NOTIZIE DAL TERRITORIO N. 68

14 NOVEMBRE 2013

Dalla Cna Marche:

 

E’ questa una delle proposte presentate dalla Cna in vista della riunione della Macroregione ad Atene il 16 febbraio. Infrastrutture, reti di competenza e diffusione della cultura imprenditoriale le altre priorità individuate dall’associazione artigiana.

 

“SMART ADRIATIC”, UN FONDO DI GARANZIA

PER LE IMPRESE DELLA MACROREGIONE ADRIATICO IONICA

 

 “La Macroregione Adriatico Ionica deve rappresentare una grande occasione per gestire in maniera integrata fra gli otto Paesi coinvolti nel progetto europeo i beni comuni a tutta l’area come ad esempio il mare, e per produrre beni collettivi come certi servizi e infrastrutture che nessun Paese da solo può realizzare ma che diventano fattibili meTtendo insieme le nostre risorse e competenze e la forza lavoro dell’altra sponda dell’Adriatico. Mi riferisco in particolare ai collegamenti, alle infrastrutture, ai Porti che vanno gestiti in maniera integrata. In questo contesto le Marche ed il suo sistema produttivo di piccole e medie imprese possono svolgere un ruolo fondamentale”.

Lo ha affermato ad Ancona il Ministro per la Coesione Territoriale Carlo Trigilia, intervenendo ad un convegno della Cna ad Ancona, dopo la relazione del Presidente Cna Marche Renato Picciaiola ed i saluti dell’Assessore al Porto del Comune di Ancona, Ida Simonella  e di Sauro Longhi, Magnifico Rettore dell’Università Politecnica delle Marche.

Secondo Trigilia, dal coordinamento tra il Ministero della Coesione Territoriale  con il Ministero degli esteri, con le Regioni e con le parti sociali dovranno uscire progetti concreti da portare ad Atene il16 febbraio per ottenere l’approvazione  alla riunione dell’Iniziativa Adriatico Ionico  degli otto Paesi coinvolti nella macroregione,dove è prevista la firma del decreto del Piano d’Azione. 

Lo ha ribadito Andrea Vitolo, punto di contatto del Ministero degli Esteri per la Macroregione Adriatico Ionica secondo il quale nel Piano  d’Azione andranno inserite anche ricerca e innovazione , con un approccio che non dovrà essere solo marittimo  ma guardare all’attrattività delle regioni nel loro complesso”

Il tempo per raccogliere dagli attori economici ed istituzionali indicazioni per il Piano scadrà il 13 dicembre.  Il passo successivo alla  riunione di Atene di metà febbraio,  come ha affermato il Segretario Generale dell’Iniziativa Adriatico Ionico Fabio Pigliapoco, sarà  l’esame del Consiglio Europeo nel secondo semestre del 2045, quando proprio l’Italia guiderà l’Unione. Dall’anno successivo verranno  attivate le azioni previste nel progetto della Macroregione, con specifici finanziamenti (già stanziati 300 milioni di euro) che non saranno a pioggia ma andranno in quei territori dove esistono specifiche necessità ed elevate capacità progettuali.

“Dobbiamo arrivare ad Atene “ha affermato il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca “con i progetti già predisposti e con la forza ed un impegno unitario per farli approvare”.

Le proposte della Cna sui progetti da sostenere per la competitività delle piccole medie imprese della Macroregione Adriatica, sono state presentate al convegno di Ancona, supportate da uno studio dei docenti Carlo Carboni dell’Università Politecnica delle Marche e Roberto Mascarucci dell’Università di Pescara – Chieti, sulle caratteristiche economiche dei Paesi dell’area (Slovenia, Grecia, Albania, Serbia, Bosnia Erzegovina, Croazia, Montenegro, Italia) e sulle priorità da affrontare per lo sviluppo dei sistemi produttivi.

Al centro delle proposte Cna, secondo il Presidente nazionale Ivan Malavasi, “le politiche legate alla finanza ed al credito per le piccole e medie imprese, politiche fondamentali per l’accesso ai mercati internazionali di tutto il sistema produttivo degli otto Paesi coinvolti nel progetto europeo”.

