NOTIZIE DAL TERRITORIO N. 89

14 OTTOBRE 2011

Dalla Cna Marche:

 

 

PROTOCOLLO D’INTESA CNA MARCHE E UNIVERSITA’ DI CAMERINO

RAMADORI IL PRIMO LAUREATO, ALTRE TESI NEI PROSSIMI MESI

Luciano Ramadori , vicedirettore provinciale della CNA di Macerata si è laureato in Scienze Politiche con il voto di 106/110 all’Università di Camerino , discutendo  una tesi di Diritto del Lavoro e Legislazione Sociale con il Prof. Giuseppe Napolitano dal titolo “Profili della Contrattazione Collettiva nel settore dell’Artigianato”.

Ramadori è stato  il primo tra 60 partecipanti , di cui 12 provenienti dal Sistema CNA Marche , a conseguire la laurea in Scienze politiche con indirizzo in Politiche del Lavoro e Territorio istituita grazie ad un protocollo tra l’Università di Camerino e CNA, Confartigianato, Cgil,Cisl, Uil  delle Marche finalizzato a favorire lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e professionali nel mondo del lavoro. Altri colleghi del Sistema Cna delle Marche discuteranno la tesi nei prossimi mesi.. La CNA con questa convenzione ha  voluto consentire ai dirigenti e funzionari dell’Associazione,  di approfondire le tematiche legate ai compiti di una moderna associazione di rappresentanza in relazione alle politiche dello sviluppo locale e del territorio, in modo da svolgere con sempre maggiore competenza il ruolo di sostegno alle imprese ed al sistema produttivo regionale.

I BERSAGLIERI FESTEGGIANO CON LA CNA PENSIONATI DELLE MARCHE

I 150 ANNI DELL’UNITÀ DEL NOSTRO PAESE.

Oltre trecento artigiani pensionati delle Marche si sono ritrovati domenica 9 ottobre a Macerata alla VI Festa Regionale della Cna Pensionati ed insieme ai bersaglieri hanno celebrato i 150 anni di unità del nostro Paese.

Il programma della iniziativa, notevolmente intenso e di grande spessore politico e culturale, si è sviluppato sostanzialmente in tre  parti : la mattina dalla ore 9,00 alle ore 11,00 la visita alla città di Macerata accompagnati da una guida, dalle ore 11,00 alle ore 13,00 i Bersaglieri in Piazza della Libertà e il concerto nel Teatro Lauro Rossi, e alle ore 14,00 il pranzo sociale.

La visita alla città si è dipanata nelle vie del centro ed è iniziata con una visita al Teatro Sferisterio, seguita da un percorso storico lungo le vie del centro e con visite  ai palazzi gentizi più interessanti. Ha destato apprezzamento la visita al Museo della Carrozza di Palazzo Bonaccorsi, forse l’edificio più imponente e maestoso di tutta Macerata. Poi tutti i gruppi si sono spostati in Piazza della Repubblica dove sono arrivati i Bersaglieri che hanno cominciato il loro concerto all’aperto, poi proseguito all’interno del Teatro Lauro Rossi.  La grande musica è stata preceduta dal saluto del vice-presidente della Cna Marche Raffaele Giorgetti seguito dal Sindaco. Romano Carancini e dagli Assessori del Comune di Macerata Stefania Monteverde e Irene Manzi. Anche l’Amministrazione provinciale ha portato il suo saluto tramite il suo Assessore Massimiliano Bianchini.

La sapiente regia della manifestazione è stata del Presidente della Cna Pensionati di Macerata Elio Binanti a cui va il ringraziamento di tutta la Cna e della Cna Pensionati delle Marche. Con lui va apprezzato tutto il Direttivo provinciale e il segretario della Cna Pensionati di Macerata Sante Belardinelli per lo sforzo che hanno profuso e per l’ottimo successo che la manifestazione ha avuto.

La esibizione della fanfara dei Bersaglieri è stata preceduta da una breve ma bellissima rievocazione storica del periodo del Risorgimento con alcuni cenni fino alla storia del Novecento : praticamente 150 anni di storia affidati ad una stupenda relazione del vice-sindaco di Macerata Irene Manzi, che ha affascinato il Teatro gremito in ogni ordine e grado.

Moltissimi i cittadini che hanno assistito a questo iniziativa, che ha ricordato a tutti quanto sia grande il nostro Paese e quanto dobbiamo noi a chi ha dato la sua vita per regalarci democrazia e libertà : una Italia ricca di cultura, di arte, di  sapere e di intelligenze che spetta a noi conservare e  valorizzare.

A questo punto è iniziato il Concerto della Fanfara dei Bersaglieri, che ha subito provocato in tutti una profonda emozione quando ha eseguito l’Inno di Mameli e il Flic Floc che è l’emblema di questo Corpo che tutto il mondo ci invidia. Tanta musica in mezzo, arie e marcette conosciute, tanta allegria e tanti ricordi, qualche luccicone negli occhi di tanti dei presenti, che magari hanno vissuto pezzi importanti di quella storia narrata in musica, accompagnata da tante significative immagini sullo schermo.

