NOTIZIE DAL TERRITORIO N. 46

6 AGOSTO 2013

Da RE.TE Imprese Italia:

 

DECRETO DEL FARE.  MALAVASI (RETE IMPRESE ITALIA):
“BENE L’ABOLIZIONE DEL DURT. MA LA SOLUZIONE È INCOMPLETA SE NON ACCOMPAGNATA DALLA SOPPRESSIONE DELLA RESPONSABILITÀ SOLIDALE NEGLI APPALTI”

 

“Rete Imprese Italia esprime soddisfazione per l’abolizione del Durt decisa dalle commissioni riunite del Senato. Questo nuovo mostro partorito dalla Camera non faceva che introdurre ulteriori adempimenti punitivi per le imprese. Ma la soluzione è incompleta se non accompagnata dalla definitiva soppressione della responsabilità solidale negli appalti”. Lo denuncia Ivan Malavasi, presidente di Rete Imprese Italia.

“La responsabilità solidale negli appalti – continua Malavasi – che obbliga alla corresponsabilità del versamento delle ritenute, relative ai dipendenti utilizzati per appalti e subappalti, non argina il lavoro nero né l’economia sommersa. Sta solo rallentando pericolosamente i pagamenti in una fase nella quale la vita stessa delle imprese dipende dalla disponibilità di liquidità e di credito”.

“E’ venuto il momento – conclude Malavasi – di intervenire con urgenza per eliminare tutti gli aggravi, le difficoltà e i ritardi che le piccole imprese sono costrette a sopportare nello svolgere compiti di controllo che spettano all’amministrazione finanziaria. Chiediamo al Parlamento, quindi, una decisione drastica: venga cancellata la responsabilità solidale negli appalti, venga tolto di mezzo questo macigno sulla strada delle imprese, del lavoro, dello sviluppo”.

 

 

Da Unioncamere Marche:

 

NASCE IL “LABORATORIO REGIONALE PER LE RETI D’IMPRESA”

DA UNIONCAMERE MARCHE E BANCA DELL’ADRIATICO

L’obiettivo è stimolare la cultura della rete nella regione, sviluppare i rapporti di collaborazione già in corso, facilitare nuove aggregazioni

Nelle Marche raddoppiate in un anno le Reti d’Impresa: sono 166 le aziende coinvolte in 53 progetti di rete

Le Reti d’Impresa contro la crisi. Unioncamere Marche e Banca dell’Adriatico hanno sottoscritto un accordo per la costituzione di un “Laboratorio regionale per le Reti d’Impresa”, finalizzato a favorire la nascita nelle Marche delle reti formali tra imprese, garantendo servizi e un supporto adeguato agli imprenditori.

Verranno messe in campo iniziative volte a sensibilizzare il sistema imprenditoriale e le istituzioni marchigiane su particolari azioni di politica industriale a sostegno della crescita delle imprese del territorio marchigiano.

L’accordo è stato presentato dal presidente di Unioncamere Marche Adriano Federici, da Adriano Maestri, direttore regionale di Intesa Sanpaolo, e da Roberto Dal Mas, direttore generale della Banca dell’Adriatico, ed è aperto all’ingresso di altre istituzioni, associazioni di categoria ed a tutti i soggetti in grado di consolidare e arricchire le attività del Laboratorio regionale.

Nelle Marche le Reti d’Impresa sono raddoppiate in un anno: alla fine di marzo di quest’anno, nella nostra regione le Reti d’Impresa erano 53 con 166 imprese coinvolte. A marzo del 2012 erano 27 con la partecipazione di 88 aziende.  Le Marche risultano al settimo posto tra le regioni italiane come numero di contratti di Rete. In regione si è registrata un’accelerazione dei contratti di Rete a partire dal luglio 2011. Tuttavia c’è ampio spazio per una maggiore diffusione dello strumento. Innovazione, promozione ed efficienza produttiva sono i principali obiettivi delle imprese delle Marche in rete.