In particolare la Cna propone la creazione di una “Smart Adriatic”, un fondo di garanzia della Macroregione appositamente dedicato alle piccole e medie imprese. Inoltre, sul fronte delle infrastrutture, per l’associazione artigiana sono prioritari il potenziamento delle direttrici Nord Sud con il prolungamento del Corridoio Baltico Adriatico fino a Brindisi e delle direttrici Est Ovest con il completamento della Fano Grosseto ed il Quadrilatero verso Zadar, la Ancona – Spalato, la Pescara – Ploce e la Bari – Bar. E ancora il completamento della terza corsia dell’autostrada Adriatica, il prolungamento verso Sud dell’alta velocità ferroviaria, il potenziamento del sistema aeroportuale, lo sviluppo integrato del sistema portuale e lo sviluppo delle piattaforme intermodali.

Importante anche la creazione di Reti di competenza tra istituzioni, imprese, Università, associazioni, come snodi di eccellenza virtuali per favorire gli investimenti in ricerca e sviluppo per le piccole e medie imprese. Su tutto la diffusione e l’animazione della cultura imprenditoriale un tutta l’area Adriatico Ionica.

 

Dalla Cna nazionale:

 

MACROREGIONE ADRIATICA – MALAVASI: “E’ DI IMPORTANZA STRATEGICA PER LE PMI, FONDAMENTALE PER L’ACCESSO AI MERCATI INTERNAZIONALI”

 

“Cogliere l’occasione della Macroregione Adriatico Jonica e dei suoi pilastri di intervento, che individuano in ricerca, innovazione e sostegno alle Pmi un obiettivo trasversale a tutte le azioni, ci sembra decisivo per il nostro Paese”. Lo ha affermato il presidente della Cna, Ivan Malavasi, presentando le proposte della Confederazione al convegno che si è tenuto oggi ad Ancona per definire il Piano d’azione per la Strategia europea dedicata alla Macroregione. Al centro di queste proposte, ha spiegato Malavasi, sono “le politiche legate alla finanza e al credito per le piccole e medie imprese, politiche fondamentali per l’accesso ai mercati internazionali di tutto il sistema produttivo degli otto Paese coinvolti”.

“Cogliere l’occasione della Macroregione Adriatico Jonica e dei suoi pilastri di intervento, che individuano in ricerca, innovazione e sostegno alle Pmi un obiettivo trasversale a tutte le azioni, ci sembra decisivo per il nostro Paese”. Lo ha affermato il presidente della Cna, Ivan Malavasi, presentando le proposte della Confederazione al convegno che si è tenuto oggi ad Ancona per definire il Piano d’azione per la Strategia europea dedicata alla Macroregione. Al centro di queste proposte, ha spiegato Malavasi, sono “le politiche legate alla finanza e al credito per le piccole e medie imprese, politiche fondamentali per l’accesso ai mercati internazionali di tutto il sistema produttivo degli otto Paese coinvolti”.

Il convegno ha permesso di illustrare pubblicamente il lavoro che il Comitato scientifico, insediato dalla Cna, ha predisposto attraverso gli interventi dei docenti universitari Carlo Carboni e Roberto Mascarucci. In particolare, la Cna propone la creazione di una “Smart Adriatic”, un fondo di garanzia della Macroregione appositamente dedicato alle Pmi. Inoltre, sul fronte delle infrastrutture, per Cna sono prioritari il potenziamento delle direttrici Nord-Sud con il prolungamento del Corridoio Baltico-Adriatico fino a Brindisi e delle direttrici Est-Ovest con il completamento della Fano-Grosseto e del Quadrilatero verso Zadar, la Ancona-Spalato, la Pescara-Ploce e la Bari-Bar. E, ancora, il completamento della terza corsia dell’Autostrada Adriatica, il prolungamento verso Sud dell’Alta velocità ferroviaria, il potenziamento del sistema aeroportuale, lo sviluppo integrato del sistema portuale, lo sviluppo delle piattaforme intermodali. Importante è considerata anche la creazione di reti di competenza tra istituzioni, imprese, università e associazioni come snodi di eccellenze virtuali per favorire gli investimenti in ricerca e sviluppo per le Pmi.

L’occasione ha consentito il confronto tra tutti i soggetti coinvolti nel percorso: il presidente della Cna Marche, Renato Picciaiola; l’assessore al Porto del comune di Ancona, Ida Simonella; il rettore dell’università politecnica delle Marche, Sauro Longhi; il punto di contatto alla Farnesina per la Macroregione, Andrea Vitolo; il segretario generale dell’Iniziativa Adriatico Jonica, Fabio Pigliapoco; il presidente della regione Marche, Gian Mario Spacca; il ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia.

