NOTIZIE DAL TERRITORIO N. 94

03 NOVEMBRE 2011

Dalla Cna Marche:

 

NUOVO ACCORDO ARTIGIANCASSA E ASSOCIAZIONI ARTIGIANE

 

Finanziamenti per nuovi investimenti produttivi  (macchinari, attrezzature, automezzi ecc) e per esigenze i liquidità delle piccole e medie imprese. E’ questo il contenuto di un accordo sottoscritto tra Artigiancassa, Cna e le altre associazioni dell’artigianato. Per quanto riguarda gli investimenti possono essere erogati prestiti fino a 100 mila euro e fino a 30 mila per la liquidità, con possibilità di cumulo fino a un massimo di 100 mila euro. L’accordo prevede  nuove modalità di accesso al credito basate sull’utilizzo di un’istruttoria condivisa nella quale viene valorizzato il ruolo svolto dalle associazioni territoriali di categoria.

Con tale istruttoria gli Artigiancassa Point, attraverso la Web application Artigiancassa, potranno processare le richieste di affidamento e trasferire al nucleo deliberativo della Banca tutte le informazioni sull’impresa funzionali all’accoglimento delle operazioni di credito. Questa procedura si applicherà a tutti i finanziamenti assistiti dalla garanzia di Confidi 107 e 106 definendo per gli stessi un plafond massimo di utilizzo.

I Confidi saranno oggetto di un processo di valutazione sulla base di quanto già oggi viene

effettuato in sede di convenzione con Artigiancassa, con particolare riguardo alla qualità del credito erogato, ai loro bilanci e ai dati di sistema.

“Il nuovo accordo”  ha commentato Stefano Sallei responsabile regionale Cna del dipartimento Politiche Legislative, “in una fase in cui sempre più frequenti sono i segnali di una contrazione del credito e dell’aumento del costo del denaro erogato alle imprese, può rappresentare un nuovo strumento per favorire l’accesso al credito delle imprese.”

Per ulteriori informazioni: Stefano Sallei  tel. 071286091   e mail ssallei@marche.cna.it

 

 

«OLTRE LA CRISI, INSIEME”, IL SEGRETARIO CNA MARCHE GATTARI

ALLA PRESENTAZIONE DEL DOSSIER STATISTICO 2011 SULL’IMMIGRAZIONE

 

