Salerno, contro la chiusura delle botteghe serve un patto scuole-imprese

“Non è il momento più fiorente, attualmente è difficile essere imprenditore, peggio se artigiano. La capacità di fare squadra e il dialogo istituzionale sono alla base della sopravvivenza del nostro comparto. L’artigianato ha bisogno di politiche dedicate, integrate, di una politica fiscale e di incentivazione che deve differenziarsi da quella delle grandi imprese.” Commenta con queste parole, Simona Paolillo, segretaria di CNA Salerno, i dati dell’Ufficio studi della Cgia da cui si evince che in Italia continua a diminuire il numero degli artigiani. Dal 2012, infatti, si sono perse 325mila unità (-17,4%).

Nella provincia di Salerno la perdita di imprese artigiane nel 2022 è dell’11,8% rispetto a dieci anni prima. Nel 2012 erano 23.094, nel 2022 sono 20365 (- 2.729). Un calo non solo dovuto all’insufficiente ricambio generazionale, ma anche dalla feroce concorrenza esercitata dalla grande distribuzione, dal commercio online e dal boom dei costi di affitti e tasse.

“Come CNA Salerno – continua Paolillo – siamo diventati una sorta di pronto soccorso h24, sempre pronti ad intervenire. Siamo fieri di farlo e ci impegniamo tanto, spesso il nostro lavoro è quello di intervenire nelle emergenze amministrative, di sciogliere i nodi di carattere burocratico. Abbiamo realizzato la scuola di Ceramica vietrese che ha dimostrato l’importanza dell’affiancamento scuola-imprese la necessità del cambio generazionale in bottega. C’è bisogno dell’innesto dei giovani e diventa fondamentale dialogare con le scuole anche per superare la triste tendenza che l’artigiano sia un mestiere di ‘serie b’”

 

 

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