NOTIZIE DAL TERRITORIO N. 59

15 OTTOBRE 2013

Intervista per IO L’IMPRESA al Preside della Facoltà di Economia

dell’Università Politecnica delle Marche, Gian Luca Gregori.

 

LA RIPRESA NON E’ UN MOTORE. SENZA RILANCIO DEI CONSUMI, CRESCITA DELL’OCCUPAZIONE E TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA, LA CRISI PROSEGUIRA’ ANCHE NEL 2014. SPERANZE DA EXPORT E TURISMO

 

di Sergio Giacchi

 

La ripresa non è un motore. Per farla ripartire non basta girare la chiave. Occorre che si creino i presupposti economici, sociali ed istituzionali. Ed oggi questi presupposti non ci sono. I consumi stanno ripartendo? No. La spesa pubblica viene tagliata? No. Aumenta la produttività? No. Si incrementa l’occupazione? No. Ed allora,  quale ripresa?

Gian Luca Gregori, preside della facoltà di Economia all’Università Politecnica delle Marche non crede a chi ipotizza un 2014 in ripresa, se prima non si gettano le basi per rilanciare il sistema produttivo, rimettendo al centro l’impresa.

Preside, quali elementi servono per fare ripartire la crescita?

Una prima considerazione è che ci sono alcuni settori che stanno ottenendo performance migliori degli altri come l’agroalimentare e il  calzaturiero nelle Marche.  Inoltre ci  sono imprese che operano anche in settori difficili ma che sono riuscite  comunque ad ottenere delle performance positive. Si tratta delle aziende più strutturate, che hanno investito, che hanno mostrato una attenzione più consistente all’attività commerciale e non solo a quella tecnico-produttiva. Sono imprese che riescono, anche nel caso di dimensioni limitate, ad avere performance nei mercati internazionali. Nel caso delle aziende di piccolo commercio e artigianato  che operano in un mercato domestico e locale, la situazione è completamente diversa, perché la forte riduzione dei consumi pone queste in una situazione di profonda crisi. Per molte di esse, che non andranno mai sui mercati esteri, o si riesce a far crescere la domanda interna o si prospettano periodi molto difficili.

La strada delle reti di imprese e delle filiere è una strada percorribile per le piccole imprese, che può dare dei vantaggi?

I contratti di rete sono ancora pochi in Italia e ancora meno nelle Marche. E’ una strada che va battuta, soprattutto nel manifatturiero, per consentire alle imprese di avere accesso all’internazionalizzazione, alla commercializzazione, alla innovazione ed alla ricerca. Tutti elementi indispensabili per tornare competitivi; sempre che vengano “declinati” per modelli d’impresa!

Nelle nostre quattro regioni, il turismo può essere un volano dell’economia?

Per quanto riguarda il turismo, questo potrebbe svolgere un ruolo importante,considerando ancora la scarsa capacità attrattiva che abbiamo per gli stranieri. Il loro peso nelle città di mare è del  27% sul totale delle presenze turistiche, a fronte di un incremento mondiale che sta raddoppiando. Quindi c’è un flusso turistico mondiale in forte crescita che non stiamo intercettando. Intercettarlo  significa far aumentare anche la domanda “locale”, in quanto la presenza dei turisti stranieri nel mercato italiano può avere un effetto molto positivo.

 Quale ruolo per le istituzioni e le Università nell’aiutare le imprese a intercettare la ripresa?

Il nostro ruolo deve essere  quello di creare un ponte tra l’Università e il mondo del lavoro.

Ciò può avvenire in tanti modi. Uno può essere anticipando quelli che sono i momenti di ingresso; se un laureato incomincia a fare i colloqui di lavoro diversi mesi dopo la laurea e arriva a 7-8 mesi di inoccupazione, se aveva un po’ di entusiasmo, quell’ entusiasmo gliel’abbiamo già distrutto.