«Se si vuole essere cristiani autentici, le migrazioni vanno riconosciute come un segno dei tempi: esse infatti sono un’opportunità che la storia ci mette a disposizione per prepararci al futuro e anche per superare la crisi, insieme». Basterebbero già queste parole, che ne chiudono l’estratto, per sintetizzare il senso del nuovo Dossier statistico 2011 sull’immigrazione in Italia e nelle Marche, curato da Caritas e Migrantes e illustrato il 27 ottobre a Porto Recanati, in contemporanea con la presentazione nazionale svoltasi in contemporanea a Roma. Ad aprire la tavola rotonda intitolata, appunto, «Oltre la crisi, insieme» è stata l’introduzione di don Alberto Forconi il quale, come responsabile Migrantes della Diocesi di Macerata – Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia ha descritto il dinamismo di una realtà territoriale sempre pronta a spendersi, attraverso le varie parrocchie, in «iniziative fondate sui valori della sensibilità e della solidarietà». Una “fotografia” locale condivisa anche dal Vescovo di Ascoli Piceno monsignor Silvano Montevecchi, intervenuto in quanto incaricato della Conferenza Episcopale Marchigiana per la carità e la salute. «Quello della migrazione, come ribadito dal Santo Padre, può rappresentare un segnale provvidenziale per la nostra epoca e un’occasione per crescere nella condivisione nonostante la paura – ha aggiunto il presule -, cercando di cogliere la “missione” che ci attende: ossia, attuare un operato costante e paziente, creando quell’integrazione che è nel dna della nostra vocazione cristiana». Incisivi anche i contributi da parte delle autorità, nelle persone di Rosalba Ubaldi, Sindaco del Porto Recanati – Comune che, con i suoi ben 2700 immigrati, figura nella ricerca tra le città più significative per l’alta incidenza della popolazione straniera (oltre il 21 per cento) e affronta quotidianamente i delicati aspetti di una convivenza multietnica – e di Leonardo Lippi che, in veste di Assessore alle Politiche sociali e dell’immigrazione della Provincia di Macerata, ha ribadito l’impegno da parte delle istituzioni ad attivare «il sostegno adeguato affinché si riesca a costruire, con le giuste risorse umane ed economiche, una forte, trasversale integrazione a partire dai luoghi adibiti alla formazione delle giovani generazioni». Il Dossier statistico rappresenta, ogni anno, un punto di riferimento per il Paese nelle sue varie componenti, dalle istituzioni nazionali a quelle locali, dal mondo accademico a quello dell’associazionismo e del volontariato, costituendo uno dei pochi strumenti che trattano di fenomeni migratori attraverso dati e letture su base regionale e, come sottolineato da Mario Bettucci, delegato regionale di Caritas Marche, per la società civile «si tratta di cooperare insieme alla comunità ecclesiale secondo l’insegnamento evangelico, con azioni mirate da concretizzare nel vissuto quotidiano». E l’urgenza di «fare rete» rappresenta una priorità anche per Fabio Corradini, che da Direttore regionale del Patronato Acli Marche ha posto l’attenzione sulla tutela dei lavoratori immigrati, nonché sul ruolo assunto dalle Acli come «facilitatori e promotori dell’indispensabile integrazione reciproca tra cittadini migranti e cittadini italiani per dare un contributo a quel percorso di cittadinanza degli immigrati che prevede come primo gradino la legalità: la sfida è quella di svolgere un servizio apprezzato e, contemporaneamente, essere capaci di promuovere cittadinanza». Sempre sul tema centrale dell’occupazione, infine, particolarmente interessante è risultato anche il contributo di Silvano Gattari, segretario regionale CNA, che, ricordando la tradizionale predisposizione delle Marche alla collaborazione solidale, ha spiegato come «assistere gli immigrati nei passaggi che l’imprenditoria impone sia, prima di tutto, un dovere sociale da svolgere senza pregiudizi»: e non è un dato trascurabile il fatto che molte attività gestite dai migranti diano lavoro ai cittadini italiani, incrementando il Pil nazionale fino al 21 per cento. Particolarmente dettagliato, infine, lo spaccato statistico delineato da Gabriele Sospiro, redattore del Dossier per le Marche: tra i riscontri rilevati, va notato in particolare che «nel 2050, secondo le stime, la popolazione straniera sarà di 12 milioni e 300mila persone», considerando inoltre che «Macerata ed Ancona rappresentano i principali poli di attrazione della nostra Regione».

Anche la presentazione di questo XXI° rapporto, dunque, come confermato dalle esperienze trascorse, può costituire il filo rosso di ulteriori riflessioni sul fenomeno della mobilità e, in occasione dei 150 anni dell’Italia unita, un inevitabile “pungolo” alle complesse relazioni che intercorrono tra l’immigrazione, da una parte, e la demografia, l’economia, la giustizia e la coesione sociale dall’altra.

 

Francesca Cipolloni

 

 

Dalla Cna nazionale:

 

 

SISTRI, LE IMPRESE AVVIANO AZIONI LEGALI

PER RECUPERARE I CONTRIBUTI VERSATI

Una nota congiunta di Cna, Confartigianato, Casartigiani, Confesercenti. Negli ultimi due anni 325.470 imprenditori italiani hanno speso 70 milioni di euro per iscriversi, acquistare oltre 500mila chiavette usb e quasi 90mila black box. Risultato: il Sistri non è mai partito. Cna, Confartigianato, Casartigiani, Confesercenti annunciano l’avvio di azioni legali per recuperare i contributi versati dagli imprenditori nel biennio 2010-2011 per il funzionamento del Sistri (il sistema telematico per la tracciabilità dei rifiuti pericolosi) che non è mai diventato operativo.
Negli ultimi due anni 325.470 imprenditori italiani hanno speso 70 milioni di euro per iscriversi, acquistare oltre 500mila chiavette usb e quasi 90mila black box. Risultato: il Sistri non è mai partito.
Abbiamo sempre denunciato – sottolineano Cna, Confartigianato, Casartigiani, Confesercenti – le inefficienze e gli inutili costi del Sistri per le imprese chiamate ad attuarlo. Chiediamo una revisione profonda e strutturale del sistema, per semplificare il quadro normativo e le procedure e rendere il Sistri uno strumento di semplice utilizzo, realmente efficace per contrastare le ecomafie e fondato su criteri di trasparenza ed efficienza. In attesa che il sistema possa davvero funzionare – sostengono le Confederazioni – intraprenderemo le azioni legali necessarie nei confronti del Ministero dell’Ambiente per restituire alle nostre imprese risorse che sono quanto mai importanti in questo momento di grave crisi.