“La Macroregione Adriatico Jonica – ha sottolineato il ministro – deve rappresentare una grande occasione per gestire in maniera integrata fra gli otto Paesi coinvolti nel progetto europeo i beni comuni a tutta l’area, come il mare, e per produrre beni collettivi, come servizi e infrastrutture che nessun Paese può realizzare da solo ma diventano fattibili mettendo insieme risorse, competenze, forza lavoro da una sponda all’altra. Mi riferisco, in particolare, ai collegamenti, alle infrastrutture, ai porti che vanno gestiti in maniera integrata. In questo contesto, le Marche – ha concluso Trigilia – e il suo sistema produttivo di Pmi possono svolgere un ruolo fondamentale”.

 

Dalla Regione Marche:

 

MACROREGIONE ADRIATICO IONICA, SPACCA AL CONVEGNO DELLA CNA. “PROGETTI CONCRETI PER IL PIANO D’AZIONE”

 

Una Cloud adriatico ionica, una scuola di amministrazione sul modello della francese Ena, la crescita della rete infrastrutturale in ambito europeo e l’incentivazione dell’aggregazione tra piccole e medie imprese. Sono alcuni dei progetti da inserire nel Piano d’azione della Macroregione adriatico ionica che il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, ha annunciato questa mattina nel corso del convegno della Cna “Una strategia per la Macroregione adriatico ionica. Crescita e Sviluppo Sostenibile, Coesione Territoriale, Ruolo delle Micro e Piccole Imprese. Il contributo della Cna alla definizione del Piano di Azione”, alla presenza del ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia. Progetti da realizzare attraverso la combinazione di fondi strutturali dei diversi Paesi Ue della Macroregione e risorse dei Paesi in pre-adesione. “Quello di oggi – ha detto Spacca – è un incontro molto importante, attraverso il quale la Cna interpreta pienamente la possibilità che viene offerta di inserire alcuni progetti nel Piano d’azione della Macroregione in via di realizzazione. Una costruzione dal basso che richiama il contributo di istituzioni, enti locali, categorie economiche e sociali, associazioni. Da parte nostra, tra i progetti che intendiamo inserire nel Piano d’azione, ricordo quello della Cloud adriatico ionica da creare con una sinergia istituzionale e scientifica. Si tratta di una infrastruttura non pesante in grado di far dialogare rapidamente le comunità della Macroregione. Abbiamo già raccolto la disponibilità dell’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) a collaborare al progetto”.

Secondo tema, la cultura amministrativa delle aree macroregionali. “Per accrescerla – ha annunciato Spacca – pensiamo ad una scuola stile Ema. Ci sono poi progetti di sviluppo delle piccole e medie imprese, improntati soprattutto alla creazione di reti, e il tema delle infrastrutture fisiche”. Spacca ha ricordato i passi avanti già compiuti per il Corridoio mediterraneo, con l’inserimento della Fano-Grosseto (land bridge sulla rotta Penisola Iberica-Balcani) nelle reti europee Ten e l’approvazione da parte del Cipe, e per il corridoio Helsinki-La Valletta con l’inserimento del porto di Ancona. “Più complicata – ha aggiunto – è la situazione per il corridoio Baltico-Adriatico che sta trovando una resistenza incomprensibile. C’è ancora da lavorare con determinazione per ottenerne il prolungamento fino ad Ancona”.

“Dobbiamo lavorare velocemente alla costruzione del Piano d’azione – ha concluso Spacca – non con orientamenti ma con progetti concreti. L’appuntamento di febbraio ad Atene con la discussione del Piano, è vicino. Le Marche ci credono, ci crede l’Italia che farà della Macroregione adriatico ionica una delle azioni prioritarie del suo turno di presidenza della Ue. E ci crede l’Europa che ha compreso la necessità di intervenire su quest’area la cui fragilità rischia altrimenti di mettere in discussione la stessa coesione europea. La Macroregione è un progetto che richiede una forte spinta dal basso, ma anche una forte coerenza rispetto alla filiera istituzionale, con la convergenza di azioni da parte di ciascuno. L’appuntamento di oggi è, in questo senso, di grande significato”.