Nel 54,7% dei casi le Reti della nostra regione coinvolgono solo imprese marchigiane. Quasi la metà delle imprese in Rete sono del settore industriale (47,3%), il 29,7% dei servizi, il 21,2% delle costruzioni e solo l’1,8% dell’agricoltura. Quattro imprese in Rete su cinque sono di dimensioni micro (42,1%) o piccole (38%). Non a caso sono proprio queste le imprese che hanno più bisogno di rafforzare la loro capacità di fare innovazione, di creare marchi, di vendere e di esportare.

 “Il Laboratorio per le Reti d’Impresa – ha dichiarato il presidente di Unioncamere Marche Adriano Federici nasce con l’obiettivo di rendere le imprese del nostro territorio più forti e più competitive. Lo strumento della rete si adatta molto bene ad una realtà imprenditoriale d’eccellenza come quella delle Marche, dove ci sono anche aziende troppo piccole per intraprendere da sole progetti internazionali o di innovazione. Unioncamere assisterà le imprese nella costituzione delle reti. Inoltre  promuoverà ed organizzerà tavoli tecnici, seminari, eventi pubblici dedicati alle imprese di specifici settori, filiere e distretti interessate ad approfondire il tema della collaborazione in rete”

Il sistema camerale delle Marche partecipa all’attività del Laboratorio regionale, apportando le competenze e le esperienze maturate nella realizzazione di un progetto di accompagnamento delle reti di impresa, finanziato nell’ambito di un Accordo di programma nazionale tra Ministero dello Sviluppo Economico e Unioncamere.

“Intesa Sanpaolo e Banca dell’Adriatico mettono a disposizione delle imprese interessate a fare rete servizi finanziari e di advisory attraverso un team di specialisti dedicati. – ha dichiarato Adriano Maestri, direttore regionale di Intesa Sanpaolo – Proprio perché appartenere ad una rete può essere un fatto molto positivo per un’azienda non faremo mancare il credito necessario di fronte a progetti ben strutturati.”

Oggi “fare Rete”, nelle Marche, non è più una scelta di frontiera ma un modo di fare business che interessa un numero sempre maggiore di imprese micro, piccole e medie che si mettono insieme per progettare innovazioni, nuove forme di commercializzazione e nuove strategie di mercato.

“Abbiamo raggiunto un primo importante traguardo con la costituzione del Laboratorio Regionale, – ha dichiarato Roberto Dal Mas, direttore generale di Banca dell’Adriatico – alla cui realizzazione abbiamo lavorato insieme per molti mesi. Il Laboratorio parte con un’architettura aperta ad altre adesioni, che sono particolarmente auspicate per poter costituire in tempi rapidi un tavolo comune ai diversi protagonisti dell’economia marchigiana. In particolare ci rivolgiamo alle associazioni di categoria, rispetto alle quali Banca dell’Adriatico ed Unioncamere Marche intendono mettere a disposizione una piattaforma comune su cui innestare iniziative di crescita della consapevolezza del potenziale rappresentato dalle Reti di Impresa, stimolo alle PMI regionali per meglio reagire allo stato di crisi. Innovazione, ricerca, internazionalizzazione, sono fattori competitivi che possono essere efficacemente sostenuti da sistemi di aggregazione come quelli consentiti dalle Reti d’Imprese.”

Intesa Sanpaolo e Mediocredito Italiano (la banca del Gruppo specializzata nel finanziamento per lo sviluppo delle imprese) hanno costituito autonomamente un Osservatorio sulle Reti d’Impresa curato dal Servizio Studi e Ricerche, con l’obiettivo di analizzare dinamiche, obiettivi e potenzialità delle reti. L’Osservatorio ha rilevato che le imprese manifatturiere “in rete” sono più presenti all’estero con attività di export (57% dei casi vs. 38% dei competitor non coinvolti) e attraverso partecipazioni estere (17,8% vs. 7,2%), brevettano di più (13,7% dei casi vs. 5,9%), sono maggiormente sensibili all’attività di certificazione della qualità (27,3% dei casi vs. 16,2%) e dell’ambiente (8,4% vs. 3,2%). Sinergie, efficienza produttiva, promozione, distribuzione e innovazione sono i principali obiettivi che spingono le imprese a partecipare alle reti. Per realizzarli investono in innovazione, promozione, marketing e potenziamento della struttura commerciale. Tre imprese su quattro dichiarano di poter raggiungere gli obiettivi individuati.