 

Dalla Cna nazionale:

 

RIFORMA FISCALE, PER CHI PAGA LE TASSE

PRESSIONE AL 52 PER CENTO

Secondo Rete Imprese Italia nel 2009 la pressione fiscale misurata dall’Istat è stata del 43,1%. Quella effettiva, riferita a coloro che pagano le imposte, è stata del 52%. Nessun Paese avanzato e industriale può sopportare un carico del genere senza soccombere”

“La sofferenza delle imprese piccole e medie, soprattutto di quelle che lavorano per il mercato interno, ha raggiunto soglie di non sopportabilità. Sono a rischio l’occupazione e la tenuta del sistema produttivo. E’ evidente per tutti che con una pressione fiscale che nel 2014 raggiungerà il 44,9% del Pil la competitività del Paese è a rischio. Se poi gli enti locali dovessero recuperare i tagli ai trasferimenti attraverso le addizionali Irpef le cose andrebbero di male in peggio”. Lo ha dichiarato il Presidente di Rete Imprese Italia (Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti), Ivan Malavasi, nel corso dell’audizione presso la VI Commissione Finanze del Senato.“Insieme alla semplificazione dei tributi e dei relativi adempimenti, una fiscalità a misura di piccole e medie imprese deve essere orientata a incentivare la fedeltà fiscale, – ha sottolineato Malavasi –   la capitalizzazione e l’efficenza dell’attività produttiva. Va, quindi, costruita una tassazione proporzionale per i redditi prodotti e lasciati in azienda ed una tassazione agevolata per chi raggiunge performance di reddito migliori. E’ troppo pesante la differenza tra la pressione fiscale ufficiale calcolata dall’Istat e la pressione fiscale effettiva che risulta dal rapporto delle entrate con il Pil depurato dall’ammontare dell’economia sommersa. Nel 2009 la pressione fiscale misurata dall’Istat è risultata del 43,1%, ma la pressione fiscale effettiva, misurata su coloro che pagano le imposte, è stata di circa il 52%. Nessun Paese avanzato e industriale può sopportare un carico del genere senza soccombere”.“Per questo la riforma fiscale è in cima alla lista delle nostre richieste insieme alla riduzione della  spesa pubblica,  alla riforma delle pensioni,  alla  cessione del patrimonio pubblico,  al varo delle liberalizzazioni e  delle  semplificazioni. Un obiettivo vitale per l’economia. Dobbiamo ridurre, gradualmente ma sensibilmente, il carico fiscale sul lavoro e sulle imprese. Solo per questa via il Paese potrà battere la recessione e tornare a crescere”.  “La riforma fiscale è una delle condizioni per il rilancio della capacità competitiva delle imprese, la migliore cura per ridurre il cuneo fra la retribuzione netta e il costo del lavoro. Il potere d’acquisto ai lavoratori e alle famiglie va restituito,  non depresso con ulteriori aumenti dell’Iva”. Equitalia.  “I debiti con il fisco, ovviamente, devono essere pagati. Ma è altrettanto evidente che il sistema, così come strutturato, mette a disposizione di Equitalia s.p.a. e Serit-Sicilia s.p.a., molti strumenti per  acquisire  i patrimoni visibili dei contribuenti, a fronte  – ha concluso Malavasi – di poche o inesistenti cautele per evitare la chiusura dell’impresa.   Per questo motivo  è  fondamentale trovare un punto di equilibrio tra l’interesse dell’Erario  e quello delle imprese a far fronte all’impegno finanziario. In altre parole dobbiamo lavorare con Equitalia soprattutto in due direzioni: arginare il ritmo di incremento del debito nel tempo e introdurre il principio della sostenibilità della rata”.

 

Dalle Cna provinciali:

 

Cna si mobilita ed organizza assemblee con gli imprenditori per raccogliere problemi, istanze, richieste delle categorie

PESARO E URBINO, ECONOMIA AL COLLASSO

CNA INCONTRA GLI IMPRENDITORI IN 50 ASSEMBLEE

 