 

 

Dalle Cna provinciali:

 

LA CNA DI ASCOLI HA PRESENTATO I DATI DI UN MONITORAGGIO SULL’UTILIZZO DA PARTE DELLE IMPRESE DEL PICENO DELLE PIATTAFORME INFORMATICHE E DEL WEB MARKETING

 

ASCOLI PICENO. “Nel 2008 soltanto 200 aziende su 1.500 usavano la posta elettronica per lavoro, oggi abbiamo raggiunto  quota 700 e questo ci fa capire sia quanti passi avanti si siano fatti, sia quanti ancora se ne debbano fare. E noi come Cna siamo impegnati in prima linea in questo percorso di crescita delle imprese del Piceno”. Così Gino Sabatini, presidente della Cna di Ascoli, commenta i dati del monitoraggio che la Cna Picena ha compiuto,  su un campione di 1.500 imprese associate di tutta la provincia, relativamente all’utilizzo delle nuove tecnologie e del web per la crescita dell’azienda stessa.

L’uso corrente della posta elettronica in azienda è dunque passato dal 13,3 per cento del 2008 al 46,6 per cento del 2013. Ancora più marcato il “balzo” per quanto riguarda l’utilizzo dei sistemi informatici per le pratiche aziendali e i contatti con fornitori e acquirenti: appena una quindicina di aziende su 1.500 (meno dell’uno per cento) nel 2008, più di 300 (20%) nel 2013. E ancora: sempre nel 2008 non più di 10 aziende avevano in disponibilità pagine web promozionali e per l’e-commerce, mentre nel 2013 il loro numero (sempre su un campione monitorato di 1.500 imprese) è salito a 150 (10%). “Sabato abbiamo avuto un incontro con le aziende e con gli studenti – spiega Francesco Balloni, direttore della Cna di Ascoli – in un percorso che abbiamo già avviato da tempo e che vogliamo rafforzare. L’obiettivo è offrire nuovi strumenti di crescita alle imprese e nuove opportunità di occupazione per i giovani”.

“Il convegno – spiega ancora il presidente Sabatini – è stato ospitato dall’Istituto Tecnico Industriale Fermi di Ascoli è ha dimostrato il grandissimo interesse di imprenditori e giovani riguardo le tematiche dell’informatizzazione a 360 gradi della nostre imprese”. “Operando nel settore – aggiunge Sandro Gregori, presidente dell’unione provinciale Cna Comunicazione e Terziario avanzato – ci si può rendere conto quanto le imprese abbiano bisogno di questi nuovi strumenti. Anche per i nuovi mercati, quelli legati all’Intenazionalizzazione, riguardo ai quali il web è imprescindibile, perché possono far conoscere la mia azienda e vendere i miei prodotti anche quando qui da noi è notte fonda, ma in un’altra parte del mondo si lavora a ritmo pieno”.

Il convegno della Cna di Ascoli all’Istituto Fermi si è avvalso dell’intervento, in qualità di relatori, di Salvatore Di Domenico, del Team di Italia Google e di Fulvio Silvestri, docente di comunicazione e maketing. “L’interesse per questi temi – conclude Sabatini – si spiega con la crisi, ma anche con la voglia di crescere a soprattutto in base a due parametri fondamentali: in 3 anni gli imprenditori associati alla Cna con meno di 35 anni sono passati dal 18 al 37 per cento. E le nuove generazioni sono ovviamente più sensibili a questi temi. Ma c’è anche il fatto che, sempre fra le aziende che abbiamo monitorato nel nostro sondaggio, il 10% di queste ha raggiunto una quota di fatturato con l’estero compresa fra il 15 e il 25%. E incrementi di questa portata, sui mercati internazionali, non si possono raggiungere se non si è supportati da valide piattaforme informatiche e del web”.

 

LA DINAMICA DEMOGRAFICA DELLE IMPRESE

DELLA PROVINCIA DI FERMO AL TERZO TRIMESTRE 2013.

 

FERMO. Dal registro delle imprese della Camera di Commercio risulta che quelle attive nella provincia di Fermo e censite nel III° trimestre del 2013 sono 20.172.

Il saldo, calcolato come differenza tra iscrizioni e cancellazioni (al netto di quelle di ufficio per depurarlo dagli effetti delle procedure amministrative) è pari a 11 imprese in più rispetto al II° trimestre 2013.

Nel periodo 2009-2012 il tasso di crescita delle imprese della provincia di Fermo, sebbene decrescente, risulta sempre positivo in quanto i tassi di natalità sono sempre superiori a quelli di mortalità. Per quanto riguarda, invece, il sistema delle imprese artigiane, che nella provincia di Fermo rappresenta circa il 36% del totale, si osservano negli ultimi anni tassi di crescita negativi con una conseguente costante riduzione del numero di imprese artigiane attive.

