Sugli F-Gas l’Europa mette a rischio gli obiettivi di sicurezza energetica

La relazione del Parlamento europeo sulla proposta di Regolamento sui gas fluorurati mette a rischio gli obiettivi di sicurezza climatica ed energetica dell’Ue, per questo motivo CNA e Confartigianato chiedono di adottare soluzioni realistiche e sostenibili per raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050.

Come Confederazioni siamo d’accordo con le politiche europee impegnate a garantire la neutralità delle emissioni di carbonio nell’Ue entro il 2050, ma chiediamo al Parlamento di adottare soluzioni realistiche, percorribili e sostenibili per il raggiungimento degli obiettivi comunitari.

Purtroppo la relazione del Parlamento europeo introduce ulteriori elementi che vanno a irrigidire ancora di più il testo originariamente proposto dalla Commissione, già di per sé molto complesso, allargando il campo di applicazione del Regolamento ad aspetti che non hanno nulla a che vedere con l’impatto ambientale e che riguardano la sicurezza, ambito che è già abbondantemente normato a livello nazionale.

Chiediamo quindi di prendere in considerazione le nostre osservazioni in vista del voto del 29 marzo, poiché particolari aspetti che permangono nel testo votato dalla Commissione Envi del Parlamento sono motivo di estrema preoccupazione per il settore impiantistico e delle installazioni, ovvero il comparto produttivo che ha avuto un impatto maggiore in termini di obblighi e adempimenti dalla legislazione comunitaria un comparto costituito per il 90% da micro e piccole imprese.

I punti considerati oggetto di criticità per CNA e Confartigianato sono:

Livelli inadeguati di quote di HFC, così come la limitazione della disponibilità di parti di ricambio a 10 anni, si pongono in contrapposizione alla necessità di incoraggiare la riparazione delle apparecchiature esistenti. Se così fosse, questi livelli porterebbero a un’obsolescenza prematura delle apparecchiature, in totale contrasto con la politica comunitaria nell’ambito dei prodotti sostenibili e del risparmio delle materie prime con conseguente aumento di costi per i consumatori, oltre che ambientalmente non sostenibile. La durata di vita delle apparecchiature di refrigerazione e delle pompe di calore è maggiore di 10 anni, e quindi rischiano di dover essere sottoposte a una sostituzione completa per mancanza di parti di ricambio.
Vietare i prodotti solo perché contengono gas fluorurati non è tecnologicamente neutrale e non è di facile attuazione. Per adottare la scelta tecnologica più adeguata occorre poter disporre di più soluzioni alternative, fluorurate e non fluorurate, per adattarsi all’ampia gamma di applicazioni per l’Ue e i mercati di esportazione. I valori del GWP devono quindi tenere in considerazione la sicurezza, l’efficienza energetica, ma anche l’applicabilità e l’accessibilità economica per gli utenti finali, che siano imprese o consumatori. Inoltre, tenendo presente altre considerazioni ambientali che vengono valutate nel processo di regolamentazione Reach, gli attuali divieti non sono equilibrati né in termini di tempistiche, né di attuazione. Sarebbe più efficace favorire un processo virtuoso per il recupero e la rigenerazione dei gas fluorurati che diventerebbe una risorsa preziosa da non disperdere e non sprecare perché necessaria alla manutenzione degli impianti esistenti.
Fermo restando l’importanza della formazione e dell’aggiornamento che le imprese sono tenute a fare costantemente in base all’evoluzione normativa e dello stato dell’arte delle tecnologie, riteniamo inopportuno l’inserimento di ulteriori obblighi riguardo la qualificazione delle persone e delle imprese. I programmi di formazione previsti dal Regolamento devono essere incentrati sui soli gas fluorurati a effetto serra e non ampliati ad altre tipologie di gas. Ciò si rende necessario dal momento che tale inclusione comporterebbe un allargamento dell’ambito di applicazione della proposta di Regolamento, che deve invece essere limitata ai soli gas fluorurati a effetto serra.

Infine, in previsione del voto del 29 marzo, CNA e Confartigianato chiedono di prendere in considerazione l’opinione sulla riduzione graduale nell’uso dei gas fluorurati così come concordato dalla commissione Itre del Parlamento, che fornisce un piano ambizioso, ma pragmatico, per la neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2050.

In conclusione, tenuto conto degli aspetti sopra descritti, CNA e Confartigianato Imprese ritengono che il Parlamento europeo debba tenere in considerazione un approccio percorribile e realizzabile che sia certamente volto alla riduzione più graduale nell’uso dei fluorurati, ma che permetta di mantenere attive le tecnologie esistenti ed efficienti che possono rimanere operative grazie a un corretto riutilizzo e riciclo dei gas recuperati e rigenerati. Questo anche in virtù di competenze qualificate e certificate degli operatori che, da oltre 10 anni, sono costantemente monitorate.

 

Questo articolo Sugli F-Gas l’Europa mette a rischio gli obiettivi di sicurezza energetica è stato pubblicato su CNA.

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