 

 

CAF, I TAGLI AI COMPENSI INCOERENTI

CON LE AZIONI DI CONTRASTO ALL’EVASIONE FISCALE

 

La riduzione prevista dal Ddl di Stabilità oscilla dal 23 al 25%. Un danno per 17 milioni di contribuenti che, ogni anno, si rivolgono ai CAF.

 

La Consulta dei CAF ha preso posizione, in una nota diffusa alla stampa, sulle indicazioni contenute nel Ddl di Stabilità “All’interno del Disegno di Legge di Stabilità – si legge nella nota –  in tema di prestazioni,  risalta la pesante riduzione dei compensi per le funzioni svolte dai CAF, i Centri di assistenza fiscale, in una misura che va dal 23 al  25%. Il Ministero dell'Economia riconosce ai CAF,  per la compilazione e la trasmissione delle dichiarazioni dei redditi compensi che, secondo il Ddl di Stabilità, verrebbero tagliati significativamente. E’ prevista in particolare una riduzione del compenso da 16,29 a 14 euro per ogni dichiarazione inviata telematicamente dal CAF, e da 32,58 a 26 euro per le dichiarazioni congiunte di marito e moglie. Verrebbe inoltre abolito il compenso di 1,03 euro per ogni dichiarazione telematica inviata. Infine è previsto il congelamento dell'adeguamento Istat relativo al compenso per tre anni a partire dal 2011”.

“Va segnalato che il compenso per le dichiarazioni dei redditi è fermo a quanto stabilito nel 1998, con il solo riconoscimento dell’adeguamento Istat e che questa significativa riduzione – di un compenso già inadeguato – pone i CAF in una condizione di estrema difficoltà visto l’impegno a garantire un servizio con gli stessi standard qualitativi degli anni precedenti. Un danno sia per  i 17 milioni di contribuenti che ogni anno si rivolgono all’assistenza dei CAF, che la pubblica amministrazione, di cui i CAF sono intermediari autorizzati dalla legge”.

“In termini produttivi  i 48 CAF associati della Consulta occupano circa 6.000 addetti a tempo indeterminato e circa 15.000 lavoratori stagionali. Di fronte a un taglio di tale entità – si legge nella nota delle Consulta –  ci vedremo costretti ad operare una pesante limitazione dei costi fissi mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, con un conseguente peggioramento del servizio ai cittadini e su un aumento delle tariffe pagate dai dichiaranti. Un costo maggiore per poter ottemperare al dovere verso l’Erario a carico di quei contribuenti certamente più fedeli, che tipicamente si collocano nella fascia medio bassa”.

“Nonostante ciò, i CAF saranno comunque chiamati a mantenere un livello di affidabilità altissima, dovendo apporre, tra l'altro, il visto di conformità alle dichiarazioni sia nei confronti del contribuente, per il quale garantiscono in solido tramite copertura assicurativa in caso di errori imputabili ai CAF, che dell’Agenzia delle Entrate, che sottopone i CAF a verifiche periodiche e sanzioni in caso di irregolarità e che, attraverso questi, impegna minori risorse economiche ed organizzative”.

“Va rilevata perciò l’incongruenza di considerare risparmi questi tagli che si ripercuoteranno direttamente sui cittadini e sul loro diritto-dovere di contribuenti, e l’incoerenza con la stessa strategia del Governo, e delle richieste dell’Unione Europea, di una forte azione di contrasto all’evasione fiscale”.