PESARO – Aziende che continuano a costo di grandi sacrifici a stare in piedi, altre che vengono smembrate o trasferite (clamoroso l’ultimo caso della Artic), altre ancora che si arrendono e chiudono. La situazione in provincia di Pesaro e Urbino è a dir poco sconsolante. Nelle Marche la provincia di Pesaro e Urbino (gli ultimi dati disponibili sono quelli relativi al secondo trimestre 2011), viene all’ultimo posto in fatto di crescita. In questo quadro negativo, le imprese guardano con grande incertezza al futuro e chiedono un ruolo attivo delle associazioni che le rappresentano in questo delicato momento. Per questo la CNA di Pesaro e Urbino ha organizzato – con uno sforzo senza precedenti – una serie di iniziative sul territorio dal titolo “Sos Crisi. Salvare l’impresa per Salvare l’Italia”. Si tratta di una cinquantina di riunioni sul territorio convocate in sedi istituzionali e uffici territoriali CNA nel corso delle quali l’associazione incontrerà gli imprenditori dei vari settori (edilizia, impiantistica, meccanica, legno, tessile-abbigliamento, nautica, autotrasporto, autoriparazione, artigianato artistico, alimentaristi, acconciatori ed estetiste, odontotecnici, commercianti, fotografi, tipografi, tinto lavanderie, etc.) ed i pensionati aderenti al sistema CNA per chiedere loro quali sono i problemi relativi alla categoria, al settore e quali sono le esigenze e le principali richieste relative alla propria attività rispetto al difficile momento che stiamo attraversando.  Si tratta di oltre 6mila imprese ed almeno 5mila pensionati che saranno convocati in ben 49 assemblee territoriali. Uno sforzo organizzativo che coinvolge tutti i livelli dell’associazione (credito, servizi, rappresentanza sindacale), e che offrirà un’occasione di incontro e di riflessione.

Nel corso delle assemblee, l’associazione illustrerà le proposte che la CNA a tutti i livelli (provinciale, regionale, nazionale), sta avanzando alle istituzioni e principalmente al Governo affinché si adottino provvedimenti che mirino allo sviluppo dell’economia.

Del resto lo stato in cui si trova l’economia della nostra provincia traccia un quadro allarmante a fronte del quale occorre fare qualcosa.

Nella provincia di Pesaro e Urbino produzione e fatturato crescono solo del +1,7 per cento per entrambi gli indicatori (la metà della crescita di Fermo). La provincia è ultima anche nel ritmo di crescita dell’export per le imprese intervistate: mentre Fermo conferma di attraversare una fase particolarmente favorevole all’export, con un incremento tendenziale pari al +7,6 per cento, Macerata cresce del +5,9 per cento, da Ascoli Piceno del +5,7 per cento, Ancona e Pesaro si fermano al +4,6 per cento. La provincia di Pesaro e Urbino è il “fanalino di coda” anche per gli ordinativi: Fermo (+2,9 per cento); Ancona (+1,8 per cento); Macerata (+1,7 per cento) e Ascoli Piceno (+1,5 per cento). Pesaro si ferma al +0,5 per cento. Si stima che nel terzo trimestre il livello sia sceso addirittura allo 0,1%. Anche per la principale realtà distrettuale della provincia, quella del legno mobile, le indicazioni di Unioncamere sono sfavorevoli:  secondo la Giuria della congiuntura di Unioncamere, a livello settoriale, si evidenzia che: “in terreno positivo sono solo le industrie metalmeccaniche (+4,2 per cento) e le industrie delle macchine elettriche ed elettroniche (+3,0 e +5,5 per cento). Dall’altra parte troviamo situazioni di sostanziale stazionarietà, come nel caso della filiera energia e altre industrie manifatturiere (+0,1 per cento di produzione e di fatturato) e delle industrie del legno e del mobile addirittura (-0,1 per cento e -0,3 per cento per quanto riguarda, rispettivamente, produzione e fatturato). Legno-mobile in crisi anche secondo i dati rilevati da Unioncamere sull’export: con le esportazioni del legno e mobile (-0,1 per cento). Gli ordinativi dell’industria manifatturiera mostrano: -0,2 per cento per la filiera energia ed altre industrie manifatturiere; -0,3 per cento per i tessili ed abbigliamento; -0,5 per cento per il legno e mobile, fino ad arrivare al -1,4 per cento degli alimentari. Tra i settori, che probabilmente subiranno un arretramento del volume degli ordinativi esteri, oltre alle metalmeccaniche e ai mezzi di trasporto (-15 punti percentuali), vi sarà il legno e mobile (-17 punti) e le macchine elettriche ed elettroniche (-25 punti percentuali).  Non parliamo poi della crisi strutturale che riguarda settori come l’edilizia, la nautica, il tessile-abbigliamento che registrano percentuali ancor più disastrose. “Un quadro davvero sconsolante – commentano Camilla Fabbri e Giorgio Aguzzi, rispettivamente segretario e presidente della CNA di Pesaro e Urbino – che indica quanto purtroppo avevamo previsto da tempo: un ulteriore perdita di posizioni nella classifica economica che ci vedeva locomotiva delle Marche ed ora fanalino di coda nella regione. Una situazione determinata dai contraccolpi di una crisi devastante che ha provocato la chiusura di centinaia e centinaia di aziende, soprattutto nel settore manifatturiero e del conto-terzismo quello a più alta vocazione. Si parla poco dei piccoli (aziende da 3 a 10 dipendenti), ma sono tantissime quelle che in questi due anni hanno chiuso i battenti; si calcola almeno 2mila. Insomma siamo una provincia a rischio default: imprenditori e dipendenti si uniscono in un grido di dolore che a livello centrale fatica ad arrivare, visti gli esiti dell’ultima manovra finanziaria varata dal Governo che non prevede alcuna misura a favore della crescita ma solo nuove imposizioni. “Le nostre imprese – dice Camilla Fabbri – non ce la fanno più: siamo al finale di partita. “Se chi governa ha ancora un briciolo di dignità e di amore per il proprio Paese faccia qualcosa di concreto per la nostra economia e per le imprese, subito, in queste ore e non nei prossimi giorni, oppure si faccia immediatamente da parte. Si traggano le conseguenze di una situazione insostenibile e si faccia comunque prevalere il bene comune. “La manovra di finanza pubblica appena varata per circa due terzi tende a ripianare il deficit attraverso il ricorso a maggiori entrate. Minori trasferimenti  che costringono gli Enti locali a maggiori imposizioni,  Da una tale impostazione, derivano pesanti effetti depressivi a carico dell’economia reale, riassumibili in una pressione fiscale complessiva proiettata, già a breve, verso il nuovo record storico del 44,5%”.

