Sabina Cardinali (Cna): “Nel 2023 spero che il Governo tuteli la realtà balneare italiana”

“Adesso è tutto bloccato, le aziende non investiranno più un euro, a scapito della qualità del turismo”

Nel 2023 le spiagge italiane potrebbero diventare straniere. Colpa della mancata proroga della legge Bolkenstein sulle concessioni balneari. La presidente nazionale della Cna Balneari, Sabina Cardinali, è seriamente preoccupata: “Noi in questo momento siamo bloccati, ci hanno cristallizzato tutte le attività. Lo scenario è il totale immobilismo delle imprese che non investiranno più un euro, ne conseguirà una discesa della qualità del turismo che potrà essere offerto”. Spiega: “Gli investimenti erano ripartiti grazie al prolungamento fino al 2033 delle concessioni, ma ora sono bloccati. I miei fornitori mi hanno fatto sapere che hanno avuto disdetta di tutti gli ordini ricevuti. Peccato, in estate si era lavorato bene, c’era stata una buona risposta da parte del turismo, anche in parte di quello straniero; tutto questo ci aveva portato a investire di nuovo. E invece ci siamo dovuti fermare, con grossissime preoccupazioni perché i finanziamenti, per esempio, non si fermano al 2023”.

Cardinali dice: “Non è remota l’ipotesi che gli stranieri acquistino gli stabilimenti italiani, ma per noi non è l’unica preoccupazione. Se ci sarà prevalenza del capitale finanziario su quello umano e professionale degli operatori balneari, allora noi saremo perdenti perché le 30 mila imprese sono per la maggior parte di tipo familiare, non abbiamo fondi di investimento che finanzino le aziende. Siamo un vaso di coccio in mezzo a vasi d’acciaio. Qui dovrà essere bravo il Governo a tutelare la realtà balneare italiana. Noi, in questi anni, abbiamo sempre cercato di migliorare le imprese, conseguentemente anche l’offerta turistica delle città. Anche quando il turismo è ripartito, dopo la pandemia, il volano è stato quello balneare”.

La presidente non ci sta quando le riportiamo le voci dell’opinione pubblica che vorrebbero i balneari poco propensi a tirare fuori tanti soldi per le concessioni: “L’opinione pubblica ha false credenze, dettate da giornalisti poco informati. Dicono che paghiamo poco le concessioni e che lavoriamo solamente tre mesi. Noi paghiamo ciò che ci chiede lo Stato, ma bisogna poi aggiungere le tasse sui rifiuti – noi siamo i veri spazzini del mare – così come l’Imu pur non avendo proprietà immobiliari sulla concessione, siamo proprietari solo delle attrezzature. Siamo veramente un’altra realtà rispetto a quella che scrivono i giornali. Non siamo i Briatore di turno, siamo altro”.

Ogni balneare, prima della stagione turistica, investe tempo e denaro: “Naturalmente dipende all’ampiezza dello stabilimento e da come lavora, ma si spende molto per ombrelloni e lettini e altrettanto per servizi come gli spogliatoi e le cabine private. C’è poi chi ha il ristorante e bar e spende ulteriori euro. Per noi sono importi considerevoli, essendo tutte piccole imprese. E poi bisogna aggiungere che noi, per lo stabilimento, ipotechiamo spesso la casa dove abitiamo e questo produrrà effetti molto, molto preoccupanti se dovesse avverarsi questa cosa del 2023. Noi abbiamo iniziato un’attività sotto un regolamento di rinnovo automatico nel 2033, tempo necessario ad avviare una riforma del settore, cosa che non è stata fatta perché il Governo ha sempre seguito altre emergenze. E ora siamo con l’acqua alla gola. Stiamo rischiando l’annegamento, la morte di tutte le imprese balneari”.

Il Covid ha inciso sulle ultime due stagioni estive: “Nel 2020 abbiamo aperto con grandissima preoccupazione, nonostante alcune sigle sindacali ce lo sconsigliassero. La stagione è andata così e così, c’è stata qualche apertura per gli stranieri solo alla fine. E anche molti alberghi hanno aperto solo a fine luglio. Il 2021 è stata una cosa più tranquilla, la gente aveva meno paura e si è lavorato meglio. Ma dobbiamo sempre parlare di numeri diversi da quelli del 2019 perché c’era comunque da rispettare il distanziamento: se prima avevamo 100 ombrelloni, ora siamo passati a 50-75. Abbiamo avuto dei problemi per trovare posto ai clienti d’albergo sulla costa. Si è lavorato bene, ma comunque sempre in epoca Covid. I fatturati sono stati condizionati. Senza dimenticare i maggiori costi per la sanificazione del materiale piuttosto che per il controllo degli accessi. Gli stessi ristoranti hanno dovuto lavorare con numeri diversi. Il tutto pieno del 2021 non è stato il tutto pieno del 2019, però è stata una buona stagione grazie al meteo e alla voglia di leggerezza della gente”.

Cardinali racconta ancora: “Noi abbiamo speso tutte le energie che potevamo verso le nuove aziende e i nuovi investimenti, come le tecnologie, comprese le misure del Pnrr per il rinnovo delle strutture turistiche. Ma ora è tutto bloccato. Stiamo spendendo risorse psicologiche e umane per difenderci dallo Stato per una decisione che non va a beneficio del pubblico e neanche dello Stato stesso. Insieme a ConfartigianatoConfesercenti e Confcommercio abbiamo richiesto un tavolo di concertazione, ma ancora non abbiamo ricevuto risposta. Abbiamo incontrato solo gruppi politici”.

Un appello per chiudere: “Al presidente del Consiglio Mario Draghi perché il tavolo di concertazione si faccia quanto prima: se c’è, il premier batta un colpo e ci convochi. Io vorrei sapere direttamente dal Governo come dovremmo continuare a fare i balneari, perché nessuno si arrende, sappiamo tutti nuotare e non annegheremo nella burocrazia italiana ed europea. È dal 2006 che perdiamo energie per stare dietro a queste cose”.

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