NOTIZIE DAL TERRITORIO N. 34

21 GIUGNO 2013

Dalla Cna Marche:

 

Nel primo trimestre 2013,secondo i dati Istat, elaborati da Cna e Confartigianato Marche, le esportazioni regionali sono aumentate del 13,2 per cento. Bene la moda,  male il mobile.

VOLA L’EXPORT MARCHIGIANO. GRAZIE ALLE MEDICINE.

 

Confartigianato e Cna Marche: Questi risultati dicono che occorre insistere nella promozione del Made in Italy ma è anche indispensabile rilanciare i consumi interni perché non bastano le esportazioni per uscire dalla crisi.”

 

Vola l’export marchigiano nel primo trimestre 2013. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la crescita è stata del 13,2 per cento, rispetto ad una diminuzione nazionale dello 0,7 per cento. Tra le altre regioni sono soltanto cinque quelle con l’export in crescita e quella messa meglio è la Liguria (+2,5%). Questo è quello che dicono le statistiche. Ma analizzando a fondo i dati risulta evidente come l’exploit marchigiano sia imputabile quasi esclusivamente ai prodotti chimici, farmaceutici e medicinali, che registrano un balzo in avanti del 139,8 per cento, passando da 180,9 a 433,8 milioni di euro. Ma non solo. La crescita, secondo Cna e Confartigianato Marche, c’è stata solo nella provincia di Ascoli Piceno (da 438,5 a 703 milioni di euro) grazie soprattutto alla presenza nell’ascolano di uno stabilimento dell’azienda Pfizer, che copre il 20 per cento della produzione mondiale di farmaci. I quali, prima di essere commercializzati, in particolare negli Stati Uniti e in Giappone, vengono esportati in Belgio. Proprio questo  Paese europeo, non casualmente, è risultato, tra gennaio e marzo, il primo partner commerciale delle Marche, con una crescita dell’export dell’84,4 per cento, pari a 186,1 milioni di euro.

“Nessun trionfalismo” commentano Confartigianato e Cna  “per un dato estemporaneo che lascia inalterati i problemi del sistema produttivo marchigiano, soprattutto del mobile che continua a perdere quote di mercato all’estero (-7,7%)  mentre la moda cresce del 6,5 per cento e la meccanica del 3,3 per cento con gli alimentari che registrano un lusinghiero +11 per cento mentre è praticamente azzerato l’export di prodotti petroliferi dalla raffineria di Falconara. Questi risultati dicono che occorre insistere nella promozione del Made in Italy che anche in una situazione difficile, incrementa l’export, ma è anche indispensabile rilanciare i consumi interni perché non bastano le esportazioni per uscire dalla crisi.”

Per quanto riguarda i Paesi dove vengono esportati i prodotti delle aziende marchigiane, al primo posto si trova il Belgio con un export di 406 milioni di euro, per i motivi già descritti. Al secondo posto la Francia con 307 milioni di euro di merce proveniente dalle Marche. Seguono la Germania, la Russia e gli Stati Uniti  dove l’export marchigiano è in crescita del 29,9 per cento. Risultati positivi tanto più se pensiamo che questi Paesi sono anche i nostri principali concorrenti. Buoni anche i risultati verso la Cina (+42,4), l’ Arabia Saudita (+65,3), il Brasile (+16,6).

“Va sottolineata” precisano Cna e Confartigianato “la crescita dell’export verso i mercati emergenti verso i quali ormai va il 43 per cento dei nostri prodotti, grazie alle iniziative intraprese verso quei Paesi dalle associazioni delle imprese in collaborazione con la Regione e con le Camere di commercio. Attualmente il 20 per cento delle 20.619 aziende manifatturiere marchigiane è presente sui mercati esteri e vi realizza il 40 per cento del fatturato ma l’obiettivo deve essere quello di allargare ulteriormente la platea delle imprese che esportano.”

