NOTIZIE DAL TERRITORIO N. 69

9 NOVEMBRE 2012

 

Da Unioncamere Marche:

 

 

MARCHE, LE IMPRESE ASSUMONO SEMPRE MENO E SOLO PER CERTI MESTIERI

 

Marche, le imprese assumono sempre meno. E quelle che lo fanno cercano precisi profili professionali e non tutti facili da reperire sul mercato del lavoro regionale.. Secondo l’indagine Excelsior realizzata da Unioncamere e Ministero del Lavoro, alla fine del 2012 i nuovi posti di lavoro creati dalle aziende marchigiane saranno 16.670 mentre lo scorso anno si erano avute 23.490 assunzioni. A cessare l’attività lavorativa perché licenziati o in pensione, saranno in 21.150. I conti, dunque non tornano. Alla fine della giostra si avranno 4.480 posti di lavoro non ricoperti. A pagare il conto più salato saranno soprattutto gli operai e il personale non qualificato (3.500 posti in meno) mentre per gli impiegati la flessione sarà più contenuta (-970) e sarà irrisoria per i dirigenti (-10 posti di lavoro).

La precarietà del lavoro risulta evidente anche analizzando i tipi di contratto offerti ai  nuovi assunti. Nel 43,8 per cento si tratta di assunzioni stagionali mentre i contratti a tempo  determinato non stagionali saranno il 28,9 per cento e i contratti a tempo indeterminato riguarderanno solo il 17,8 per cento del totale. L’apprendistato si ferma l 5,4 per cento del totale e le altre forme contrattuali saranno utilizzate solo dal 3,4 per cento del totale.

“La riduzione del valore aggiunto nel settore industriale e in particolare nelle costruzioni, unita a un deciso calo delle spese in investimenti fissi fa parte delle imprese” ha commentato il presidente Unioncamere Marche Adriano Federici “hanno inciso negativamente sulla disponibilità delle aziende ad assumere personale. Una disponibilità manifestata soltanto dal 12,7 per cento delle imprese. Una quota pressoché dimezzata rispetto all’anno scorso, quando il 24,6 per cento delle imprese era pronto ad assumere. Tra le imprese più propense ad assumere quelle che esportano (20,6 per cento) e quelle che nel corso dell’anno hanno introdotto innovazioni (22,1 per cento). Dati che confermano al necessità di continuare a puntare sulle politiche di internazionalizzazione, ricerca e innovazione per far ripartire il sistema produttivo marchigiano.”

Insomma, le imprese marchigiane assumono poco e soltanto certe figure professionali. Chi sono i fortunati che hanno trovato o troveranno un lavoro entro la fine dell’anno? Il mestiere più richiesto è quello del commesso nelle vendite al minuto. Ne servono 850. Così come servono 360 cuochi, 310 elettricisti, 310 operai calzaturieri e 190 fabbri. Inoltre ben 560 addetti ai servizi di pulizia negli esercizi commerciali, 190 operatori di mezzi pesanti e camion, 300 magazzinieri e 490 contabili.

Non tutte queste assunzioni sono destinate ad andare a buon fine. Infatti, secondo l’indagine Excelsior, le imprese segnalano difficoltà a reperire il  20,7 per cento dei dipendenti. In particolare tra il personale da adibire a lavori da impiantista (40,3 per cento ), su macchinari (35,8), sanità e assistenza (35,6). Per ovviare alla difficoltà di reperire personale, il 18,3 per cento delle imprese assumerà lavoratori immigrati. Per quanto riguarda i titoli di studio, il diploma di scuola media superiore è richiesto nel 48,8 per cento delle assunzioni e la laurea nel 12,5 per cento dei casi.  

Ma come vengono scelti i nuovi assunti? Secondo l’indagine Excelsior, il criterio prevalente resta quello della conoscenza diretta del candidato (51,1 Per cento) mentre il 26,2 per cento viene scelto attraverso banche dati aziendali. Alle segnalazioni di conoscenti e fornitori si affida il 10 per cento delle imprese

A non assumere personale nel 2012 sarà l’87,3 per cento delle imprese marchigiane. Una quota che sale al 90,5 per cento dei casi nelle l piccole imprese e scende al 26,1 per ceto nelle grandi aziende.

La maggior parte di queste imprese non assumerà perché l’attuale dimensione dell’organico è adeguata (68,1 per cento) o per la domanda in calo (19,3) oppure per la mancata acquisizione di nuove commesse (10 per cento).