“Chi oggi governa – prosegue Giorgio Aguzi – deve essere consapevole della assoluta necessità, per l’Italia, di perseguire obiettivi di crescita e dell’urgenza di  riforme profonde”.

“L’agenda che CNA propone è nota: meno spesa pubblica e profondamente riqualificata; liberalizzazioni di settori ancora protetti e privatizzazioni di quote importanti di patrimonio immobiliare e mobiliare pubblico; riduzione dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni e sblocco di  investimenti infrastrutturali prioritari; semplificazioni e riforma della pubblica amministrazione; modernizzazione del welfare e delle relazioni sindacali”.

“Occorre, in particolare – concludono Fabbbri e Aguzzi – avanzare nell’azione di contrasto e recupero dell’evasione e dell’elusione fiscale e delle imprese irregolari.  Contro di esse, va assicurato l’impegno più determinato dello Stato e di tutti i contribuenti in regola, anche mediante un accorto uso del contrasto d’interessi. Affrontare e risolvere queste necessità è davvero una comune responsabilità repubblicana, ma è anzitutto responsabilità del Governo. Come se non bastasse in questo quadro devastante aumentano anche in provincia di Pesaro e Urbino le difficoltà nel rapporto tra imprese e banche. Gruppi bancari sempre più sovraesposti a declassamenti e speculazioni e imprese che si vedono negare crediti e finanziamenti a livello locale per ordine delle direzioni centrali”.

Confindustria, CNA e Confartigianato illustrano il progetto Insieme si può finalizzato a favorire iniziative rivolte ai processi di integrazione tra aziende   

URBANIA, IL PROGETTO DI RETE TRA IMPRESE

SARÀ PRESENTATO AGLI IMPRENDITORI

Mercoledì assemblea nella sala del Consiglio comunale

PESARO – Fronteggiare la crisi con ogni mezzo: è questa la parola d’ordine del mondo della piccola e media impresa. L’opportunità di lavorare in rete attraverso nuove forme di aggregazione, collaborazione e partnership è uno degli strumenti che possono aiutarle ad uscire da questa fase di stagnazione.

“Insieme si può” è lo slogan sotto il quale si sono riunite le associazioni di categoria Confindustria, CNA e Confartigianato della provincia che hanno deciso di dare vita ad una serie di iniziative che consentiranno di favorire processi di collaborazione e la creazione di “reti” tra imprese, strumento strategico indispensabile per riposizionarsi, crescere, innovare ed affrontare nuovi mercati. Questo nuovo progetto interassociativo ha il merito di istituire per la prima volta una sorta di cabina di regia trasversale nel variegato mondo della piccola e media impresa.

Le associazioni di categoria Confindustria, CNA e Confartigianato della provincia – attraverso il contributo della Camera di Commercio di Pesaro e Urbino – stanno da tempo collaborando attorno ad un progetto che ha come primo obiettivo la conoscenza degli strumenti normativi, fiscali, finanziari, organizzativi che occorrono per costruire reti tra imprese o altre forme di aggregazione utili a sviluppare nuove opportunità di business, innovazione di prodotto, di processo e internazionalizzazione.

Dopo la presentazione dell’iniziativa lo scorso maggio a Pesaro, le tre associazioni hanno organizzato la prima riunione sul territorio per portare a conoscenza delle opportunità offerte dal progetto anche gli imprenditori dell’entroterra.

La riunione, alla quale parteciperanno rappresentanti delle tre associazioni, si terrà MERCOLEDI’ 19 OTTOBRE con inizio alle ore 18 nella Sala del Consiglio comunale di Urbania.