Da Regione Marche:

 

INCONTRO SPACCA-ZANONATO, TUTTE LE CRISI

APERTE NELLE MARCHE AL CENTRO DEL CONFRONTO

 

Tante emergenze: ammortizzatori sociali, Indesit, Terna, Accordi di programma con particolare riguardo alla Valle del Tronto, Fincantieri, Pica, Berloni, Sadam, Sacci e cantieristica. Sono solo alcuni dei temi e delle vertenze che sono stati al centro dell’incontro, oggi a Roma, tra il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato e il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca, l’assessore alle Attività produttive Sara Giannini e i dirigenti dei Servizi Economici della Regione. Il summit, convocato per affrontare in modo approfondito tutte le situazioni di crisi aperte nelle Marche, arriva dopo un primo incontro in Regione tra presidente e ministro a margine del Forum Italia-Emirati Arabi Uniti di due settimane fa.

“Un incontro necessario, utile per approfondire le vertenze che stanno segnando il nostro territorio – dice il presidente Spacca – La dura crisi economico-finanziaria che ha colpito il nostro Paese ha avuto effetti rilevanti anche nelle Marche, forse ancora più pesanti vista la struttura economica manifatturiera marchigiana, fondata principalmente su micro e piccole imprese. Uno scenario che si fa ancora più preoccupante di fronte all’esaurimento delle risorse nazionali per gli ammortizzatori sociali”.

Ammortizzatori sociali

E proprio il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali è stato il primo dei temi prioritari affrontati. E’ stato sottolineato come la carenza di una copertura minima di reddito alimenti il rischio di uno strappo repentino nella tenuta sociale che può minare anche le condizioni di una possibile ripresa economica. “Nelle Marche, come d’altronde in tutte le altre Regioni – ha detto Spacca – le risorse stanziate dal precedente Governo hanno consentito di soddisfare le esigenze dei primi tre mesi dell’anno. Le ulteriori risorse destinate agli ammortizzatori si sono ridotte, per l’anno 2013, a 550 milioni rispetto allo stanziamento preventivato di un miliardo, con una quota regionale di 16 milioni che a malapena riescono a coprire i fabbisogni stimati fino a giugno 2013. Se il Governo non interverrà, le Regioni saranno costrette a restituire la delega in materia, che esercitano per conto del Ministero”.

Indesit

Sul tavolo del confronto la vertenza Indesit. Spacca ha ribadito l’urgenza dell’apertura immediata del tavolo nazionale dove si possano incontrare sindacati e impresa e dove le istituzioni possano rappresentare le loro posizioni. Obiettivo prioritario, la modifica del Piano industriale presentato da Indesit Company. Al ministro Zanonato il presidente ha inoltre rappresentato l’esigenza che venga definita una politica industriale di settore per gli apparecchi domestici e professionali. Un settore che ha 130.000 occupati, 15 miliardi di fatturato di cui il 60% di export ed un saldo attivo di 2,5 miliardi della bilancia commerciale. E’ stata formulata la proposta di un intervento di politica industriale a sostegno di un settore così strategico per l’economia italiana, attraverso la costituzione di una piattaforma di ricerca, sviluppo e innovazione che coinvolga Governo, Università e Regioni.

Accordo di programma

Altro tema affrontato, l’Accordo di programma per la reindustrializzazione dell’entroterra appenninico, dove si rivela assolutamente insoddisfacente l’apporto di Invitalia, caratterizzato da burocratismo e defocalizzazione. Da qui la necessità di favorire la semplificazione delle procedure, in particolare per il superamento dei vincoli e delle interpretazioni della Legge n.181/89,  gestita proprio da Invitalia, che rischiano di rendere quasi impossibile utilizzare le risorse nazionali, a fronte e per contro del già avvenuto ed efficace utilizzo della quasi totalità dei fondi regionali.

Terna

E’ necessario verificare il reale intendimento di Terna a voler realizzare il progetto dell’elettrodotto Fano-Teramo e a sostenerlo con adeguate risorse. E’ stata infatti evidenziata l’inutilità di creare allarmismi sul territorio e di  generare conflittualità tra livelli istituzionali in assenza di un progetto concreto e finanziato.