 

Da Rete Imprese Italia:

 

DECRETO SVILUPPO: RETE IMPRESE ITALIA,
“PER L’ INNOVAZIONE MISURE LONTANE DALLE PMI”

 

Con i criteri del Decreto Sviluppo, Apple, Microsoft e Facebook

non sarebbero state ammissibili alle agevolazioni

“Gli interventi per favorire l’innovazione previsti dal Decreto Sviluppo sono ‘old innovation style’, centrati sulla grande impresa, l’università e i grandi centri di ricerca e inaccessibili alle micro e piccole imprese. L'innovazione, invece, nasce dal basso e coinvolge molteplici attori, piccoli e grandi, tra cui le Pmi e i cittadini”. Lo sottolinea, per Rete Imprese Italia, Cesare Fumagalli il quale, oggi, ad un’audizione presso la Commissione Industria del Senato, ha sollecitato modifiche alle misure del Decreto riguardanti l’agenda digitale, i progetti di ricerca e innovazione, le start up innovative, per renderle fruibili alle aziende di piccole dimensioni. Secondo Rete Imprese Italia “le misure del Decreto sviluppo non tengono conto della realtà produttiva italiana costituita per il 99,4% da aziende fino a 50 addetti e delle opportunità che la diffusione delle tecnologie digitali offre proprio per migliorare la competitività delle piccole imprese. Con i criteri del Decreto sviluppo sulle start up innovative, ad esempio, colossi come Apple, Microsoft e Facebook, fondate da imprenditori non laureati, non avrebbero avuto il riconoscimento di start up innovative”. Tra le altre modifiche al Decreto Sviluppo, Rete Imprese Italia sollecita l’inclusione dei Consorzi fidi non vigilati dalla Banca d’Italia nelle misure per rafforzare la patrimonializzazione dei Confidi. Modifiche sono state chieste anche sulla disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari, recentemente modificata dal decreto legge 1/2012 (Crescitalia).

 

Dall’Inail Marche:

 

SEMPRE PIÙ SERVIZI ON-LINE OBBLIGATORI

PER LE COMUNICAZIONI  DELLE IMPRESE ALL’INAIL

 

L’INAIL prosegue nella progressiva telematizzazione obbligatoria dei servizi messi a disposizione dall’Istituto per la comunicazione con le imprese*.

Ad implementazione di quelli già comunicati a settembre, le denunce e le comunicazioni, di seguito descritte, devono essere effettuate con modalità esclusivamente telematiche, attraverso i relativi servizi web dell’Istituto, già operativi da tempo:

1) istanza di esonero dalla denuncia di nuovo lavoro temporaneo: l’adempimento deve essere effettuato utilizzando l’apposito servizio “Istanza dispensa DNL Temp”. Difatti, secondo l’art. 10, comma 6, del D.M. 12/12/2000, l’INAIL può dispensare il datore di lavoro dall’obbligo della denuncia dei singoli lavori, semprechè classificabili ad una delle lavorazioni già denunciate, se richiedono l’impiego di non più di cinque persone e non durano più di quindici giorni, nel caso si tratti di lavori edili, stradali, idraulici ed affini di modesta entità e negli altri casi in cui ne ravvisi l’opportunità;

2) denuncia di iscrizione polizza speciale facchini: l’adempimento deve essere effettuato utilizzando nel servizio “Iscrizione ditta” l’apposito quadro “Polizza facchini” e riguarda l’assicurazione dei soci lavoratori delle cooperative di facchinaggio con il sistema dei premi speciali unitari. Per le cooperative già in possesso del codice ditta l’adempimento deve essere effettuato utilizzando il servizio “Variazione ditta”.

Per ogni ulteriore chiarimento è attivo il Contact center al numero verde gratuito 803164 e il servizio “Inail Risponde” (disponibile nell’area Contatti del portale www.inail.it).

*Cfr. circolare n. 59/2012 del 31 ottobre 2012, a breve scaricabile all’indirizzo: www.inail.it (Normativa ed atti ufficiali => Banca Dati Normativa => Provvedimenti INAIL => Circolari)

 

Dalle Cna provinciali:

 

 

PARTE LA CAMPAGNA DI CONFARTIGIANATO E CNA

CONTRO ABUSIVISMO E LAVORO NERO

 

ANCONA. Il lavoro abusivo avvelena la società. Fermiamolo insieme! Scegliamo la legalità, la salute e la professionalità” è il messaggio affidato a 30.000 locandine e manifesti che verranno distribuiti ad imprese e cittadini della provincia di Ancona. E’una delle azioni previste dalla campagna di sensibilizzazione promossa da Cna e Confartigianato  contro il dilagare del fenomeno.