Sarà l’occasione per fornire informazioni concrete sugli aspetti contrattuali e fiscali di progetti di aggregazione e per distribuire un opuscolo, appositamente realizzato, con una guida operativa al contratto di rete.

 

 

PORTO SAN GIORGIO – COSTITUITO IL  DIRETTIVO ZONALE CNA

Il presidente Lucilla Di Marzio suona la sveglia agli artigiani:

formazione continua, professionalità, investire per crescere.

PORTO SAN GIORGIO. Elisabetta Turtù (sarta/stilista), Luca D’Amato (impiantista), Luca Scatasta (parrucchiere), Giulio Tomassoni (edile), Gabriele Di Clemente (pensionato), Rosa Ingenito (parrucchiera), Silvano Mazzaferro (fabbro) e Giuliano Paradisi (imprenditore calzaturiero): ecco i componenti del nuovo direttivo zonale di Porto San Giorgio, di cui l’estetista Lucilla Di Marzio e il parrucchiere Gianni Nicolai sono rispettivamente presidente e vice presidente.

Un direttivo, costituitosi lo scorso 23 settembre, partito subito con il piede giusto. “In cima alla lista delle cose da fare – dichiara il coordinatore provinciale Alessandro Migliore – ci sono due importanti obiettivi: allargare la base associativa, coinvolgendo gli artigiani non solo di Porto San Giorgio, ma anche quelli che operano a Lido di Fermo, Marina Palmense, Pedaso, Lapedona e Altidona; presentarsi alle istituzioni e agli enti locali, al fine di porsi come interlocutori della Pubblica Amministrazione, essere partecipi nella vita della comunità, presentando le esigenze e le proposte che arrivano dalla categoria artigiana”.

Porta la data del 13 ottobre la missiva indirizzata al Commissario Prefettizio di Porto San Giorgio, Marcella Conversano, firmata dal presidente CNA Provinciale di Fermo, Sandro Coltrinari, e dal presidente del direttivo zonale Di Marzio: un documento in cui l’organismo comunale della CNA chiede al Comissario di consultare le associazioni di categoria, mettendosi a disposizione della dottoressa Conversano per illustrare la situazione dell’artigianato in città e nel nostro territorio.

Un’azione, questa, sottolineano Migliore e il coordinatore del direttivo, Luigi Silenzi, che rientra nell’indirizzo che la presidenza e la direzione CNA stanno dando al lavoro dell’associazione già dall’inizio dell’anno: creare direttivi zonali che siano coinvolti nelle decisioni che le amministrazioni comunali prenderanno, ad esempio, in materia di turismo, bilancio, opere pubbliche.

Tra artigiani, collaboratori e indotto sono oltre 1.200 gli addetti che operano nella piccola e media impresa solo nella città di Porto San Giorgio: basti pensare quasi 500 sono gli iscritti alla Camera di Commercio sotto la categoria artigiana.

Una parte di tessuto produttivo del Fermano che ha un peso non indifferente nella realtà economica provinciale, ma a cui bisogna dare voce e adeguata rappresentanza”.

Sono le parole del presidente del direttivo zonale Lucilla Di Marzio che, oltre a ricordare che gli artigiani hanno bisogno che si accendano i riflettori sulle problematiche del settore, ha anche suonato la sveglia ai propri colleghi, dicendo basta all’improvvisazione che troppo spesso ha caratterizzato la categoria:

Oggi il cliente sa bene ciò che vuole e non intende accontentarsi: per questo dobbiamo ogni giorno certificare la nostra professionalità, crescendo e investendo continuamente sulle nostre capacità. Siamo sicuri di dare un buon servizio ai nostri clienti? Di offrire l’eccellenza? – dice la Di Marzio – Improvvisare non è più possibile”.

 

 

CNA PICENA E PROGETTO DI FORMAZIONE “IL VOLO”: I FABBRI DEL 3° MILLENNIO SONO GLI OPERATORI DELL’ALTA TECNOLOGIA MECCANICA

 

ASCOLI PICENO. .Mestieri antichi e in disuso? Roba da mercatino dell’antiquariato? “Questo con concetto, anche se la rivalutazione delle tradizioni nel campo dell’artigianato artistico è importantissima per l’economia del nostro territorio, è soltanto frutto di un luogo comune. Un luogo comune che noi, come Cna Picena e con il nostro progetto di formazione Il Volo, cerchiamo di sfatare nella mente dei ragazzi in modo che possano avere un quadro completo della situazione soprattutto in ottica di un loro futuro inserimento nel mondo del lavoro”.