 

Dalle Cna provinciali:

 

COMMERCIO, SEGNALI DI RIPRESA?

NO, PER ORA SOLO SEGNALI DI TENUTA

Le imprese registrate operanti nel commercio al dettaglio della provincia

sono in moderato aumento nel secondo trimestre 2013

 

ANCONA. Le ultime statistiche Istat sull’andamento del commercio al dettaglio a livello nazionale non sono positive: a maggio le vendite al dettaglio sono calate dell’1,1% rispetto allo stesso mese dell’anno prima e così il calo dei primi cinque mesi del 2013 raggiunge quasi il 3%.

“Attraverso uno studio condotto dal nostro Osservatorio – spiega Andrea Riccardi responsabile provinciale CNA Commercio e Turismo – a livello nazionale risulta che sono in calo quasi tutti i settori del commercio al dettaglio, come l’abbigliamento, le calzature, gli elettrodomestici, la cartoleria, i giornali, i giocattoli ed i farmaci. E’ stabile la profumeria, crescono lievemente gli alimentari ed aumentano di molto le vendite di articoli informatici. Secondo l’Istat la crisi colpisce le vendite nelle imprese operanti su piccole superfici (-2,3%), mentre nella grande distribuzione si accenna a un lieve recupero (+0,3%)”.

Secondo l’indagine della CNA, i consumi continuano ad essere in calo e si registrano da parte delle famiglie tentativi di economizzare ulteriormente la spesa giornaliera.

“L’ultima indagine Ismea Gfk-Eurisko – continua Giovanni Dini Direttore Centro Studi Sistema CNA Marche – evidenzia che nei primi 5 mesi del 2013 si è registrato un calo complessivo dei consumi alimentari domestici dell’1,5% rispetto allo stesso periodo 2012, con una flessione più marcata tra i prodotti freschi come frutta (-3,8%) e carne bovina naturale (-5,1%), a indicare come le famiglie italiane tendano a sacrificare alimenti deperibili e a rischio di spreco a vantaggio di prodotti a media e lunga conservazione”.

Entrando nel contesto marchigiano, nonostante tra il primo e il secondo trimestre del 2013 le imprese del commercio registrate nella provincia di Ancona siano in aumento (+ 30 nuove imprese), si deve specificare che tale aumento riguarda in buona parte il commercio ambulante. Inoltre, le imprese registrate alla Camera di Commercio della provincia di Ancona si configurano non come indicatore di una ripresa delle opportunità di mercato, ma come fenomeno casuale e transitorio.

“A supporto di tale sensazione – precisa Giovanni Dini – il capoluogo di regione non registra variazioni di imprese nel commercio al dettaglio, se non di quelle ambulanti, mentre se andiamo ad analizzare il resto del comprensorio, notiamo che, la scarsa crescita dei commercianti al dettaglio nei principali centri della provincia, conferma che il fenomeno dell’aumento delle imprese registrate è solamente casuale”.

Le statistiche storiche possono aiutare a capire cosa sta succedendo: se si considerano le variazioni delle imprese registrate negli ultimi 18 trimestri, si vede che il numero delle imprese registrate tende sempre tra il primo e il secondo trimestre dell’anno a salire e il 2013 non fa eccezione.

“Il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente – conclude Andrea Riccardi – mostra che quest’anno il commercio al dettaglio della provincia di Ancona continua a perdere imprese, nonostante la modesta crescita registrata tra il I e il II trimestre 2013”.