“L’attività dei CAF – conclude la nota – presidia un punto nevralgico del sistema fiscale garantendo un comportamento corretto e trasparente per una importante platea di soggetti, elemento di certezza delle entrate dello Stato sul versante del prelievo. È evidente il rischio di tenuta generale dell’efficienza e dell’efficacia dell’attuale sistema che fino ad oggi ha fornito, a basso costo, un servizio di importanza strategica per la pubblica amministrazione e indispensabile per milioni di cittadini”.

 

 

Dalle Cna provinciali:

 

 

CNA PROVINCIALE DI FERMO, LE UNIONI BENESSERE E SANITÀ

 E I PENSIONATI IN VISITA DAL PREFETTO ZARRILLI

 

FERMO. Il presidente dei Pensionati CNA, Guido Gennaro, con i membri del direttivo Gabriele Di Clemente e Giorgio Iachini; il presidente dell'unione Benessere e Sanità CNA, Perlita Vallasciani, con la responsabile Luciana Testatonda. Insieme a loro, il coordinatore provinciale CNA di Fermo, Alessandro Migliore.

Ecco la delegazione che il 19 ottobre scorso ha fatto visita al prefetto di Fermo Emilia Zarrilli, per discutere di alcune questioni che l'associazione degli artigiani porta avanti da tempo. La piaga dell'abusivismo nel settore del benessere e il costo del rinnovo delle patenti per gli over 80 sono stati al centro dell'incontro con il prefetto nella sede di Palazzo Caffarini Sassatelli.

Emilia Zarrilli, a proposito delle spese per il rinnovo della patente per le persone di oltre 80 anni, si è messa a disposizione della CNA per farsi portavoce, nelle sedi opportune, del disagio riscontrato dall'associazione, richiamando però ad una protesta che raccolta le istanze provenienti da tutta la regione.

Il prefetto ha anche ascoltato Perlita Vallasciani, presidente dell'unione Benessere e Sanità, che ha portato una dettagliata relazione sul fenomeno dell'abusivismo e sulle conseguenze negative per l'economia locale.

Come l'incontro con la giunta comunale, anche la riunione con il prefetto Zarrilli fa parte delle iniziative messe in campo dalla CNA Provinciale di Fermo per collaborare in modo proficuo con le istituzioni e rispondere alle esigenze della comunità cittadina e degli artigiani del Fermano. 

 

 

A Pesaro confronto a tutto campo del ministro di fronte ad una infuocata platea con la parlamentare europea Debora Serracchiani.

 

AUTOTRASPORTO, ANNA MARIA BERNINI AFFRONTA LA CATEGORIA

E ANNUNCIA L’IMPEGNO DEL GOVERNO PER EVITARE LA CRISI DEL SETTORE

 

Intanto i camionisti della Cna-Fita annunciano lo stato di agitazione

 

PESARO – “Siete una categoria responsabile. In tre anni nemmeno un’ora di sciopero e questo vi fa onore”. Così questa mattina il ministro per le Politiche Europee Anna Maria Bernini si è rivolta ad una categoria in fermento, quella degli autotrasportatori, nel corso di un infuocato ed affollatissimo convegno a Pesaro nell’ambito della SaVeico (Salone dei Veicoli industriali), organizzato dalla CNA-Fita ed al quale hanno partecipato anche la parlamentare europea e membro della Commissione trasporti, Debora Serracchiani e la presidente dell’associazione di categoria della Confederazione Nazionale dell’Artigianato, Cinzia Franchini.

 

La Bernini, nel prendere atto delle difficoltà della categoria alle prese con una crisi senza precedenti determinata non solo dalla crisi ma anche dagli aumentati costi di produzione, ha difeso l’operato del Governo, anche nei confronti delle decisioni dell’Europa. “Spesso – ha detto la Bernini – ci siamo trovati in contrasto con quanto deciso a Bruxelles, come ad esempio sulla questione del Trattato delle Alpi. Ma mai, neanche in questo momento di difficoltà, abbiamo abbassato la soglia degli incentivi alla categoria”.

Nel suo coraggioso intervento, in una platea in fibrillazione di una categoria che annuncia imminenti forme di protesta per l’aumento esponenziale dei costi minimi, della burocrazia e costi massimi o anche di produzione (gasolio, assicurazioni, pedaggi autostradali, etc.), la Bernini ha assicurato l’impegno del suo dicastero nel sottoporre le questioni più urgenti dei camionisti italiani ai colleghi di Governo del Ministero dei Trasporti e dell’Interno.