Per attuare ciò sono stati creati vari progetti da parte dell’università con industrie marchigiane.  Abbiamo consentito a dieci studenti di essere inseriti in progetti aziendali,  e ogni anno 2-3 di questi  vengono assunti. Un altro progetto ha consentito un finanziamento di sei mesi di lavoro per 15 laureati selezionati dalle aziende  e ci sono state 10 proposte di lavoro. Un’altra operazione che è in procinto di essere attuata, è quella di consentire ad un laureando di diventare per sei giorni manager, cioè di affiancarlo a un imprenditore per fargli capire la realtà del lavoro.  Infine vi è un progetto di più alto livello, Campus World, in cui ogni anno 120 laureati vengono inviati nel mondo per fare un’attività lavorativa da 3 a 6 mesi e di questi il 38% rimane, sulla base dei dati storici, a lavorare in organizzazioni internazionali. Sul concetto di internazionalizzazione, l’errore che per molto tempo si è fatto, è stato quello di aver pensato solo all’esportazione dei prodotti, ragionando solo sulla base dei dati della bilancia commerciale. Per sviluppare l’internazionalizzazione bisogna invece internazionalizzare le persone, che si devono muovere, capire quello che succede, riportare esperienze e trasferirle alle aziende.

Il sistema economico cosa dovrebbe chiedere al Governo per sostenere questa ripartenza del sistema produttivo di regioni manifatturiere come Marche, Emilia-Romagna,  Toscana e Umbria?

Bisognerebbe capire quello che si può chiedere –anche in relazione alla Comunità Europea-  ed avere una strategia chiara in tal senso; ad esempio, potrebbe essere utile avere zone di “porto franco”, cioè zone che si caratterizzano in certe aree per condizioni vantaggiose. In realtà tale richiesta, proprio perché limita il concetto di libera concorrenza, non risulta facile da soddisfare.

Un’altra riflessione riguarda l’intervento dell’Operatore Pubblico nel favorire i processi di internazionalizzazione; siamo di fronte, a differenza di altri Paesi, a troppi soggetti. Solo nelle Marche ne operano una ventina; al contrario, abbiamo bisogno di una strategia unitaria, convergente che utilizzi in modo più efficace le risorse. 

Fino ad ora una minoranza delle piccole e medie imprese delle nostre regioni,  riesce ad avere sbocchi sui mercati esteri. Per quelle che rimangano qui, quelle che hanno un mercato di sub-fornitura verso altre imprese oppure un mercato limitato alla regione o comunque un mercato locale, quali sono le prospettive?

Il futuro non si prevede ma si costruisce, sapendo che non torneremo più alla situazione precedente il 2007 (almeno nel breve periodo). In queste imprese dobbiamo sempre più andare a diffondere strumenti culturali di gestione aziendale: si pensi alla gestione economica e a quella finanziaria, molto spesso “confuse” tra loro.  Il rischio in molti casi è quello di avere un utile da un punto di visto economico, ma di doversi indebitare per pagare le tasse o di trovarsi in una situazione di fortissima illiquidità. Un altro tema è la mancanza di un piano strategico; le imprese si devono necessariamente dotare di questi strumenti e soprattutto in questo periodo non possono farne a meno. Infine vi è il tema della commercializzazione e della gestione delle relazioni con il mercato. L’aspetto tecnico-produttivo è importante, è sicuramente la condizione necessaria dalla quale partire, ma non è più sufficiente.

È possibile uscire dalla crisi, ma soprattutto come ne usciremo?

Relativamente a quando ne usciremo, risulta impossibile prevederlo; tutti i centri studi che hanno fatto previsioni in proposito hanno commessi grandi errori. Il problema è soprattutto: cosa stiamo facendo per uscire dalla crisi? A me sembra molto poco! Si devono realizzare interventi differenti per tipologie di imprese diverse, recuperando comunque la centralità dell’azienda (che si è persa!). In certi casi, la percezione che si ha -basti pensare alle varie forme di accanimento burocratico- , soprattutto nei confronti della piccola impresa, è quella di un “nemico da combattere” e non di chi produce la reale ricchezza, che permette di alimentare il welfare e lo stato sociale.

Riguardo a come ne usciremo, sicuramente in modo diverso; i nostri modelli di consumo si sono modificati ed ancora cambieranno, a fronte di un necessario adattamento alla diminuzione del  reddito reale. Qualcuno teorizza anche sulla “decrescita felice”; sicuramente, condizioni di crisi possono far riscoprire alcuni valori -anche etici-, che si erano persi. Per ora la “decrescita” si è verificata; qualche dubbio sulla “felicità”, evidenziando l’elevato rischio di non poterci più permettere come Paese gli attuali servizi (sanitari, pensionistici e di welfare in generale). E questa per le nuove generazioni non è una prospettiva entusiasmante!