Anche i dati relativi alle imprese dei servizi di alloggio e ristorazione non devono trarre in inganno sull’eventualità o meno che sia in atto una fase di ripresa: tra il primo e il secondo trimestre 2013 le imprese registrate in questi settori aumentano di 45 unità, tuttavia, due terzi di tale andamento è da ricondurre alla crescita delle attività di ristorazione ambulante, le cui dinamiche sono probabilmente da ricondurre alla stagione estiva e quindi a fattori di natura stagionale.

 

CNA, INAUGURATO IL CENTRO DEGLI ARTIGIANI

 Presentato anche il gioiello realizzato da un giovane artista e che sfilerà domenica al collo della dama di Porta Romana

 

ASCOLI PICENO. Autorità, turisti e una folla di curiosi ha partecipato ieri all’inaugurazione del Centro degli Artigiani della Cna in via Cairoli 36 nel cuore del centro storico di Ascoli Piceno. Il nastro è stato tagliato dal Sindaco alla presenza del Prefetto. Per la Cna hanno fatto gli onori di casa il presidente Sabatini, la presidente dell’artistico Tomassini e il direttore Balloni.

Nel corso dell’inaugurazione è stato anche presentato il gioiello che Davide de Iulis, studente dei corsi artigiani della Cna di Ascoli,  ha realizzato con il tutoraggio dei maestri artigiani Giuseppe Coccia, Antonio Tomaselli e Pietro Angelini. Sempre nel Centro Cna di via Cairoli ha provato il gioiello che sfilerà domenica anche la dama di Sant’Emidio. Infine consegna di alcune delle placche devozionali realizzate dai ceramisti Cna ai sestieri: (Porta Romana, Barbara Tomassini) e Sant’Emidio (Anna Maria Gandini).

 

Secondo trimestre con segno meno. In calo ancora edilizia, mobile e manifatturiero e trasporti. L’allarme della CNA, andiamo peggio del resto delle Marche.

 

ECONOMIA, PREOCCUPAZIONE PER IL DOPO FERIE

“IL RISCHIO È CHE MOLTE AZIENDE NON RIAPRANO”

 