Per parte sua la CNA, attraverso la presidente della Fita, Cinzia Franchini ha incalzato il ministro chiedendo “Regole antidumping, controlli più severi nei confronti dei vettori esteri;  introduzione di regole più stringenti contro una liberalizzazione selvaggia della professione, provvedimenti che sottopongano anche la committenza a fare i conti con i costi per la sicurezza. Ed ancora una drastica riduzione dei tempi per la riscossione degli incentivi per gli Euro5, un accorciamento dei tempi di pagamento da parte dello Stato, politiche di controllo più serrate relative ai costi di produzione, a partire da carburanti, assicurazioni e pedaggi autostradali e la richiesta di risarcimento al miniestero dell’ambiente per le spese sostenute dalle imprese per l’installazione delle apparecchiature previste dal regolamento Sistri”.

Ad un accenno di contestazione da parte della platea, il ministro Bernini ha ribattuto dicendo che “occorre dialogo ed ascolto e che comunque il Governo è disponibile a recepire le richieste della categoria. Sul tema delle infrastrutture e della manutenzione di queste, non tutto dipende dal Governo ma a volte anche da come vengono utilizzate le maggiori imposizioni da parte degli Enti locali”.

E’ stata poi la volta di Debora Serracchiani che ha sottolineato l’assenza del Governo italiano nei tavoli decisionali europei. L’esponente del Pd ha detto che “non funziona nessuna liberalizzazione se non ci sono delle regole chiare. Nessuno nel nostro Paese controlla la regolarità dei vettori stranieri che circolano sulle nostre strade e che regolarmente infrangono ogni regola relativa non solo alla concorrenza ma spesso ai tempi di guida ed al rispetto del codice della strada”. Ed ancora: “In Italia, e non da ora, manca una seria politica dei trasporti: spesso si confonde il tema dei trasporti con quello della logistica. Gli autotrasportatori italiani non vogliono incentivi od elemosine ma pagare  meno tasse e burocrazia e poter avere un maggiore accesso al credito. In questi anni il Governo italiano non ha fatto nulla in tal senso se non dimostrare tutta la sua inadeguatezza a livello di discussione delle regole in sede europea”.

Il convegno di Pesaro era stato aperto dal presidente di Fiera delle Marche, Mario Formica, da quello della Camera di Commercio, Alberto Drudi e dal presidente della Provincia, Matteo Ricci.

 

 

Il presidente della Cna, Gino Sabatini, lancia un appello al mondo della politica, dell’economia, dell’impresa e propone una task force provinciale per promuovere le reti d’impresa:
 

“SE IL PICENO SAPRA’ METTERSI IN RETE SUPERERA’ LA CRISI E COSTRUIRA’ UN FUTURO MIGLIORE PER TUTTA LA NOSTRA PROVINCIA”
 

ASCOLI PICENO. “Cambiare atteggiamento per resistere alla crisi e per costruire un futuro di concreto sviluppo per il Piceno”. Gino Sabatini, presidente della Cna di Ascoli Piceno e vice presidente della Camera di Commercio lancia un appello al mondo politico, economico ed imprenditoriale del Piceno. “I prossimi mesi purtroppo saranno ancora molto difficili per tutta l’Europa e per noi – prosegue il presidente Sabatini – ma è proprio in momenti critici che ci vuole il coraggio di fare scelte radicali. Dobbiamo continuare a fare pressione sul mondo della politica e sulle banche perché diano alle nostre imprese concreti strumenti di rilancio. Ma non basta. Anche le Pmi devono avere la forza di modificare alcuni loro comportamenti. A cominciare dalla creazione, reale ed effettiva, di reti d’impresa e di aggregazioni fra piccoli e piccolissimi che, da soli, difficilmente riusciranno ad aggredire  un mercato sempre più agguerrito e difficile anche perché fiaccato da una situazione contingente gravissima”.
Da qui la proposta sul territorio che lancia il coordinatore provinciale della Cna, Francesco Balloni: “Associazioni e mondo della politica si devono mobilitare affinché nel nostro distretto gli imprenditori siamo stimolati ad aggregarsi. Come Cna siamo pronti da subito a dar vita a una vera e propria task force capace di andare capillarmente sul territorio per stimolare gli imprenditori a dialogare in maniera più costruttiva fra loro. Dialogare e fare sistema per fare fronte comune nei confronti degli altri, ovvero degli altri distretti italiani e di tutti quei mercati a livello planetario che sappiamo essere appetibili per le imprese del Piceno”.
“Nel nostro lavoro di consulenza alle imprese del Piceno – conclude Massimo Capriotti, direttore provinciale di Fidimpresa Marche – cerchiamo di indirizzarle verso queste buone prassi. C’è chi chiama questo percorso ‘bonus anti individualismo’, ma per noi ciò non ha nulla a che vedere con la spersonalizzazione delle imprese che nell’individualismo trovano da sempre l’eccellenza. Per noi è solo un percorso per far sì che le nostre aziende conquistino condizioni di rating più favorevoli. Una scelta che può permette a centinaia di aziende di non essere costrette a chiudere i battenti e di tornare ad avere una qualche corsia preferenziale riguardo al credito”.