 

Dalla Regione Marche:

 

PRIMA RIUNIONE EUROPEA PER LA MACROREGIONE

LE MARCHE PROPONGONO L’ADRIATIC CLOUD

 

Connettere la Macroregione e ridurre le distanze tra le comunità insulari e rurali attraverso il miglioramento della governance dei corridoi interni e marittimi, delle reti telematiche e delle reti energetiche sviluppando modalità di trasporto e di fornitura favorevoli all’ambiente.  E’ questo l’obiettivo del secondo pilastro della Strategia macroregionale Adriatica Ionica (Eusair), discusso oggi nel corso della prima riunione europea di consultazione degli stakeholders alla Loggia dei Mercanti. Tra gli ospiti il sottosegretario del Ministero Affari Esteri Marta Dassù per l’Italia e Ana Hrustanović Ambasciatore serbo in Italia per la Serbia, il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca, il coordinatore Eusair della Commissione Europea Giannantonio Ballette e l’ambasciatore Fabio Pigliapoco Segretario generale dell’Iniziativa Adriatico Ionica. “L’evento di oggi – ha detto Spacca – è la consacrazione in una dimensione operativa della strategia della Macroregione Adriatico Ionica. Il lavoro che affrontiamo ha un profilo di grande concretezza: stiamo realizzando ciò che l’Europa ci chiede, la costruzione del piano d’azione della strategia macroregionale. In particolare questo incontro è incentrato sui progetti che fanno riferimento al secondo pilastro del piano d’azione, quello della connettività, coordinato da Italia e Serbia. Come Regione Marche vogliamo offrire in particolare due contributi. Il primo è già in fase di realizzazione grazie alla disponibilità che l’Europa ha offerto con l’inserimento nella Rete Transeuropea di trasporto Ten-T che consente l’accesso ai fondi Bei: è la Fano-Grosseto, il land bridge – ponte di terra – nella rotta che collega la Spagna ai Balcani. Un asse fondamentale di connessione del sud dell’Europa in prospettiva mediterranea. Il secondo è una proposta che avanziamo nell’ambito di quel disegno infrastrutturale di vasta scala che è la Macroregione: creare non solo infrastrutture fisiche, ma anche telematiche da realizzare subito per innervare questa area. E’ la creazione di una infrastruttura leggera, una ‘adriatic cloud’, una nuvola telematica dove potranno agganciarsi tutte le istituzioni, gli stakeholders, le forze sociali, le organizzazioni civili che vorranno costruire insieme il percorso della Macroregione. Un modo per dare maggiore velocità e trasparenza alle informazioni”.

Ad aprire i lavori è stato l’ambasciatore Ana Hrustanović: “Ringrazio di cuore la Regione Marche e la città di Ancona per aver creato l’ opportunità di avere questo primo importante incontro sulle infrastrutture. Le politiche di integrazione sono una priorità non solo per i paesi dell’Ue, ma anche per quelli che speriamo ne faranno parte. La Serbia in particolare auspica che con l’aiuto di tutti i partner della Macroregione il percorso di integrazione europea si completi entro l’inizio del prossimo anno”.

“Quello di oggi – ha spiegato Ballette – è un evento molto importante. Si tratta della prima di una serie di consultazioni che si svolgeranno nelle prossime settimane per fornire input idee e suggerimenti. La strategia può avere successo solo con l’impegno istituzionale e amministrativo importante dei Paesi coinvolti. La Commissione da sola non è in grado di preparare la strategia che appartiene a tutti: serve un impegno congiunto per la creazione di un valido piano d’azione. Obiettivo della strategia è la crescita l’occupazione e la prosperità delle regioni coinvolte, ma anche la facilitazione nell’integrazione dei Balcani all’Europa”.