PESARO – “Il dopo ferie ci preoccupa. Possiamo già parlare di miracolo se la maggior parte delle aziende che alla fine di questa settimana chiuderanno per ferie, non decideranno nel contempo di abbassare definitivamente le serrande dei propri laboratori”. La preoccupazione è espressa dai vertici della CNA di Pesaro e Urbino sulla base delle previsioni che indicano un terzo trimestre dell’anno ancora in decisa sofferenza, soprattutto nei comparti tipici della nostra provincia: mobile, meccanica, tessile, nautica. L’allarme è concreto ed i segnali non sono affatto rassicuranti. “Abbiamo l’impressione – dice il segretario provinciale della CNA di Pesaro e Urbino, Moreno Bordoni – che alcuni imprenditori a settembre decideranno di non riaprire i battenti. Altre ancora, nell’ipotesi meno negativa, che hanno già fatto richiesta per quel periodo della cassa integrazione. Ci sono poi alcune aziende che stanno resistendo strenuamente alla crisi ed altre ancora (poche in verità), che addirittura a fine agosto riprenderanno l’attività a pieno ritmo. D’altra parte i dati relativi al secondo trimestre dell’anno danno un quadro generalizzato orientato ancor in negativo, con qualche punto di crescita limitatamente ad alcuni settori e alle aziende impegnate nei mercati esteri. Le imprese attive nella provincia di Pesaro e Urbino censite nel II trimestre del 2013 dal registro delle imprese della Camera di Commercio sono 36.977 unità. Nel II trimestre 2013, come del resto nello stesso periodo degli anni precedenti, si rileva una lieve crescita del numero di imprese attive ma sia nelle Marche sia nella provincia di Pesaro e Urbino, il numero di imprese attive continua ad essere inferiore a quello rilevato nel 2010. “Posto infatti uguale a 100 il numero di imprese attive nel 2010 – commenta il presidente provinciale dell’associazione, Alberto Barilari – nel 2013 nella provincia di Pesaro e Urbino risultano attive poco più del 98% di quelle attive nel 2010; nelle Marche poco oltre il 99%, mentre nella circoscrizione del Centro Italia il livello del numero di imprese attive non risulta essere mai inferiore a quello registrato nel 2010. La riduzione del numero di imprese attive risulta più consistente per la provincia di Pesaro e Urbino se confrontiamo il dato del II trimestre 2013 con quello del 2009 che non tiene conto della ridefinizione dei confini provinciali (in seguito alla fuoriuscita dei comuni della Valmarecchia dalla regione): sono circa il 93% di quelle rilevate nel 2009”.Secondo le analisi del Centro Studi della CNA, l’andamento dei tassi di crescita, calcolati per ogni trimestre dal rapporto tra il saldo delle iscrizioni e delle cessazioni sulle imprese registrate ad inizio periodo, conferma una situazione più sfavorevole per la provincia di Pesaro e Urbino dove i tassi di crescita risultano quasi sempre inferiori a quelli rilevati nelle Marche, nel Centro Italia e nel Paese.  Nel corso dell’ultimo anno continua a ridursi il numero di imprese attive localizzate nella provincia di Pesaro e Urbino: nel periodo II trimestre 2012 – II trimestre 2011  si contano 664 unità locali in meno (pari al -1,76%). Dal punto di vista delle attività economiche il settore più colpito dalla riduzione di imprese attive è quello delle costruzioni (-273 unità in un anno), seguito da quello dell’agricoltura, silvicoltura e pesca(-115 unità), dal manifatturiero (-138 unità), dal commercio (-93 unità), dai trasporti e “Insomma – concludono Bordoni e Barilari – un quadro generale ancora a tinte fosche, almeno stando ai numeri e agli “umori” degli imprenditori che non intravedono ancora una ripresa della propria attività. Qualcosa in verità si sta muovendo sul fronte dell’edilizia e della meccanica, mentre sono ancora in crisi nera il mobile, il tessile, la nautica”. “Se non si mettono in campo interventi urgenti – avverte Moreno Bordoni – rischiamo di perdere gran parte del patrimonio imprenditoriale di questo territorio. Certo tante piccole imprese che chiudono nel nostro territorio non riescono a fare tanto rumore come la vertenza della Indesit. Eppure attorno a tante piccole imprese che chiudono ci sono altrettante famiglie che soffrono. Le ricette le abbiamo indicate più volte. Per quanto riguarda le imprese, la necessità di guardare a nuovi mercati, all’estero e la possibilità di mettersi in rete e collaborare. Per quanto riguarda le istituzioni, ridurre immediatamente la pressione fiscale, anche a livello locale; favorire le imprese territoriali negli appalti pubblici; provvedere a saldare – così come previsto da appositi decreti del Governo –  i debiti delle PA (circa 20 milioni di euro), nei confronti delle aziende; ridurre la burocrazia”. “Discorso a parte va fatto per il credito – aggiunge il presidente Barilari –  far ripartire linee creditizie agevolate nei confronti delle aziende significa far ripartire l’economia. Le politiche creditizie degli istituti di credito (anche locali), hanno invece puntato a favorire fino ad ora solo i grandi con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti e lasciando a secco invece tante piccole aziende che costituiscono la vera risorsa del nostro sistema territoriale. I cordoni della borsa per le piccole e micro imprese hanno continuato ad essere inesorabilmente chiusi. “Occorre – chiosa il Barilari – dare una svolta radicale a questo tipo di atteggiamento delle banche. Fino ad ora sono stati i soli Consorzi Fidi, come Fidimpresa Marche a garantire linee di finanziamento a molte di queste aziende. A loro e solo a loro, va il merito di aver salvato centinaia e centinaia di imprese durante questi ultimi tre anni”.