Così Luigi Passaretti, vice presidente provinciale Cna e responsabile del progetto Il Volo, commenta la lunga serie di lezioni che gli artigiani hanno impartito, e stanno impartendo nell’anno scolastico in corso, ai ragazzi delle scuole medie di Force e di Santa Vittoria nel campo della lavorazione dei metalli e della meccanica in generale. “I fabbri del terzo millennio – aggiunge Passaretti – sono gli eredi di un passato glorioso e, al contempo, rappresentano le nuove eccellenze artigiane che lavorano nel campo dell’alta tecnologia meccanica”.

Non a caso – rileva la Cna – una ditta artigiana Picena che lavora da più di due secoli nel campo della fusione e della lavorazione del rame ha ricevuto una commessa per la fusione di una sfera di rame montata poi nel motore delle Ferrari di Formula Uno. Come sempre, quindi, anche nel campo della lavorazione dei metalli (rame ma non solo) gli artigiani della Cna che collaborano al progetto Il Volo hanno cominciato con le lezioni teoriche e con la storia di questo antichissimo mestiere. Poi il futuro e i laboratori per insegnare ai ragazzi quella manualità che, nella lavorazione dei metalli in particolare, diventa una vera e propria magia del saper fare.

Nicola Scriboni è il maestro artigiano che ha guidato i ragazzi soprattutto nell’apprendere i primi rudimenti della lavorazione del rame. In particolare, a Force, i ragazzi – dopo la teoria – sono stati messi davanti a una lamina di rame e sotto la guida dell’artigiano-insegnante hanno cominciato a lavorarlo. A Santa Vittoria, invece, la produzione nelle aule-laboratorio delle scuole ha prodotto una serie di personalissimi ciondoli, sempre in rame, pensati, disegnati e realizzati dai ragazzi che hanno partecipato al progetto.

“Anche in questo campo – conclude Passaretti – i ragazzi sono stati molti coinvolti e  sono appassionati. Soprattutto vedendo il manufatto prendere pian piano forma grazie al lavoro delle loro mani”.

 

 

INDAGINE CONGIUNTURALE DELLA CNA DI ANCONA

La congiuntura provinciale nel primo semestre 2011 e le previsioni per il secondo semestre

 

Premessa

L’Osservatorio della Cna provinciale di Ancona giunge al terzo anno di attività: una media di 250  imprese operanti nella provincia e attive nei principali settori produttivi e dei servizi, rispondono a domande sulla congiuntura e sulle scelte in atto in materia di exit strategy dalla crisi. Il documento integrale contiene anche alcune analisi di contesto utili a inserire gli andamenti rilevati.

Il contesto

Le agenzie Standard & Poor e Fitch hanno declassato il debito sovrano italiano: si sta deteriorando tutto il quadro dell’economia italiana, da quello istituzionale e finanziario a quello industriale. La produzione industriale italiana vive una congiuntura incerta e altalenante che sconta la debolezza della domanda interna e punta tutto sulla domanda estera. Ad agosto la produzione industriale italiana ha fatto segnare una crescita del 4,3% congiunturale, il dato più alto dal 2000, e del 4,6% tendenziale. L’Istat rileva che la produzione industriale in otto mesi ha segnato +1,3%. Tuttavia, il superindice dell’Ocse, che anticipa i cambiamenti di rotta nell’andamento delle economie mature, in agosto è sceso per il quinto mese consecutivo di 0,5 punti a 100,8. All’Italia è andata la maglia nera, con la peggiore performance tra i paesi censiti: -5,5 punti a 97,9, rispetto a un anno fa e meno 1,1 punti rispetto a luglio.

Il commercio estero italiano si avvantaggia soprattutto della crescita delle economie extra Ue: l’Europa ristagna e condiziona anche le prospettive di rilancio dell’economia italiana. La crescita tendenziale delle esportazioni delle Marche nel primo semestre 2011 (+11,9%) è al di sotto sia di quello nazionale (+15,8%) sia di quello dell’Italia Centrale (+14,7%). Il tasso di crescita dell’export della provincia di Ancona (+13,6%) è leggermente superiore a quello regionale.

Le dinamiche congiunturali nella provincia di Ancona

Nella provincia di Ancona, tra le imprese di micro e piccola dimensione, la crisi continua e si esprime ormai non più in un ulteriore addensarsi dei casi di imprese con attività in diminuzione, quanto nell’ulteriore rarefazione di imprese con attività in crescita.

La quota delle imprese con attività stazionaria è sempre più elevata (supera il 60% dei casi) ma si tratta di imprese in condizione di stagnazione produttiva più che di stabilità, poiché nella condizione di stazionarietà si riversano soprattutto le imprese che in precedenza perdevano produzione più che quelle che in precedenza l’aumentavano. Le differenze tra settori indicano che la crisi non è uguale per tutti: il 2011 si apre in positivo per il manifatturiero dove il 27,6% delle imprese migliora i livelli di attività, il 23,7% li peggiora e quasi la metà (48,7%) li mantiene invariati. Una condizione di più diffusa difficoltà riguarda le attività dei servizi (in miglioramento il 14,6%, in peggioramento il 26,8%) e, soprattutto, edilizia e impianti (in miglioramento il 24,4%, in peggioramento il 39%). Il saldo tra casi di miglioramento e di peggioramento è positivo solo per le attività manifatturiere.