Prima delle quattro sessioni di approfondimento, a tirare le conclusioni sul dibattito generale è stato il sottosegretario Marta Dassù: “Oggi – ha affermato – è un giorno importante perché insieme alla Serbia presidiamo questo importante pilastro. Connessione significa costruire

infrastrutture non solo materiali ma anche immateriali, come l’Adriatic cloud per connettere il business, le università e tutti gli stakholders , daranno le gambe a questa strategia. Abbiamo convinto l’Europa ad appoggiare la nostra iniziativa perché il nostro fine è davvero quello di facilitare la coesione dell’area interessata e di sostenere l’avvicinamento di quattro paesi (Albania, Bosnia, Serbia, Montenegro) all’Unione Europea per creare stabilità e sviluppo per tutti. E’ poi altrettanto importante sottolineare che la Strategia Eusair non necessita di nuovi fondi, nuova legislazione, nuove istituzioni, ma di sussidiarietà virtuosa e condivisa per cui i fondi di coesione saranno finalizzati per obiettivi comuni che interessano tutti. Il nostro lavoro – ha concluso Dassù – dovrà essere convincente e concentrato su quattro pilastri essenziali ad alto tasso geopolitico e di grande valore economico, ma darà risultati solo se collaboreremo tutti. Siamo fiduciosi che funzionerà”.

 

Scheda tecnica di approfondimento

Il pilastro “Connettere le Regioni Adriatiche e Ioniche” intende affrontare i gap regionali e le barriere rimuovendo i colli di bottiglia presenti nel sistema chiave di trasporto e nelle infrastrutture energetiche. Sarà incentrato sulla governance dei corridoi interni e marittimi e sull’interoperabilità delle modalità di trasporto. Data la loro posizione sia sui corridoi est-ovest che sugli assi nord-sud dell’Europa, il mare Adriatico e quello Ionio rappresentano una rotta importante per il trasporto di beni, passeggeri ed energia. Diversi Paesi dell’Europa Centrale e senza sbocchi al mare dipendono pesantemente per le loro importazioni ed esportazioni dai porti situati nella macro-regione. La competitività di questi porti dipende, tra le altre cose, dalla loro capacità di migliorare l’interoperabilità delle modalità di trasporto integrando trasporto marittimo, trasporto fluviale e trasporto via terra, incluso il TEN-T (Network di trasporto trans-europeo) e di adattarsi all’utilizzo di risorse efficienti e modalità di gestione amiche dell’ambiente. L’autostrada adriatica del mare è l’esempio degli sforzi necessari per fornire un servizio di trasporto di beni e passeggeri attraverso il sistema tran-europeo di trasporto multimodale che sia affidabile e competitivo. L’industria del trasporto marittimo, una grande risorsa per i paesi della macro-regione, ha tutte le potenzialità per essere la base di partenza per un ulteriore sviluppo economico. L’implementazione rigorosa delle normative europee ed interne contribuirà allo sviluppo della qualità del trasporto marittimo, rendendolo un settore in cui competere ad armi pari, incoraggerà la mobilità e preparerà progressivamente i paesi candidati e potenziali candidati per l’ingresso nell’Unione Europea. Dovrà essere perseguita la creazione di una cultura del rispetto delle vigenti norme internazionali ed europee.

Nel confronto con altre regioni il numero di navi che all’anno attraversano il mare Adriatico e Ionio è maggiore, anche se c’è ancora un gap in termini di servizi internazionali di trasporto passeggeri a cadenza regolare, mentre il trasporto di petrolio e gas sta aumentando. Oltre che per il traffico commerciale marittimo, il mare Adriatico ed il mare Ionio sono utilizzati dai network criminali coinvolti nel traffico di immigrati clandestini ed in altri traffici illegali.

Connessioni di trasporto via terra e via mare che siano sostenibili e sicure sono fondamentali per rafforzare i legami sociali e commerciali attraverso ed al di fuori della regione adriatico-ionica e rappresentano un elemento fondamentale per preservare la vitalità delle comunità più lontane dalla costa.