 

Attuazione del protocollo di intesa Valle del Tronto-Piceno

E’ necessario attivare operativamente l’intesa per l’area a cavallo tra le Marche e l’Abruzzo, un’area territoriale omogenea, fortemente interessata da processi di crisi lavorativa e deindustrializzazione dovuta al progressivo disimpegno di grandi imprese successivamente all’uscita dell’area dalla zona Cassa del Mezzogiorno.

Altre vertenze e situazioni di crisi

Spacca ha sottoposto al Ministro Zanonato altre difficili vertenze regionali, per le quali il Ministero dello Sviluppo economico, anche in collaborazione con altri Ministeri, possa concorrere a trovare soluzioni positive o quanto meno ridurne gli effetti negativi sul piano produttivo e occupazionale:

Fincantieri, per cui è necessario l’intervento del MISE per una politica industriale nazionale di settore che consenta di sviluppare uno stabile flusso di commesse, Best di Cerreto d’Esi (AN), API di Falconara (AN), Sadam Jesi(AN), Edison Jesi (AN), PICA di Pesaro, Berloni Pesaro, la nautica del distretto Pesaro-Fano (Baioni, Raffaelli, Nautica CP), Conceria del Chienti Tolentino (MC), SACCI Castel Raimondo (MC), Fornace Smorlesi Montecassiano (MC), Sadam di Fermo (FM), Ciet Impianti (FM, MC, AP), alcune importanti aziende dell’alimentare come Mare Pronto ex Arena – Mediterranea – Vinfood che interessano tre territori provinciali (AP-MC-FM), così come aziende del settore della grande distribuzione Conforama (ex Mercatone), Auchan, SMA. Un’ultima citazione riguarda le grandi aziende erogatrici di servizi pubblici come Poste, Telecom, Trenitalia, Enel, ecc. Sempre più spesso queste aziende, nelle loro grandi ristrutturazioni e razionalizzazioni, tendono a ridurre servizi e strutture, quindi personale, su tutto il territorio nazionale penalizzando maggiormente, però, le regioni più piccole considerate meno remunerative.

“In questo contesto – ha evidenziato l’assessore Giannini – le Marche scontano una penalizzazione nella programmazione del Governo nazionale in materia di sviluppo economico: gran parte degli investimenti strategici di settore per la crescita e la coesione della comunità marchigiana sono infatti realizzati con risorse proprie regionali ed europee. E’ indispensabile invertire tale trend, considerando che le Marche sono la regione in Italia con il più alto tasso di imprenditorialità. Le situazioni di crisi aziendali, di filiera o territoriali necessitano di risposte che può offrire solo la politica industriale nazionale. Questo anche in considerazione della competenza esclusiva dello Stato per gli interventi per le grandi imprese, a fronte del ruolo della Regione vincolato al sostegno delle PMI”.

 

 

Da Unioncamere Marche:

 

Secondo gli  “Scenari di sviluppo delle economie locali italiane 2011 – 2015”, realizzata da Unioncamere e Prometeia all’inizio di giugno, il Pil delle Marche dovrebbe crescere nel 2014 e nel 2015 dello 0,9 per cento mentre anche l’occupazione dovrebbe risalire lentamente dello 0,2 per cento.

 

LA RIPRESA? PER LE MARCHE I PRIMI SEGNALI NEL 2014

Ma alla fine del 2015 ogni marchigiano sarà più povero di 572 euro rispetto a cinque anni prima. I dati presentati da Unioncamere Marche  alla “11° giornata dell’Economia” a Colli del Tronto

 

