NOTIZIE DAL TERRITORIO N. 85

3 OTTOBRE 2011

Dalla Regione Marche:

 

PASSAGGIO AL DIGITALE TERRESTRE:

 INSTALLATORI ,ALLO STUDIO CODICE ETICO

 

Il cinque dicembre inizia lo switch-off per l’avvio del digitale terrestre nella Regione Marche. Su impulso dell’assessore alle Attività produttive, Sara Giannini, gli uffici regionali hanno avviato un confronto con le associazioni imprenditoriali per la definizione di un codice etico che potrà essere sottoscritto dai soggetti in possesso dei requisiti per l’adeguamento degli impianti di ricezione TV domestici.

“Ieri c’è stata la prima riunione tra i responsabili regionali di Industria e Artigianato e Sistemi informativi, con le associazioni di categoria di industria e artigianato, per definire un tariffario unificato e di servizi omogenei sul territorio. L’obiettivo è minimizzare costi e difficoltà dei cittadini nella transizione al digitale delle trasmissioni televisive. L’obiettivo è anche quello di arrivare ad un elenco di installatori certificati, per garantire la massima professionalità e affidabilità, in un servizio che riguarderà una vasta platea di destinatari”. Così Sara Giannini, commentando l’iniziativa che vede impegnati gli uffici regionali e le associazioni imprenditoriali, per affrontare al meglio le fasi del passaggio al digitale terrestre, che avverrà nelle Marche entro la fine di quest’anno (tra il 5 e il 20 dicembre). Iniziativa questa che si aggiunge al sostegno finanziario approvato a favore delle tv locali per la predisposizione delle soluzioni tecnologiche necessarie alla transizione e alle reiterate osservazioni formali avanzate dalla Regione al Ministero per lo Sviluppo Economico, inerenti le interferenze estere sulle frequenze assegnate alle Marche. L’assessore Giannini esprime preoccupazione su questo. Un aspetto che ha portato anche il presidente Spacca a scrivere direttamente al Ministro Romani, affinché le difficoltà tecniche evidenziate siano risolte. ”Gran parte delle competenze e responsabilità inerenti il passaggio al digitale, compresa l’opera di informazione alla cittadinanza, sono in capo alle amministrazioni centrali dello Stato. Ma non sempre tali competenze vengono presidiate puntualmente. Da parte nostra cerchiamo di fare il possibile per agevolare un’evoluzione che presenta ancora diverse difficoltà”, concluda la Giannini.

 

Dalla Cna nazionale:

 

LE PROPOSTE DELLE IMPRESE PER L'ITALIA.

"SONO CINQUE LE GRANDI PRIORITÀ PER LA CRESCITA"

 

Non possiamo più permetterci di non decidere, gli Stati europei e i mercati ci guardano. Il tempo degli annunci è finito, noi ai tavoli finora ci siamo sempre seduti, ma vogliamo tavoli che possano incidere. Il Parlamento deve muoversi, e forse lì non ci si è reso conto della gravità della situazione". Lo ha dichiarato Ivan Malavasi, presidente della Cna e presidente di Rete Imprese Italia, nel corso della conferenza stampa congiunta con i presidenti di Confindustria, Emma Marcegaglia, dell'Abi, Giuseppe Mussari, dell'Alleanza delle Cooperative Italiane, Luigi Marino, dell'Ania, Fabio Cerchiai, per la presentazione delle proposte delle imprese per l'Italia.
"La buona tenuta dei conti pubblici è il punto di partenza sul quale costruire le misure per favorire la crescita", ha spiegato Malavasi. "Le forze del lavoro e dell'impresa, il risparmio delle famiglie, il successo dell'export italiano sui mercati mondiali rappresentano i punti di forza su cui costruire. Salvare l'Italia non è uno slogan retorico. Non intendiamo sostituirci ai compiti che spettano al governo, alla politica, a chi rappresenta la sovranità popolare". Malavasi ha sottolineato "l'esigenza di non limitarci alle critiche" ed ha indicato 5 punti prioritari:

1.Spesa pubblica e riforma delle pensioni
2. Riforma fiscale
3. Cessioni del patrimonio pubblico
4. Liberalizzazioni e semplificazioni
5. Infrastrutture ed energia

IL DOCUMENTO INTEGRALE SUwww.cna.it

 

 

Dalle Cna provinciali:

 

CALZATURE, IMPRESE VALORIZZATE CON LA CERTIFICAZIONE ITF

 

MACERATA. Chiusa la stagione delle fiere per le collezioni estive della calzatura possiamo affermare che le aspettative delle imprese sono state sostanzialmente confermate. La positività di questi risultati è ancora maggiore se messi in relazione con la congiuntura economica tutt’ora in atto. Le imprese che hanno registrato i maggiori successi sono state quelle più grandi e quelle che in questi anni hanno fatto importanti investimenti sui marchi, sulla qualità complessiva dell’intero prodotto e sulle attività di promozione dei marchi stessi. In questo contesto, le imprese che ancora vivono delle difficoltà sono quelle legate all’artigianato e alla piccola e media imprese, le stesse che rappresentano il vero presidio del made in Italy e della qualità

L’azione della CNA Federmoda verso tale tipologia di imprese ha fatto si che trenta di queste presentassero richiesta di inserimento nel percorso di certificazione Italian Textile Fashion – società di garanzia sulla tracciabilità del prodotto.

L’importanza e la serietà della certificazione ITF è rappresentata dal fatto che a rilasciarla è un ente pubblico terzo, ovvero le Camere di Commercio, che da sempre seguono la finalità statutaria di sostegno e di promozione delle produzioni locali e nazionali. Il valore della certificazione è tale in quanto l’impresa che chiede il riconoscimento deve comunicare con quali imprese collabora nella rete di produzione. Ciò rappresenta sicuramente una maggiore garanzia per il consumatore finale – poiché i controlli investono tutta la filiera – ed un’opportunità per quelle piccole e medie imprese artigiane che pur facendo produzioni di elevata qualità, in questi anni sono state costrette a competere con le produzioni di volume poiché non sono state in grado – per il loro dimensionamento – di fare forti investimenti sulla promozione di singoli brand.

La CNA, che insieme alle altre associazioni datoriali fa parte del tavolo che rilascia questa certificazione, considera questo percorso come l’unico in grado di dare una seria risposta all’esigenza di valorizzare le produzioni artigiane realizzate in Italia. La proliferazione di tanti innumerevoli marchi di tutela, infatti, per giunta autocertificati, produce l’effetto di disorientare ulteriormente i consumatori, ingenerando sfiducia per la scarsa trasparenza e arrecando inconsapevolmente danno all’immagine stessa del Made in Italy.

La Federmoda CNA  è consapevole di quanto sia importante un logo riconoscibile dal consumatore finale. Nello stesso tempo, però, soltanto un ente terzo può realmente garantire la trasparenza di tutte le fasi di produzione. L’auspicio, quindi, è che tutte le associazioni di categoria concentrino il loro impegno unitario sul percorso di certificazione ITF. La garanzia di maggiore trasparenza data al consumatore finale, infatti, diventerà il punto di forza del marchio 

 

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