La regione Adriatico-Ionica è un’importante via di comunicazione per la distribuzione dell’energia. Le infrastrutture energetiche nell’area hanno bisogno di essere sviluppate e ottimizzate (es. corridoi del gas, basati su accordi intergovernativi). Nel corso dei prossimi anni non si prevedono significative nuove fonti di offerta di gas nell’Europa sud orientale. Quindi, sarà necessario creare condizioni solide di mercato nell’area, così da evitare prezzi di monopolio da parte di fornitori dominanti. In mancanza di nuove grandi quantità di gas, e anche di nuove ampie infrastrutture (come il Nabucco occidentale), i Paesi della Regione dovranno ottimizzare le risorse che hanno a disposizione e quelle che saranno costruite nell’ambito del Programma di progetti di Interesse Comune e anche altri programmi. In aggiunta, il concetto di Comunità Europea dell’Energia permetterà alla regione di aumentare la cooperazione su progetti di infrastrutture energetiche tenendo in considerazione gli aspetti trasversali fra settori (ambiente, trasporto, affari marittimi). Collegamenti tra le condotte di gas stanno per essere esplorati (condotta trans-adriatica e la pianificata Condotta adriatico-ionica).

 

Obiettivi specifici

  • · Ottimizzare le interfacce, le procedure e le infrastrutture per facilitare il commercio con l’Europa meridionale, centrale ed orientale, anche garantendo la rapida implementazione di uno spazio per il trasporto marittimo senza barriere.
  • · Migliorare le connessioni dei porti con l’entroterra grazie al sistema TEN-T e rafforzare lo sviluppo dell’intermodalità nella regione Adriatico-Ionica attraverso la creazione di centri merci e corridoi via terra.
  • · Migliorare la cooperazione tra autorità marittime nazionali e regionali con l’Unione Europea, stabilendo meccanismi per garantire lo scambio di informazioni marittime tra sistemi VTMIS nazionali (Vessels traffic monitoring information system – sistema di controllo del traffico di imbarcazioni) attraverso SafeSeaNet (Piattaforma europea per lo scambio di dati marittimi), specialmente per i Paesi candidati e potenziali candidati.
  • · Migliorare la cultura della conformità dei controlli su bandiere e navi internazionali, la responsabilità e l’assicurazione del trasporto marittimo, l’investigazione di incidenti e la sicurezza del porto.
  • · Sviluppare moderne tecnologie per la sicurezza nei porti della regione.
  • · Ridurre l’isolamento delle isole e delle aree più distanti dalla costa migliorando il loro accesso ai sistemi di trasporto e di distribuzione dell’energia.
  • · Accrescere l’efficienza e ridurre l’impatto ambientale dei sistemi di trasporto, in particolare fornendo soluzioni combinate di trasporto alternative, sostenibili e amiche dell’ambiente.
  • · Ridurre l’inquinamento dovuto al trasporto merci via mare, in particolare quello dovuto al trasporto di petrolio, alle emissioni nell’aria e all’abbandono di rifiuti.
  • · Migliorare costantemente la cooperazione sub-regionale ed il monitoraggio dei meccanismi esistenti relativi alla prevenzione, preparazione immediata e risposta coordinata alle fuoriuscite di petrolio.
  • · Migliorare la capacità di recupero delle infrastrutture a seguito di disastri naturali e provocati dall’uomo (compreso l’accompagnamento dello sviluppo costiero e delle infrastrutture).
  • · Affrontare la dimensione energetica con un approccio macro-regionale al fine di facilitare un impatto positivo sull’accessibilità, l’efficienza energetica e l’ambiente.
  • · Proteggere la sicurezza dell’ambiente per quanto riguarda il trasporto di beni pericolosi e attività correlate alle risorse energetiche.
  • · Sviluppare carburanti “amici dell’ambiente” da utilizzare per il trasporto marittimo ed implementare risorse energetiche rinnovabili.
  • · Creare opportunità stagionali di equilibrio energetico.
  • · Regolamentare e razionalizzare ciascun punto di interconnessione energetica del sistema regionale.

