NOTIZIE DAL TERRITORIO N. 55

6 AGOSTO 2012

 

Dalla Cna Marche:

 

CNA E CONFARTIGIANATO CONTRO I TAVOLI BILATERALI

E PER LA PARI DIGNITA’ DELLE FORZE SOCIALI ED ECONOMICHE

 

I dati dell’economia regionale non sono confortanti per nessuno e testimoniano – al di là dei pur significativi interventi messi in campo – di quale straordinario sforzo ci sia ancora bisogno per salvare la gran parte del nostro sistema produttivo, per accompagnarlo ad una maggiore competitività e qualità.

L’artigianato è parte essenziale di questo sistema manifatturiero e dei servizi dalla cui tenuta deriva la possibilità o meno di ampliare la quota della popolazione attiva e sviluppare occupazione.

Contemporaneamente, con le manovre economiche dei precedenti governi e di quello in carica, la Regione denuncia un taglio drammatico delle risorse dei trasferimenti statali – e quindi delle proprie capacità di finanziamento – finora destinate sia alle politiche industriali che al sistema dei servizi sociali e sanitari delle Marche.

Anche sul versante sociale, dei servizi alla parte più debole della popolazione – costretto ad una drastica cura dimagrante e alla selezione rigorosa degli interventi – non si può non rilevare come esso sia un tema trasversale a tutte le categorie di cittadini e che colpisce anche fasce di lavoro autonomo e di famiglie di piccola imprenditoria in modo del tutto diverso dal passato.

Nelle Marche un cittadino su cinque, rispetto alla popolazione attiva, ha un’attività di lavoro autonomo o di impresa (artigiana, commerciale o agricola) ed anche tra la popolazione pensionata o di chi ha perso il lavoro è sempre più alto il numero di chi proviene da una attività in proprio.

L’esposizione a forme di disagio sociale e alla necessità di ricorrere al sistema dei servizi sociali e socio-sanitari che in gran parte sono sotto la programmazione e la direzione della Regione è in questo mondo pari a quella degli altri cittadini .

Se questo è il quadro delle Marche – e siamo certi che lo sia – non si può non pensare di fronteggiarlo con una grande coesione – a partire dalle scelte politiche, se non mettendo in campo un confronto trasparente ed efficace con tutte le rappresentanze sociali ed economiche che qui agiscono e danno voce – ognuna per la sua parte – a decine di migliaia di soggetti.

La realtà economica e sociale delle Marche, il futuro stesso della Regione in una logica di sviluppo che deve mobilitare tutte le energie e rispondere con equità a tutte le situazioni di disagio, richiede di evitare con grande cura le soluzioni più semplici. Quelle per esempio, sul piano politico, che basti confrontarsi con i gruppi economici maggiori e le loro rappresentanze per trovare la soluzioni alle politiche industriali che tanto tutti gli altri seguiranno a ruota. E anche quelle che per conservare un sistema di aiuti e servizi sociali sia sufficiente ascoltare una sola parte sociale, per quanto possa essere rilevante ed organizzata.

Il sistema economico è una filiera molto più complessa e non aliena dal leggere segnali politici che la escludono; così come sulle tematiche sociali di oggi, in cui il disagio percorre strati di “ceto medio” fino a ieri sostanzialmente immuni, non può mancare la voce ed il confronto con tutti coloro che ad essi danno voce.

Servono scelte coerenti ed innovative che consentano di guardare avanti per l’interesse generale delle Marche, proprio a partire dal piano politico.

Non possiamo quindi che leggere con preoccupazione sia il persistere di tavoli riservati e prioritari sulle tematiche sociali e sanitarie tra Regione e Organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti e sia l’avvio di tavoli politici altrettanto riservati su tematiche decisive per lo sviluppo economico con la sola Confindustria.

Innovazione, internazionalizzazione, infrastrutture, formazione e credito sono temi decisivi anche per la componente artigiana e di pmi che costituisce la parte preponderante del sistema marchigiano.

Come si può pensare di trovare soluzioni politiche soddisfacenti per l’insieme del sistema confrontandosi solo con una parte? E se quelle soluzioni ( e questo vale anche per il versante sociale) non trovano condivisione tra tutti i soggetti portatori di interessi, come pensa la guida politica della Regione di risolverli? Ci sono solo due possibilità: o la sottomissione alle decisioni degli altri o il conflitto.

Auspichiamo una seria riflessione e misure conseguenti, perché vogliamo che l’artigianato e le piccole imprese non siano costrette a dover scegliere tra quelle due possibilità, ma partecipare con pari dignità degli altri al confronto politico che consenta di decidere insieme sulla soluzione ai problemi delle Marche e dei suoi cittadini .

 

 

 

Dalle Cna provinciali:

 

Una media del 70% ha caratterizzato la mattinata di sciopero dei concessionari di spiaggia per dire no alle aste degli stabilimenti.

PESARO, SODDISFAZIONE DEI BAGNINI PER L’ADESIONE MASSICCIA

ALLA PROTESTA DEGLI OMBRELLONI

 