 

 

LE TARIFFE RC AUTO LIEVITANO A DISMISURA

ORMAI È ALLARME SOCIALE E LE FAMIGLIE NON NE POSSONO PIÙ

Bianchelli (CNA): “Nel giro di pochi mesi + 25% per le polizze auto e +35% per le moto”

 

ANCONA. Lievitano a dismisura le tariffe rc auto ed è ormai allarme sociale per le famiglie. In Italia paghiamo il doppio rispetto alla media europea: 400 euro per polizza a fronte di 200.

L'Agenzia Garante del Mercato e della Concorrenza (AGCM), nella recente audizione alla X Commissione del Senato,  ha denunciato – per l’ennesima volta – la mancanza assoluta di concorrenza nel mercato rc auto, che è la vera colpevole delle stratosferiche tariffe assicurative che si pagano nel nostro Paese.

Questa situazione, secondo la Cna Servizi alla Comunità, sta gravando pesantemente sulle famiglie italiane, già alle prese con i salti mortali per arrivare a fine mese, data la situazione economica generale in cui versa il nostro Paese.

“Le tariffe assicurative – spiega Fausto Bianchelli, responsabile provinciale Cna Servizi alla Comunità – nel giro di pochi mesi sono aumentate fino al 25% per le auto e fino al 35% per le moto. L'Ania dice che è colpa delle truffe ma si tratta di una colossale presa in giro: in Italia le frodi (fenomeno da combattere ovviamente) rappresentano mediamente solo il 2% dei sinistri, in Inghilterra  il 4%, eppure nel Regno Unito le tariffe rc auto sono mediamente la metà  rispetto alle nostre. Negli altri Paesi della Ue la situazione è analoga a quella descritta”.

Ci va giù dura la Cna Servizi alla Comunità: “Nella situazione in cui siamo è ora di dire le cose come stanno – continua Bianchelli – l’Ania deve smetterla di raccontare bugie ed il Governo deve smetterla di credere solo alle assicurazioni e cominciare a considerare anche quello che hanno da dire e proporre gli altri attori del mercato, vale a dire le associazioni dei consumatori e le associazioni degli autoriparatori. La prima cosa che sostengono questi altri attori, noi come associazione compresi, a proposito della concorrenza, è quella di stabilire al più presto nel nostro ordinamento il principio della libera scelta del consumatore. Sembra ovvio, ma così non è nel nostro Paese”.

“In questo caso – conclude Fausto Bianchelli  – si tratta della libertà di scegliere l’autoriparatore di fiducia da parte dell’automobilista, ricercando così la qualità della riparazione e il suo giusto prezzo. Il mercato dell'rc auto, che non ha risolto le sue storture nemmeno con l'introduzione del risarcimento diretto (come volevano farci credere le assicurazioni che sono state smentite puntualmente dai fatti e dai numeri) è sempre di più  un mercato senza regole. E quando un mercato è governato da un oligopolio, la politica ed il Governo hanno il dovere di intervenire per ripristinare l'equilibrio e l'interesse generale”.

  

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