 

Da Banca dell’Adriatico:

 

FRENA L’EXPORT DEI DISTRETTI INDUSTRIALI DELLE MARCHE

Secondo trimestre negativo per l’export dei sette distretti industriali delle Marche. Dopo 12 trimestri di crescita ininterrotta si segnala la prima inversione di tendenza per l’export dell’area con una flessione dell’1,4% rispetto ad aprile-giugno del 2012.
A determinare la lieve contrazione delle esportazioni distrettuali marchigiane sono le performance negative dei due poli della filiera degli elettrodomestici e del mobile, le cappe aspiranti ed elettrodomestici di Fabriano (-7%) e le cucine di Pesaro (-7,8%) e del distretto della meccanica delle macchine utensili e per il legno di Pesaro (-16%). Non conoscono invece battute d’arresto i due distretti d’eccellenza del sistema moda, calzature di Fermo (+5,2%) e pelletterie del Tolentino (+6%), a cui si sommano le performance positive della jeans valley di Montefeltro
(+13,2%). Si conferma la frenata dell’export degli strumenti di Castelfidardo (-20,3%). Tuttavia, nonostante la variazione negativa registrata dai distretti delle Marche nel secondo trimestre, il bilancio complessivo per il primo semestre dell’anno si conferma positivo: a fine giugno le imprese distrettuali marchigiane hanno raggiunto un livello di export pari a 1.732 milioni di euro, 35 milioni in più rispetto al primo semestre 2012 (+2,1%). Sono i già citati distretti del sistema moda ad aver trainato il risultato complessivo.
Sono questi, in estrema sintesi, i principali risultati che emergono dal Monitor dei Distretti delle Marche curato dal Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo per Banca dell’Adriatico.
“A determinare il rallentamento delle esportazioni dei distretti marchigiani nel secondo trimestre dell’anno – commenta Roberto Dal Mas, direttore generale di Banca dell’Adriatico – è stata la frenata dei nuovi mercati che sono passati in territorio negativo, con un calo delle esportazioni del 2,5%. La flessione dei flussi commerciali diretti sui nuovi mercati si accompagna alla sostanziale stabilità delle vendite sui mercati maturi.”
La performance negativa dei nuovi mercati è dovuta in primis al calo delle esportazioni in Russia, il principale sbocco commerciale per l’area. Nel secondo trimestre questo mercato, che ha rappresentato il principale motore per la ripresa delle esportazioni dei distretti marchigiani dal 2010, ha registrato il primo segno negativo dopo 12 trimestri di crescita ininterrotta (-8,4%), sulla scia delle flessioni registrate da tutti i principali distretti, ad eccezione di quello delle calzature di Fermo. Tra gli altri nuovi mercati, hanno mostrato un andamento negativo anche Romania (-11%) e Polonia (-27%). La Cina e Hong Kong, al contrario, hanno evidenziato una dinamica positiva (+18,3% e +3,3% rispettivamente), risultato determinato principalmente dalla crescita del distretto delle calzature di Fermo, seguito dalle macchine utensili e per il legno di Pesaro. Continua invece per il terzo trimestre consecutivo la flessione delle vendite delle pelletterie del Tolentino sul mercato cinese e di Hong Kong.
Sui mercati maturi continuano a calare le esportazioni dirette verso Francia (-3,3%) e Germania (-5,8%), mentre crescono quelle verso Stati Uniti e Regno Unito (+16,4% e +0,3%). E’ il distretto delle calzature di Fermo a sostenere la performance sul mercato americano, seguito dalle macchine utensili e per il legno di Pesaro (+42%) e dalle cucine di Pesaro (+19,2%). Dopo un 2012 molto positivo, arretra invece la pelletteria del Tolentino.
La dinamica del monte ore di Cassa Integrazione Guadagni (CIG) offre l’immagine di un tessuto industriale in difficoltà, riflesso della leggera flessione registrata sui mercati esteri e della delicata condizione del mercato interno, dove il calo della spesa e dei redditi delle famiglie compromette la dinamica del fatturato delle imprese. Nei primi otto mesi del 2013 il numero di ore autorizzate in CIG è aumentato in misura significativa rispetto al periodo gennaio-agosto del 2012 (si è passati a 9,9 milioni di monte ore complessivo dai 6,5 milioni del 2012), variazione determinata dall’aumento delle componenti ordinaria e in deroga. Su livelli stabili e vicini ai massimi del quadriennio 2010-2013, il numero di ore autorizzate di CIG Straordinaria. Questi dati offrono una conferma del peggioramento del quadro congiunturale nel quale operano le imprese distrettuali marchigiane e la persistenza di un profondo processo di ristrutturazione e ridefinizione del tessuto industriale locale.”

 

Dalle Cna provinciali:

 

 

Partita la prima fase del progetto europeo di partnership tra Italia, Portogallo, Romania e Ungheria ed il paese della luna rossa.