Secondo le stime delle Associazioni in Provincia di Ancona il valore aggiunto del sommerso ammonta a 1.562 milioni di euro pari al 10,8% del PIL e sarebbero 20.500 gli occupati irregolari, quota che corrisponde ad un  tasso di irregolarità (rapporto  tra occupati  irregolari e  totale occupati) dell’8,6%.

L’iniziativa è stata presentata dai vertici provinciali delle due associazioni di categoria, Giorgio Cataldi e Valdimiro Belvederesi, Segretario e Presidente Confartigianato, Otello Gregorini e Marco Tiranti, Direttore e Presidente Cna, Marzio Sorrentino vicedirettore Cna e Gilberto Gasparoni Responsabile Sindacale Confartigianato.

Il fenomeno dell’abusivismo e del sommerso ha assunto dimensioni allarmanti e interessa quasi tutti i principali settori economici. Chi svolge un’attività abusiva, non ha requisiti minimi di professionalità, non esegue un lavoro a regola d’arte e mette a rischio la sicurezza e la salute dei cittadini. Chi svolge un’attività abusiva, non paga le tasse, non versa contributi INPS e INAIL, non rispetta contratti di lavoro né leggi sull’ambiente, espone a rischi chi si avvale dei suoi servizi ed esercita una forma di concorrenza sleale nei confronti di tante imprese che operano nella legalità, mettendone a rischio la sopravvivenza.

Confartigianato e Cna hanno già chiesto un incontro con il Prefetto, Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate per illustrare l’impegno che si sono date le due associazioni e fornire massima collaborazione. Istituiti anche due indirizzi mail per informazioni e segnalazioni:   lottabusivismo@confartigianato.an.it tel. 071.22931 – lottabusivismo@an.cna.it tel. 071.286081.

Occorre anche sottolineare che accanto a persone che operano nella totale illegalità per sfuggire agli obblighi fiscali e tributari in modo da aumentare i margini di profitto ce ne sono altre invece che in questo momento di crisi non riescono a sostenere una pressione fiscale sempre più elevata. Oltre alla pressione fiscale si entra nel tunnel dell’irregolarità anche a causa di altri fattori, ad esempio per carenza di liquidità finanziaria dovuta alla sempre maggiore difficoltà di accesso al credito o alla complessità degli adempimenti burocratici.

Tutto questo  oltre che produrre povertà nel territorio, sta facendo sì che il fenomeno del lavoro nero si sviluppi con dimensioni esponenziali, provocando danni a quelle imprese che con le unghie e i denti stanno tentando di resistere ad una crisi senza precedenti  rispettando con enorme fatica provvedimenti sempre più penalizzanti. Per questo occorre intensificare  i controlli dandosi però delle priorità perché è ingiusto accanirsi  verso soggetti che operano alla luce del sole quando ci sono imprese fantasma completamente sconosciute al fisco.

Vogliamo, inoltre, sottolineare come sia assolutamente necessario in questa fase puntare su crescita e sviluppo: senza politiche economiche capaci di creare nuove opportunità per le imprese e nuovo lavoro non sarà possibile uscire dal tunnel. Pensiamo che la prima azione da compiere sia abbassare da subito la pressione fiscale, giunta ai limiti di guardia,  utilizzando i proventi derivanti dall’azione di recupero di evasione ed elusione.

 

PENSIONATI, 13ESIMA MENSILITA’: UTILI PRECISAZIONI DALLA CNA

 

ANCONA. Negli ultimi tempi le Poste stanno chiedendo a tutti i pensionati che abitualmente percepiscono una pensione sotto i 1.000 euro di aprire un libretto altrimenti con la 13esima, superando il tetto di tale cifra, gli stessi uffici non sarebbero autorizzati ad erogare la pensione.

Ne dà notizia il dipartimento politiche sociali della Cna di Ancona che però precisa trattasi di falsa informazione. Infatti, anche grazie ad una proposta della stessa Cna, l'Inps ha stabilito che chi "ordinariamente" percepisce meno di mille euro non rientra nel detto obbligo, quindi non vi è necessità di aprire un libretto postale.

 

 

GIARDINI DI BACCO, APERTE LE ISCRIZIONI ALLE VI EDIZIONE

La manifestazione eno-gastronomica della Cna approda a Jesi

 

ANCONA –  La Cna Alimentare della provincia di Ancona organizza la VI edizione dei “Giardini di Bacco”, manifestazione eno-gastronomica incentrata sull’arte del cibo e del vino.

Questa edizione si svolgerà nel periodo natalizio, in data 15 dicembre 2012, presso il Palazzo dei Congressi di Jesi.