Per il secondo semestre 2011 le previsioni sono generalmente orientate in negativo (prevalgono cioè i casi di difficoltà su quelli di miglioramento) e ciò vale anche per il manifatturiero benché con meno decisione rispetto ai settori dei servizi dove non si prevede alcun caso di miglioramento dei livelli di attività.

Tra le principali attività manifatturiere la situazione peggiore risulta quella del legno-mobile dove circa due terzi delle imprese (il 62,5%) ha livelli di produzione in diminuzione e non si rileva nessun caso di aumento. Nella meccanica prevalgono decisamente i casi di miglioramento (36,7%) su quelli di peggioramento (16,7%). Nel sistema moda (tac: tessile abbigliamento calzatura) continua a dominane l’invarianza dei livelli produttivi (66,7%) che si configura più come stagnazione su bassi livelli di produzione che stabilità su livelli soddisfacenti. Per le altre produzioni (che nella provincia hanno una particolare importanza: dagli strumenti musicali alla plastica, la trasformazione alimentare, ecc.) prevale il segno positivo. Per la seconda metà del 2011, solo per le altre produzioni si prevede una situazione di prevalenza dei casi di miglioramento su quelli di peggioramento; per la meccanica i casi di difficoltà sono attesi prevalere su quelli di miglioramento; per il legno-mobile è diffusissima la previsione del proseguire della crisi (riguarda i tre quarti delle imprese); per il sistema moda  si prevede il prevalere della stagnazione.

Le dinamiche del fatturato mostrano per la prima metà del 2011 un andamento più favorevole per la domanda dei mercati non locali (nazionali ed esteri) e per la seconda metà un andamento opposto. In sintesi: nella prima metà del 2011 la quota delle imprese che aumentano il fatturato realizzato fuori regione e all’estero cresce più velocemente di quella delle imprese che aumentano il fatturato locale; sono invece in calo le imprese che prevedono per la seconda metà del 2011 di aumentare il fatturato realizzato sul mercato nazionale ed estero mentre cresce la quota delle imprese che prevede di aumentare il fatturato sui mercati locali. Le imprese della provincia nutrono seri dubbi circa la possibilità di agganciare la ripresa internazionale o circa la possibilità che la domanda estera possa influire positivamente sul loro fatturato.

La situazione dei pagamenti si mantiene critica pur se interessata da un leggero alleggerimento: a fronte di un lieve deterioramento dal lato dei tempi dei pagamenti verso i fornitori, si registra di nuovo un calo della quota percentuale di imprese con tempi di riscossione dei crediti verso clienti in allungamento (si è passati dal 60,2% di inizio 2009 al 50,0%  del I sem. 2011).

Resta elevato lo squilibrio tra i casi di allungamento delle dilazioni di tempo concesse ai clienti e la stabilità dei tempi di pagamento nei confronti dei fornitori. Le difficoltà finanziarie che ne nascono si riverberano sia sull’indebitamento bancario sia sulla propensione agli investimenti.

Benché in alleggerimento, l’esposizione bancaria delle imprese permane difficile, caratterizzata da una netta prevalenza dei casi di aumento (29,7%) rispetto a quelli di diminuzione (7,9%). Il saldo tra casi di aumento e diminuzione decresce ma resta ampio.

La diffusione degli investimenti riprende quota nel corso del I semestre ed è attesa rimanere tale per la seconda parte dell’anno. Dai processi di investimento è interessato solo un quarto delle imprese complessive ma la diffusione risulta nettamente differenziata secondo i macrosettori.

Le dinamiche occupazionali mostrano una diffusa connotazione di invarianza ma crescono sia i casi di aumento che di diminuzione delle maestranze: per chi è uscito dalla crisi, le opportunità di crescita non mancano; per chi ne è rimasto vittima peggiorano ulteriormente le condizioni di operatività.

Torna a crescere nel primo semestre 2011 il ricorso alla cassa integrazione guadagni che interessa il 16,6% del totale delle imprese che hanno risposto.

Tra le misure che le imprese intendono adottare per fronteggiare la crisi primeggia ancora, quella di ricercare nuovi mercati in Italia (31,7% delle imprese che hanno risposto). La diffusione di tale “misura” risulta tuttavia in calo. Continua, invece, a crescere l’idea che vadano ulteriormente ridotti i margini di guadagno (con il 31,7% dei casi è la prima voce per diffusione a pari merito con quella di nuovi mercati).