 

MODA, PESARO FA DA CAPOFILA IN TURCHIA

 

PESARO – L’Italia e ed il settore della moda “made in Pesaro”, capofila di un progetto europeo. Si chiama Mcst (Modelling Cultural Sewing Techniques), e fa parte del Progetto di partnership Leonardo, finanziato dall’Ue. Il kick off, ovvero il primo incontro tra Italia, Turchia, Portogallo, Romania ed Ungheria si è tenuto nei giorni scorsi a Isparta, in Turchia.

A rappresentare la moda italiana erano la CNA di Pesaro e Urbino, la società Training 2000 e la Ommy srl di Omar Morotti. Un incontro per studiare le tradizioni del vestire nei rispettivi Paesi, per confrontarne le tecniche di confezionamento e per cercare di mettere a sistema matching le rispettive tipologie di produzione.

Nella delegazione pesarese nel paese della luna rossa, anche Moreno Bordoni, “Si tratta di un progetto ambizioso – dice il segretario della CNA di Pesaro e Urbino – che non vuole cercare di uniformare stili, tradizioni e culture – ma mettere a disposizione delle produzioni dei rispettivi paesi tecniche e modalità produttive che mettano la qualità e l’artigianalità al primo posto”.

“E’ chiaro – prosegue Bordoni – che per la posizione di assoluto rilievo che il nostro Paese vanta nel settore della moda, l’esperienza italiana sia diventata il punto di riferimento di questo progetto”.

Ed a rappresentare in Turchia un esempio di grande artigianalità, manualità e capacità di rendere il made in Italy unico in tutto il mondo era presente Omar Morotti, titolare della Ommy srl, laboratorio di maglieria pesarese che lavora per i più prestigiosi brand internazionali e che è riuscito a creare una propria linea di modelli molto apprezzati anche dai mercati esteri.

“Il progetto Mcst rappresenta una grande opportunità – dice Morotti – non solo per la mia azienda ma per molte altre imprese del sistema moda. Occorre aprirsi a nuovi mercati, studiare partnership che ci permettano di allargare la nostra produzione e di esportare la nostra qualità”.

A sottolineare l’importanza di questa collaborazione nel settore moda tra paesi dell’Ue anche Elmo De Angelis, presidente della società Training 2000 che coordina il progetto. “Confrontarsi, scambiare idee sulle proprie tradizioni e sulle soluzioni per la produzione, rappresenta un passo ulteriore rispetto alla conquista di nuovi mercati. Si tratta di un salto “culturale” rispetto al normale concetto di internazionalizzazione che potrà portare frutti positivi e combattere la concorrenza dei paesi asiatici”.

 

 

Parte il corso per  l’ottenimento dei requisiti professionali  per la somministrazione di alimenti e bevande

BRIOCHE, CAPPUCCINO E CAFFÈ?

UN CORSO ABILITA ALLA SOMMINISTRAZIONE

 

 PESARO – Servire una brioche, preparare un caffè, confezionare un panino, affettare del prosciutto o della mortadella. Sono operazioni che vediamo compiere ogni giorno ma che necessitano di una apposita qualifica.

Per questo la CNA di Pesaro e Urbino ha organizzato un corso valido ai fini della somministrazione e vendita di Alimenti e Bevande.

Si tratta di un corso formativo che serve a svolgere gli adempimenti normativi essenziali per svolgere l’attività: il corso è obbligatorio per tutti coloro che intendono avviare un’attività di commercializzazione al pubblico di alimenti e bevande all’interno del proprio locale, ma anche per coloro che, già titolari di attività alimentare artigiana, vogliono acquisire tale autorizzazione per migliorare l’offerta ai propri clienti.

 Il corso di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, disciplinato dalla Legge regionale n° 30/2005, è stato organizzato da Form. Art e CNA di Pesaro e Urbino accreditata come ente di formazione dalla Regione Marche.

 Per quanti volessero ottenere l’abilitazione alla somministrazione di alimenti e bevande, sono aperte le iscrizioni al corso.

 Per informazioni rivolgersi a Emanuela Forlani 0721 426164; Gabriele Storini: 348-7009516

  

 

 

 

ASSOCIATI