Dovremo aspettare ancora un anno, ma tra il 2014 e il 2015 per l’economia marchigiana dovrebbe arrivare una prima, timida ripresa. Ad affermarlo un’indagine dell’istituto di ricerca Unioncamere – Prometeia, resa nota durante “l’Undicesima Giornata dell’Economia”, organizzata dall’Unioncamere Marche a Colli del Tronto (Ap). Se quest’anno è prevista una ulteriore caduta del Pil dell’1,6 per cento accompagnata da una riduzione dell’occupazione dell’1,3 per cento, la situazione dovrebbe cambiare nel prossimo biennio. Secondo gli  “Scenari di sviluppo delle economie locali italiane 2011 – 2015”, realizzata all’inizio di giugno, il Pil delle Marche dovrebbe crescere nel 2014 e nel 2015 dello 0,9 per cento mentre anche l’occupazione dovrebbe risalire lentamente dello 0,2 per cento mentre la spesa per consumi aumenterà del 2,3 per cento.  In ogni caso alla fine del 2015 saremo comunque più poveri rispetto a quello che eravamo cinque anni prima: a dicembre del 2015 il valore aggiunto per abitante stimato dall’indagine Unioncamere – Prometeia, sarà di 20.585 euro rispetto ai 21.013 euro del dicembre 2010, con una perdita di 572 euro.

Cosa fare per rilanciare il sistema produttivo marchigiano?

“Occorre” ha sostenuto il presidente regionale Unioncamere Adriano Federici presentando il quadro economico delle Marche “investire sui giovani per favorire da un lato l’inserimento di nuove forze lavoro e dall’altro la nascita di nuovi imprenditori che possano immettere nel sistema produttivo marchigiano idee moderne ed innovative per rilanciare il nostro comparto  manifatturiero che negli ultimi cinque anni ha visto gli occupati nel settore diminuire di 25.222 mila unità. Inoltre bisogna creare le condizioni perché le imprese possano tornare ad investire sull’innovazione, sulla ricerca, sull’internazionalizzazione, anche utilizzando la leva della defiscalizzazione.” Misure che, secondo Federici, sono urgenti perché “dall’inizio del 2013 il sistema produttivo regionale ha perso 16 aziende ogni giorno mentre ogni 24 ore sono stati 27 i  marchigiani che hanno visto scomparire il loro posto di lavoro”.

Grandi preoccupazioni per il futuro dell’economia marchigiana sono state espresse dai rappresentanti delle categorie produttive. Situazione pesante anche quella dell’artigianato e del commercio, denunciate da Giorgio Aguzzi e da Fausto Calabresi mentre i problemi degli industriali sono stati evidenziati da Gennaro Pieralisi e quelli del calzaturiero da Renzo Formentini. In particolare il costruttore Massimo Ubaldi ha ricordato come “il comparto edile dal 2009 abbia visto ridursi del 54,2 per cento la costruzione di nuove abitazioni e del 42,9 per cento le opere pubbliche, con un calo degli investimenti del 30 per cento, la conseguente perdita di 10 mila posti di lavoro e la scomparsa di un’impresa su quattro”.

In forte aumento anche le sofferenze bancarie delle imprese (+13,6%) e il tasso d’insolvenza (+11,2%) mentre i prestiti delle banche alle imprese sono diminuiti: si è passati da 24,3 miliardi di euro nel 2011 a 23,5 nel 2012 con una flessione del 3,3 per cento che è diventato il 6,2 per le imprese di minori dimensioni.

“In base alle più recenti informazioni” ha affermato Giacinto Micucci responsabile Ufficio studi regionale della Banca d’Italia “anche nel  2013, la dinamica flettente del credito sta proseguendo. La flessione riguarda i finanziamenti alle imprese che si sono ridotti di un ulteriore 2,8 per cento  mentre il credito alle famiglie si mantiene quasi stabile.”

La speranza per una ripresa del sistema produttivo marchigiano viene dai giovani. Lo ha confermato il preside della facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche Gian Luca Gregori secondo il quale “sono i 43.340 imprenditori under 35 quelli che più di altri sono pronti ad innovare ed a rivolgersi al web per commercializzare i loro prodotti ed affrontare i mercati ma per fare questo servono incentivi agli investimenti e defiscalizzazione”.