Osservando i dati per macro settore di attività economica relativi al medio periodo (che va dal III° trimestre 2009 al III° trimestre 2013), si registra un calo del numero di imprese pari a 428 unità (-2,07%), che esprime un ridimensionamento del sistema produttivo in quasi tutti i macro settori, fatta eccezione per il terziario.

In quest’ultimo macro settore infatti, sebbene si osservi una riduzione del numero di attività commerciali (-91) e delle imprese di trasporto (-42), si registra un aumento del numero di attività di alloggio e ristorazione (+86 attività in 4 anni), delle attività immobiliari (+29), delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+54) e delle attività di servizi alla persona (+36).

Considerando, invece, il periodo più recente il tessuto delle imprese della provincia di Fermo ha perduto in 12 mesi (i dati sono aggiornati alla fine del III° trimestre 2013)  243 imprese rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: 68 di queste appartengono ai settori manifatturieri e 51 al settore delle costruzioni.

Nell’ambito del terziario i settori di attività economiche che nell’ultimo anno registrano le principali variazioni positive riguardano i servizi di alloggio e ristorazione (+17 unità locali), le agenzie di viaggio e i servizi di noleggio e di supporto alle imprese (+18 unità locali) e le attività immobiliari (+11 imprese). 

Nell’ambito delle attività manifatturiere quasi tutti i più rappresentativi settori della provincia nel corso dell’ultimo anno (III° trimestre 2012- III° trimestre 2013), registrano una diminuzione di imprese attive: calzature e fabbricazione di articoli in pelle (-36), fabbricazione di prodotti in metallo (-5), confezioni di articoli di abbigliamento (-9).

Siamo convinti che alla radice di questa drammatica recessione ci siano molte ragioni – sostiene il Presidente Provinciale della CNA di Fermo Paolo Silenzi – una su tutte, e non adeguatamente analizzata, è la profonda ri-allocazione della ricchezza che dal mondo della produzione e del lavoro si è trasferita alla finanza e alla rendita: mentre l’1% della popolazione si è straordinariamente arricchito, il sistema delle piccole e medie imprese e dei lavoratori si è impoverito. Questo cambiamento ha prodotto una significativa contrazione dei consumi, in particolare di quelli riferibili alla classe media. Uno stato di cose che tuttavia non deve essere considerato come irreversibile: si può e si deve intervenire sulla distribuzione della ricchezza, che deve essere ri-allocata su chi produce e su chi lavora, altrimenti la domanda non potrà ripartire”.

Dai dati relativi al terzo trimestre di quest’anno – commenta il direttore della CNA Provinciale di Fermo Alessandro Migliore – emerge chiaramente come, nonostante il saldo positivo degli ultimi tre mesi rispetto ai precedenti, il tasso di crescita rispetto a cinque anni fa sia decisamente decrescente e come, rispetto al 2012, il tessuto delle imprese del Fermano abbia perso 243 aziende, per lo più del settore delle costruzioni, dell’autotrasporto e del manifatturiero. Si tratta di alcuni tra i settori vitali per l’economia del nostro territorio.

E’ la perdurante crisi della produzione in Italia è sotto gli occhi di tutti – prosegue il direttore – quello che non è chiaro è cosa stia facendo la politica per combatterla. Ritengo che andrebbero quanto meno concertate politiche di sano protezionismo, perché se in Italia la produzione è in costante crisi, nelle altre parti del mondo c’è chi continua a crescere”.

Aggiunge il direttore provinciale: “La CNA di Fermo ha appena concluso la stagione delle assemblee congressuali con cui ha rinnovato sia gli organismi dirigenti che lo spirito con cui affrontare la tutela delle imprese che rappresenta. Dall’assemblea elettiva dello scorso 19 ottobre abbiamo lanciato un messaggio agli imprenditori artigiani: bisogna contrastare frontalmente il pessimismo ma, soprattutto, il declinismo. Il nostro Paese infatti rischia di rimanere prigioniero di un atteggiamento depressivo e molto pericoloso, ormai diffuso in tutta Europa. Un messaggio – conclude Alessandro Migliore – inviato non solo agli artigiani ma anche a chi ci governa che, come le imprese, non deve mai smettere di reagire e di fare sacrifici pur di continuare a realizzare il sogno di una vita”.