PESARO – Adesione massiccia questa mattina allo sciopero dei bagnini sul litorale di Pesaro. Hanno aderito alla protesta degli ombrelloni (chiusi sino alle 11), in media il 70% della categoria. Con percentuali differenti da Baia Flaminia fino a Fosso Sejore. La parte più a nord, quella di Baia Flaminia, secondo le stime raccolte da CNA Balneatori , è stata del 100%. Il 70% per la spiaggia di ponente (da Piazzale della Libertà al porto); del 65% quella di levante (da Piazzale della Libertà fino alla fine di Viale Trieste); dell’80% dal fondo di Viale Trieste a Fosso Sejore. Solidarietà alla categoria è stata espressa anche da parte dei bagnanti che hanno sopportato con pazienza e comprensione i disagi causati dalla chiusura degli ombrelloni in una mattinata decisamente torrida. Soddisfatti per la riuscita della manifestazione i rappresentanti di CNA Balneatori e delle altre categorie coinvolte (Sib-Confcommercio; Fiba-Confesercenti; Assobalneari Italia-Confindustria), per questo sciopero indetto dalla categoria per manifestare contro il silenzio del Governo riguardo ai problemi del comparto. “In particolare – ribadisce anche oggi la presidente di CNA Balneatori, Sabina Cardinali –  la protesta mira a dire no alle aste degli stabilimenti previste dall’Unione Europea a partire dal primo gennaio 2016”.“Protestiamo in particolare – dice la Cardinali – contro l’assordante silenzio dell'esecutivo nei confronti dei titolari delle concessioni demaniali marittime, categoria che sta vivendo, non solo per la crisi economica in atto, il momento più difficile della propria storia. Il 01 gennaio 2016, infatti, l'intero sistema turistico costiero italiano, composto da oltre 30.000 piccole aziende balneari, sarà messo forzatamente in liquidazione, per via delle procedure di evidenza pubblica che scatteranno su tutta la penisola. In poche parole, tutti gli attuali stabilimenti balneari andranno all'asta. Insieme a loro sarà messo in liquidazione anche il complesso della nostra offerta turistica balneare, che rappresenta un unicum non riscontrabile nel panorama continentale e che ci è invidiato in tutto il mondo”.“Chiediamo all’esecutivo – aggiunge il responsabile provinciale di CNA Balneatori, Antonio Bianchini – la riapertura immediata di un tavolo di confronto per redigere un documento condiviso con le misure da mettere in campo per superare la condizione di difficoltà che sta paralizzando il settore balneare già fortemente provato dagli effetti della crisi economica”.E conclude: “Se il nostro appello non verrà ascoltato seguiranno durante il mese altri momenti di protesta”.

 

 

 

LA CONGREGA DI ANCONA RESTAURA I VENTI ABITI

DELLE MUMMIE DI MONSAMPOLO DEL TRONTO

Si tratta di un ritrovamento eccezionale, che permette per la prima volta di testimoniare la storia di gente povera di fine ‘700 / inizio ‘800

 

Venti abiti di povera gente contadina risalenti alla seconda metà del ‘700 / primi anni dell’800, sono in fase di restauro ad Ancona presso il laboratorio La Congrega di Valeria David, presidente provinciale di Cna Artistico e Tradizionale, uno dei pochissimi laboratori a svolgere questa delicata attività in tutta la regione. Tali abiti abbigliavano altrettanti corpi trovati mummificati negli anni scorsi durante alcuni lavori di consolidamento nella cripta della Chiesa della Santissima Annunziata di Monsampolo del Tronto (Ap).

Si tratta di un ritrovamento eccezionale: titolare del progetto è il Comune di Monsampolo sotto la supervisione del dott. Daniele Diotallevi della Soprintendenza di Urbino, se ne sta occupando anche l’archeologa Mara Miritello (consulente della Soprintendenza per i beni archeologici), i corpi sono in fase di studio presso l’Università di Camerino grazie all’attività del mummiologo dott. Franco Rollo, mentre per i lavori di restauro sugli abiti collabora la storica del costume Thessy Schoenholzer Nichols, 

La particolarità di questo ritrovamento è data da diversi aspetti: il processo di mummificazione è avvenuto per motivi naturali grazie a condizioni climatico-ambientali che hanno eccezionalmente permesso di conservare i corpi ma anche gli abiti realizzati con fibra vegetale (canapa, lino, ginestra) che solitamente si disfano e che abbigliano gente povera, contadina, che non aveva possibilità di vestire capi in fibre pregiate quali lana e seta (che solitamente si conservano). Ecco allora che il ritrovamento è una rarissima occasione di studiare e testimoniare la vita contadina di un’epoca, della quale ci sono veramente poche tracce, a parte tavole dipinte, mentre sono sempre parecchie le possibilità di avere reperti che testimoniano la vita della nobiltà o del clero.

Tra i pezzi ritrovati: abiti femminili, gilet maschili, calze, cuffie, camicie. Sono tutti molto rappezzati, ma allo stesso tempo ricchi di particolari come bottoncini, preziosi merletti e ricami, segno che i corpi sono stati seppelliti con le vesti povere ma migliori, quelle della festa. 

“Questo ritrovamento è veramente di grande interesse da un punto di vista storico – spiega Valeria David – perché ci permette di portare alla luce un periodo nella sua quotidianità che fino ad ora non aveva potuto avere nessun tipo di indagine”.

“Inoltre – aggiunge Lucia Trenta, responsabile provinciale Federmoda Cna  – abbiamo notato che alcuni abiti sono stati tinti probabilmente con guado, pianta tintorea che dona una colorazione indaco, di cui proprio in questi tempi si stanno riscoprendo le qualità e le caratteristiche uniche che potrebbero rilanciare un settore che va dall’agricoltura alla moda”.

Il lavoro che La Congrega sta svolgendo ora su questi reperti prevede: la disinfestazione, la spolveratura con microaspiratori (lavoro molto delicato, gli abiti sono pieni di terra, materia organica, polvere..), interventi di consolidamento con l’inserimento di tessuti di supporto fissati a cucitura a mano nell’oggetto originale con finissimi fili di seta, quindi si passerà alla ricostruzione dell’abito dopo averne studiato e compreso le misure.

“Sappiamo che è in fase di progettazione – conclude Lucia Trenta – la realizzazione di un museo a Monsampolo per esporre le mummie e gli abiti ricostruiti. Il lavoro di Valeria David dovrà essere terminato entro il 2013”.

 

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