La tavola rotonda è stata conclusa dal Governatore Gian Mario Spacca, il quale ha affermato che “la ricchezza dei marchigiani è diminuita in quattro anni del 12 per cento. Per invertire la tendenza occorre partire dalle imprese e sostenerle nell’accesso al credito. La Regione ha già stanziato 3 milioni di euro per finanziare il Fondo di Garanzia regionale. Nel 2014 abbasseremo l’Irap e stiamo semplificando le procedure burocratiche della Regione”.

 

Dalle Cna provinciali:

 

Tanti gli interventi grazie alla legge che incentiva il recupero delle abitazioni. Nel 2012 sono stati 242 permessi di ampliamento autorizzati con il Piano Casa

 

PESARO, COME STA CAMBIANDO LA CITTÀ

10MILA INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE NELLE CASE

 

PESARO – Più di 10mila in 15 anni. A Pesaro le detrazioni del 50% sulle ristrutturazioni hanno permesso di metter mano ad un patrimonio abitativo consistente contribuendo a dare un nuovo decoro alla città, in particolare in centro. Su 32mila interventi complessivi a livello regionale, quasi un terzo (9.864) hanno dunque riguardato la nostra città. Ma non basta. Secondo i dati dell’Unione Costruzioni della CNA, nel solo 2012  sono stati rilasciati 242 i permessi rilasciati per il Piano Casa. Ed altri 123 sono stati rilasciati fino al 31 maggio. Dal 2010 ad oggi i permessi rilasciati dall’Ufficio tecnico del Comune di Pesaro sono stati in totale 671. Sono numeri che indicano un certo dinamismo nel settore delle costruzioni ma che, in ogni caso, non compensano la crisi del settore. “E’ solo grazie alle ristrutturazioni e ad alcuni interventi sul risparmio energetico – dice Fabio Vernarecci, presidente provinciale dell’Unione costruzioni CNA – che molto imprese hanno potuto tirare avanti e non chiudere i battenti. Il blocco sul costruito e la completa paralisi sul nuovo, non permettono infatti di guardare al futuro con ottimismo. Anzi.” Secondo il presidente degli edili della CNA, “la salvezza saranno ancora le ristrutturazioni, il recupero del patrimonio esistente, gli interventi sul risparmio energetico, il Piano casa”. Lo conferma anche Fausto Baldarelli, responsabile provinciale dell’Unione Costruzioni della CNA. “Questa tipologia di interventi sul recupero dell’esistente, sulle quali si sono specializzate le nostre imprese (in particolare quelle artigiane), può rappresentare in questo momento l’unica maniera per continuare a far lavorare le oltre 1.000 imprese che operano nel territorio pesarese”. Il segretario provinciale della CNA, Moreno Bordoni esprime invece “apprezzamento per le misure introdotte recentemente dal Governo in tema di proroga delle agevolazioni fiscali inerenti la riqualificazione energetica degli edifici. Di particolare importanza, l’innalzamento al 65% della soglia percentuale detraibile e il mantenimento al 50% del beneficio connesso alle ristrutturazioni edilizie con inclusione di una ulteriore detrazione per le spese documentate per l’acquisto di mobili finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione”.“Anche se – gli fa eco Baldarelli – come CNA riteniamo indispensabile estendere le agevolazioni a tutto il 2014 e la riduzione del numero degli anni su cui ripartire l’eco-bonus al fine di aumentare l’efficacia della misura. La proroga consentirebbe di dare continuità agli investimenti evitando una rottura del meccanismo, già a fine anno, consentendo invece, in linea con le normative europee, una riduzione delle emissioni e del consumo energetico. Tra le proposte che la CNA avanzerà vi sarà quella di una riduzione delle tasse locali per chi fa recupero degli edifici a livello ambientale ed una linea di finanziamento delle banche  (Mutuo 50%), per favorire la ristrutturazione e la riqualificazione degli edifici esistenti.

 

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