Aumenta la diffusione dell’ipotesi di ridurre il personale (è ora al 25,4%). Perdono quota sia l’intenzione di ricorrere a nuova liquidità (che riguarda il 21,2%) sia quella di ricorrere a nuovi investimenti (riguarda ora il 22,8%). Cresce ulteriormente la diffusione dell’intenzione di chiudere l’attività (11,1% dei casi) e cala la diffusione dell’idea di riconvertire (solo il 6,9% la indica come rimedio da adottare di fronte alla crisi).

Lo scenario da qui al 31/12/2011

Questo 11% si traduce, nella nostra realtà provinciale, in una importante quota pari ad oltre 4.000 imprese, tra piccole e medie, che dichiarano, attualmente, di pensare seriamente alla cessazione dell’attività entro il 31 dicembre 2011. Di queste oltre 4.000, ben 1.000 sono artigiane.

Si tratta oltre tutto di una previsione ottimistica, in quanto riferita alle imprese più dinamiche.

Ricordiamo infatti che il campione che risponde all’Osservatorio lo fa di propria spontanea iniziativa, con gli strumenti informatici di cui dispone, ciò significa che si tratta di imprese leggermente più strutturate e quindi più “forti”.

Cna ritiene che  sia fondamentale, giunti a questo punto, trovare delle soluzioni utili a scongiurare la chiusura di migliaia di imprese, a tal fine tutti gli attori dell’economia territoriale dovranno giocoforza concordare azioni unitarie ed efficaci.

 

LA GIUNTA FERMANA INCONTRA LA CNA

Collaborazione a tutto campo, focus su formazione e abusivismo.

La Giunta comunale al completo ha incontrato, nel pomeriggio di giovedì 13 ottobre, la CNA Provinciale di Fermo, che si è presentata alla nuova amministrazione della città capoluogo.

Ad essere ricevuti dal sindaco Nella Brambatti e dagli assessori fermani sono stati il presidente Sandro Coltrinari e il coordinatore provinciale Alessandro Migliore, accompagnati da una folta delegazione dei presidenti delle Unioni CNA, composta da: Maura Donzelli (Comunicazione e Terziario Avanzato), Rosanna Santarelli (Comitato Impresa Donna), Perlita Vallasciani (Benessere e Sanità), Franco Ciucani (vice presidente CNA), Guido Gennaro (Pensionati), Gaetano Pieroni (Impiantisti).

Siamo aperti ad ogni tipo di confronto – ha esordito il sindaco Brambatti –  avviamo con piacere il dialogo con la CNA, dopo il primo contatto avvenuto in campagna elettorale. Mi auguro che a questo seguiranno altri incontri, da organizzare su una base progettuale condivisa. L’amministrazione comunale ha intenzione di ascoltare le richieste degli artigiani del territorio e valutare le proposte di collaborazione che, siamo certi, non tarderanno ad arrivare, così da agire insieme, all’insegna della concretezza”.

Il presidente Sandro Coltrinari, dopo aver illustrato la composizione del sistema CNA (associazione di categoria che conta 600 mila iscritti a livello nazionale, 20 mila nelle Marche e 3 mila nel Fermano) e le principali azioni condotte a livello di rappresentanza sindacale, servizi e credito alle imprese, ha chiarito l’obiettivo dell’incontro con la giunta: “Instaurare un proficuo rapporto di collaborazione con l’amministrazione – ha detto – al fine di portare avanti iniziative importanti sia per la comunità che per il mondo degli artigiani e delle piccole e medie imprese del territorio che, è bene ricordarlo, continuano a costituire l’ossatura del sistema economico del Fermano e dell’Italia intera”.

Potenziare la capillarità della CNA sul territorio e attivare un’operatività immediata sono i vantaggi, secondo il coordinatore Alessandro Migliore, che deriveranno dalla collaborazione con l’amministrazione comunale.

Tra le principali esigenze manifestate dai presidenti delle Unioni CNA al sindaco Brambatti e alla giunta, c’è stata senza dubbio l’urgenza della formazione professionale a scuola: un’esigenza che arriva direttamente dal mondo delle imprese e degli artigiani che, tramite la CNA, si sono messi a disposizione per organizzare progetti di alternanza scuola – lavoro, sulla base delle positive esperienze avute con alcuni degli istituti superiori della città.

Altra importante questione messa sul tavolo dalla CNA Provinciale di Fermo è stata la famigerata piaga dell’abusivismo, un fenomeno che colpisce molte categorie artigiane, ma che miete, ormai da anni, la maggior parte delle vittime nel settore del benessere, come ricordato dal presidente Perlita Vallasciani, che ha auspicato maggiori controlli anche da parte dell’amministrazione comunale.

Il presidente dei Pensionati CNA, Guido Gennaro, avrà al suo fianco l’assessore Daniele Fortuna, nella sua battaglia contro gli alti costi del rinnovo della patente per gli over 80.

 

 

 

ASSOCIATI