Attualmente sono aperte le iscrizioni che si chiuderanno il 19 novembre 2012.

“Puntiamo sulla qualità e sulla valorizzazione della cultura e delle tradizioni dei nostri prodotti enogastronomici – dichiara Andrea Cantori, segretario della Cna Alimentare della provincia di Ancona – pertanto durante i Giardini di Bacco non offriamo solo un vino o un cibo qualunque, offriamo un pezzo della nostra cultura e del nostro territorio”.

Proprio per tale ragione nascono i Giardini di Bacco, manifestazione che coniuga arte, cultura ed enogastronomia accompagnate da spettacoli, musica ed intrattenimento sul tema del cibo e del vino.

 Per info ed adesione al progetto: Andrea Cantori – cell. 3483363017 – email: acantori@an.cna

 

 

NIENTE PIÙ MADE IN ITALY? PER LE AZIENDE TESSILI

DEL PESARESE È UNA CATASTROFE

 

La proposta in discussione al Parlamento Europeo metterebbe in ginocchio oltre 700 imprese della provincia di Pesaro e Urbino, la maggior parte contoterziste

 

PESARO – Niente più made in Italy su maglie, pantaloni, giacche, camice? Per il settore del tessile-abbigliamento, ed in particolare per quello della provincia di Pesaro e Urbino che conta numerose imprese conto-terziste, si tratterebbe di una vera e propria catastrofe.

Lo afferma in una nota FederModa CNA di Pesaro e Urbino che stigmatizza la decisione della Commissione Europea di ritirare la proposta di Regolamento sul “made in”. “Una decisione – afferma il responsabile provinciale di FederModa CNA, Moreno Bordoni – che  mostra la lontananza dell’UE dai cittadini e dalle imprese. Per le imprese conto-terziste, ma anche per quelle che lavorano con un marchio proprio (e nella provincia di Pesaro e Urbino sono diversi i brand di tendenza), si tratta di una vera e propria mazzata”.

“Non parliamo di poche attività – commenta il vicepresidente nazionale della CNA, nonché responsabile nazionale dell’Internazionalizzazione, Giorgio Aguzzi – visto che in provincia di Pesaro e Urbino, nonostante la crisi abbia falcidiato in questi anni decine e decine di attività, continuano ad operare quasi 700 aziende che rappresentano il 13,5% dell’industria manifatturiera provinciale”.

“Questa decisione – prosegue Aguzzi – è gravissima e non solo per le nostre aziende ma anche per i consumatori – perché nega ai cittadini europei il diritto di avere informazioni sulla provenienza delle merci. Senza considerare poi che così viene negato il diritto delle imprese manifatturiere europee ad avere condizioni di reciprocità e trasparenza nella partecipazione alla sfida competitiva internazionale”.

Ma è sulla potentissima lobby della grande distribuzione che il responsabile di FederModa CNA punta il dito. “Sostenuta dai Paesi del nord Europa – dice Bordoni – questa proposta ha avuto il sopravvento rispetto al mondo della manifattura. Le analisi che ponevano alla base della ripresa economica il rilancio della manifattura non sono state tenute in considerazione; è evidente quindi che la volontà di trovare strumenti per una crescita diffusa del sistema economico europeo non è patrimonio condiviso dagli Stati membri”.

Ma, secondo Bordoni ed Aguzzi c’è anche la mano dei grandi industriali italiani in questa scelta. “Già perché molti di loro hanno delocalizzato da tempo le loro produzioni all’estero, soprattutto sui mercati asiatici e nei paesi dell’Est. Ecco perché, con miope cinismo ed un opportunismo suicida ed anti italiano, sono ora favorevoli alla soppressione del “made in” per mere ragioni di interesse. Questo tipo di imprenditori non fa il bene del nostro Paese e non lo fa neanche alle proprie aziende. Aziende che tra non molto perderanno quelle caratteristiche legate al gusto e alla qualità del prodotto lavorato in Italia che ha reso famosa nel mondo la nostra moda”.    

CNA Federmoda di Pesaro e Urbino auspica che la Commissione Europea riprenda in mano il dossier made in e riapra un confronto per la riproposizione della discussione sul Regolamento, “Per questo – concludono il presidente Aguzzi ed il responsabile FederModa Bordoni – facciamo appello anche ai parlamentari marchigiani perché si attivino nei confronti del Governo Italiano perché faccia sentire nelle sedi opportune tutto il disagio di un sistema economico che di fronte a scelte come questa sente l’Europa distante dalle proprie esigenze”.

 

 

 

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