 

GIOVANE, ITALIANO, DISOCCUPATO:

ECCO L’IDENTIKIT DEL PARTECIPANTE AL CORSO PER PIZZAIOLI DELLA CNA

Sempre tantissime le richieste, scatta il decimo corso di formazione

 

ANCONA. Ancora grandissimo interesse per i corsi per pizzaioli promossi da Cna Alimentare, che ha appena diplomato i partecipanti al nono corso (foto) e sta ultimando le iscrizioni al decimo, che si terrà sempre ad Ancona grazie alla collaborazione di Cna Tecnoquality, Pizza Elite e Forni Pergolotti.

Fino ad oggi, la stragrande maggioranza dei corsisti partecipanti è risultata composta da giovani under 40, italiani, disoccupati. Evidentemente tutti a caccia del lavoro che non c’è, cercando un’alternativa nel settore alimentare, specificatamente della pizza, che sembra non accusare troppo la crisi. 

Molto apprezzata la novità riguardante l’introduzione della sezione formativa “destinazione estero”, che prevede la presentazione di un Paese focus individuato dai corsisti. Il nono corso ha scelto l’Olanda e la Cna ha potuto anche presentare un’intervista in diretta online ad un imprenditore di origini siciliane, Marco Vassalo, che gestisce a Rotterdam da alcuni anni un takeaway.

 

La CNA risollecita l’adozione delle osservazioni al Piano cave da parte della Regione. Aziende disponibili ad operare subito per sistemare l’alveo dei fiumi

 

DOPO LE ESONDAZIONI DI CANDIGLIANO E BURANO

LE IMPRESE, “ADESSO BASTA, CI PENSIAMO NOI A RIPULIRE I NOSTRI FIUMI”

 

ACQUALAGNA – Non vogliamo unirci al coro dei “noi l’avevamo detto”, né alimentare quella sorta di sciacallaggio mediatico che anima qualcuno smanioso di apparire sui giornali all’indomani di calamità come quelle che hanno segnato anche questa volta la nostra provincia. Ci riferiamo in particolare alle recenti esondazioni dei fiumi dell’entroterra ed in particolare del Candigliano al Furlo e del Burano in zona Cantiano.  Come CNA e rappresentanti delle imprese di quella zona, vogliamo sì individuare responsabilità di quanto è accaduto ma essere anche propositivi e dare il nostro contributo in termini pragmatici, così come abbiamo fatto in tempi non sospetti. Come? A spiegarlo è Oscar Moretti, presidente della CNA di Cagli. “Abbiamo presentato a suo tempo una osservazione al Piano Cave regionale che prevedeva la possibilità da parte delle nostre imprese di costruzioni di ripulire l’alveo dei fiumi in cambio di materiale inerte e di risulta”.  “Si tratta di un intervento a costo zero che avrebbe consentito di ripulire gli argini ed il letto dei fiumi e di mettere in sicurezza i tratti più pericolosi dei corsi d’acqua”. “Una soluzione semplice – precisa Moretti – rispettosa dell’ambiente che avrebbe permesso di raggiungere più risultati. Quali? Primo: la messa in sicurezza dei fiumi; secondo, l’utilizzazione del materiale inerte proveniente dalla ripulitura degli alvei dei corsi d’acqua locali per le imprese del settore costruzioni, a km zero; terzo, un minor impatto ambientale derivato anche dalla non utilizzazione di inerti provenienti da cave tradizionali o dalla movimentazioni di ghiaie dall’estero”.“Purtroppo – aggiunge Fausto Baldarelli, responsabile provinciale dell’Unione Costruzioni della CNA – la Regione Marche, pur recependo le proposte, non ha dato un seguito amministrativo e legislativo alle osservazioni al Piano Cave. Ed ecco, puntuale ci ritroviamo ancora una volta a fare i conti con un altro disastro annunciato che rischia di ripetersi se non si provvederà in qualche modo ad intervenire con urgenza. Altre copiose precipitazioni sono previste infatti nei prossimi giorni. Come CNA sollecitiamo pertanto la Regione a recepire le nostre osservazioni”. “Ad Ancona – conclude Oscar Moretti – prendano pur esempio dall’Emilia Romagna. Quella proposta di riutilizzo degli inerti dagli alvei dei fiumi è già operativa in Valmarecchia e sta dando ottimi risultati”.   

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