CNA: AUTOTRASPORTO E CALO IMPRESE

RECORD NEGATIVO PER IL TRIANGOLO

SAN BENEDETTO – MONTEPRANDONE – GROTTAMMARE

 

ASCOLI PICENO. Le imprese iscritte all’Albo degli autotrasportatori nella provincia di Ascoli Piceno erano 700 nel 2007, 654 nel 2009 mentre  a Giugno 2013 sono 595. In 5 anni e sei mesi  si registra un saldo negativo complessivo di 105 pari al 15% di imprese tra natalità e cancellazione. Queste imprese danno occupazione diretta a circa 1.500 addetti, senza contare gli occupati nei settori d’attività complementari, come le agenzie, le officine meccaniche, le carrozzerie, i gommisti, le attività di ristoro e così via: nel complesso si può stimare che l’occupazione complessiva giunga assai vicino a 3.700 addetti. Sono questi i dati elaborato per la Cna di Ascoli Piceno dal sistema associativo interregionale e curati dal responsabile Fita, Giuliano Rocco.

Sotto il profilo della distribuzione territoriale, il comune in cui si ha una maggiore presenza di imprese di autotrasporto è San Benedetto del Tronto con 152 unità,  seguita da Ascoli Piceno con 96, Monteprandone con 58 e Grottammare 55 imprese.

STRADA STATALE ADRIATICA: OGNI ANNO SEMPRE PIU’ BASSA LA VELOCITA’ COMMERCIALE. Sulla base delle 80 imprese esaminate (che come si è detto coincidono quasi per intero con quelle esaminate nel 1999, 2001, 2007, 2010 e nel 2012) abbiamo rilevato, in diversi periodi dell’anno, i tempi di percorrenza medi necessari per gli spostamenti nel tratto maceratese e fermano/ascolano, lungo la SS 16. Da questa analisi, che consente anche un’indicazione dell’efficienza delle infrastrutture esaminate, scaturisce che la velocità media nel 2012 , rispetto al 2001 è scesa  di 4,8 Km orari, e di 6,7 Km/h rispetto al 1999.

2007-2012: 5 ANNI SENZA RESPIRO. E IL 2013 NON MOSTRA ANCORASEGNALI DI RIPRESA. “Come Cna – precisa il direttore provinciale Francesco Balloni – siamo impegnati, grazie anche la tavolo voluto dal Prefetto, a dare la massima collaborazione a istituzioni e forze dell’ordine per radicare la cultura del rispetto delle regole e della legalità. Per le nostre imprese questa è una sfida di competitività, visto che ci sono vettori che operano chiaramente in regime di concorrenza sleale, ma anche di sicurezza per tutti i cittadini visto che il mancato rispetto delle regole quotidianamente sulla strada si dimostra un gravissimo pericolo per operatori e utenti”.

Per le imprese del settore trasporti della provincia di Ascoli Piceno il periodo che va dal 2007 al  2012 ha rappresentato un andamento di grossa difficoltà del settore che ha subìto il momento di crisi generale dell’economia italiana.  Sulle prospettive del futuro, prevalgono le aspettative negative quasi il 73% degli intervistati sono pessimisti e rassegnati sul permanere della stagnazione del mercato,  il 18% addirittura prevede un ulteriore diminuzione, solo il 9% è ottimista e ipotizza una ripresa già dal 2013.

Negli operatori prevale lo sconcerto l’aumentata pressione fiscale e il continuo aumento delle assicurazioni, autostrade ecc. non da ultimo il prezzo del gasolio per autotrazione  che nel corso del 2012 al netto dell’Iva, ha subito  notevoli aumenti raggiungendo il picco a settembre del 2012 con 1,458 euro/litro.  Notevole peso  sul per l’aumento del prezzo finale e dato dall’accisa che da 59 centesimi al litro nel corso del 2012 è arrivata fino a 62 centesimi/litro. Altro fattore che pesa sulle imprese di autotrasporto sono i crediti di dubbia esigibilità che in un anno 2011/2012  sono cresciuti di circa il 20%. Il settore del trasporto merci complessivamente sta vivendo una fase di forte criticità, sia dal lato dell’offerta si dal lato della domanda.

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