, in collaborazione con le Università di Ancona e Urbino.

 Tra le imprese rimaste sul mercato nel terzo trimestre i ricavi sono aumentati del 20.1 per cento e gli investimenti del 15,9 per cento.

Altro che Italia di Mezzo. Sul sistema produttivo marchigiano nel 2022 è passato uno tsunami. Le imprese in attività sono scese da 145.609 a 140.066. Sono state 5.543 le aziende che hanno tirato giù la serranda per non rialzarla più. A lanciare l’allarme l’Osservatorio TrendMarche, presentato da Intesa Sanpaolo, Confartigianato e Cna Marche.

Crollo delle imprese attive. A colpire, secondo i presidenti di Cna Marche Paolo Silenzi e di Confartigianato Marche Emanuele Pepa, è la differenza tra le imprese iscritte all’Albo e quelle attive: le prime sono 157.892, le seconde 140.066. Significa che 17.826 imprese sono registrate ma non hanno avviato l’attività, probabilmente in attesa di tempi migliori. Se si considerano le iscrizioni e le cancellazioni nel 2022, si vede che ad iscriversi sono state 7.193 imprese e a cancellarsi 8.122, con un saldo negativo di 929 unità. Ben lontano dalle 5.543 imprese attive in meno negli ultimi dodici mesi, (-3,8 per cento) che ci vedono ultimi tra le regioni italiane in questa speciale classifica. Solo nell’area del cratere sismico sono 1.519 le imprese attive che hanno cessato l’attività (-4,3 per cento).

Quasi la metà delle chiusure d’impresa ha riguardato artigianato che nel 2022 ha perso 2.054 imprese attive, scendendo da 42.711 a 40.657 imprese, con un calo del 4,8 per cento.

Sono ormai dieci anni che le imprese marchigiane in attività sono sempre meno. Tra il 2012 e il 2022 se ne sono perse per strada 17.549 pari all’11,1 per cento, con le Marche fanalino di coda tra le Regioni e lontanissime dalla media italiana, che ha visto un calo delle imprese attive del 2,1 per cento in dieci anni. Secondo Pepa e Silenzi “paghiamo lo storico “gap” infrastrutturale che frena la competitività del sistema produttivo, la “fuga” dei giovani dalla nostra regione e il “taglio” dei servizi alla persona e alle imprese, soprattutto nelle aree interne delle Marche. “

Il Rapporto TrendMarche è stato presentato in Regione, a Palazzo Li Madou. Dopo i saluti di Vincenzo De Marino, direttore commerciale Retail Emilia Romagna e Marche di Intesa San Paolo, ha introdotto i lavori il presidente di Cna Marche Paolo Silenzi. Sono intervenuti Giovanni Foresti della direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo; Ilario Favaretto professore dell’Università di Urbino Carlo Bò; Gian Luca Gregori rettore dell’Università Politecnica delle Marche; il consigliere regionale Carlo Ciccioli. La conferenza stampa è stata conclusa dal presidente di Confartigianato Imprese Marche Emanuele Pepa.

Fuga dal commercio e dall’agricoltura. Analizzando i dati per settore, si ha che nel 2022 è stato il commercio a registrare il maggior calo di imprese attive (-2.186) seguito dall’agricoltura (-1.152), dalle costruzioni (-902) e dal manifatturiero (-764). Tra le attività manifatturiere a subire gli effetti della crisi, sono state soprattutto il calzaturiero (-305) e l’abbigliamento (-139). A chiudere sono state le imprese individuali (-5.662) e solo in parte le società di persone (-686) mentre le società di capitali attive sono state 823 in più. Insomma il sistema produttivo marchigiano perde pezzi ma tende a modernizzarsi.

In crescita i ricavi delle imprese che resistono. A parziale consolazione e a lanciare un segnale di ottimismo verso il futuro, secondo i dati di Trend Marche, si ha un costante incremento dei ricavi nel 2022 per le imprese artigiane e le piccole e medie imprese che sono rimaste sul mercato. Nel terzo trimestre i ricavi sono aumentati del 20.1 per cento e gli investimenti del 15,9 per cento.

In particolare, hanno sottolineato Gregori e Favaretto, sono state le imprese edili ad aumentare i ricavi del 25,8 sulla spinta del Superbonus e della ricostruzione a fronte del +10,5 per cento delle manifatture e del +8,5 per cento dei servizi. Gli investimenti, in crescita nei settori delle costruzioni e dei servizi, registrano un calo del 35 per cento nel manifatturiero. In questo caso pesano le incognite sui costi energetici e sulla guerra in Ucraina.

Le dichiarazioni di

 

Vincenzo De Marino – Direttore Commerciale Retail Emilia-Romagna e Marche Intesa Sanpaolo

“In questo periodo di incertezze, nel quale le conferme sulla tenuta del nostro sistema produttivo non nascondono le difficoltà di buona parte del tessuto socio-economico, come prima banca italiana e delle Marche abbiamo ritenuto doveroso sostenere con misure anche straordinarie le esigenze di liquidità delle imprese e al contempo continuare a stimolare gli investimenti Abbiamo attivato un piano di interventi per 40 miliardi, di cui 32 per le imprese anche di piccolissime dimensioni, per aiutare il sistema economico e le famiglie italiane a sostenere gli aumenti energetici e della spesa quotidiana.  In particolare per fornire il massimo supporto alle 500mila piccole aziende nostre clienti abbiamo adottato misure concrete, nell’ambito dell’iniziativa CresciBusiness condivisa con le principali associazioni di categoria, con un piano da 5 miliardi di euro e, tra l’altro, l’azzeramento delle commissioni sui micropagamenti elettronici fino a 15 euro e la gratuità del canone POS per tutto il 2023”.

 Giovanni Foresti – Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo

“Pur in un clima generale di incertezza l’economia marchigiana ha mostrato una buona crescita nel 2022, grazie alla spinta delle imprese più grandi e a un aumento generalizzato del fatturato a livello settoriale. Nel 2023 è atteso un rallentamento che interesserà in modo particolare le micro imprese, indicazioni positive emergono invece per le imprese di dimensioni maggiori e per la filiera metalmeccanica Il tessuto produttivo locale sarà esposto a criticità, su tutte l’aumento dei costi di energia, materie prime e trasporti. Va però sottolineata la buona reattività delle imprese marchigiane che stanno adottando un mix di strategie per sostenere la loro competitività: investimenti in energie rinnovabili, revisione dell’offerta per ottimizzare i costi energetici, rimodulazione dei turni in funzione dei picchi dei prezzi dell’energia. In un territorio ricco di distretti come quello marchigiano, è poi importante osservare il sostegno che le capofila stanno offrendo alle imprese in filiera”.

 Carlo Ciccioli consigliere Regione Marche:

“Sono numerose le piccole imprese che hanno chiuso, altre hanno scelto di accorparsi per affrontare la crisi. Ma segnali di ottimismo arrivano dall’edilizia e dal turismo, tornati sopra i livelli del 2019. An andare bene è tutta l’economia del lusso, dall’alta moda alla nautica marchigiana, che ha ordinativi fino al 2026. Ma sul 2023 gravano le incognite della guerra e dei costi energetici, Il nostro compito è quello di favorire la competitività di tutto il sistema produttivo regionale, insieme alle associazioni di categoria, alle università e agli istituti di credito”.

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