NOTIZIE DAL TERRITORIO N. 14

29 FEBBRAIO 2012

Dalla Cna Marche:

 

Ad annunciarlo gli onorevoli Giovanelli e Ciccanti al convegno della Cna sulla riforma dello Stato. Ancona, Pesaro e Macerata avranno 12 consiglieri eletti dai Comuni, Fermo ed Ascoli ne avranno 10.

 

PROVINCE, NELLE MARCHE COSTANO 450 MILIONI DI EURO

LA RIFORMA DEL GOVERNO LE DIVIDE IN TRE MEDIE E DUE PICCOLE

 

Province, cambia tutto. Non scompariranno più ma saranno divise tra grandi, piccole e medie in base al numero degli abitanti. Inoltre i Consiglieri provinciali saranno eletti dai Sindaci e consiglieri dei Comuni della provincia. La novità e stata annunciata ad Ancona al convegno organizzato dalla Cna Marche su “Riforma dello Stato per una economia più competitiva”, al quale hanno partecipato i Deputati  Oriano Giovanelli del Pd e Amedeo Ciccanti dell’Udc. Insieme a loro il vicesegretario nazionale Unioncamere Ugo Girardi e il responsabile del dipartimento economico della Cna nazionale Enrico Amadei. Il dibattito, introdotto dal presidente regionale Cna Renato Picciaiola, è stato moderato dalla giornalista del Sole 24 Ore Ilaria Vesentini.

Delle cinque Province marchigiane, secondo il disegno di legge presentato ieri dal ministro dell’Interno Cancellieri, tre (Ancona, Pesaro e Macerata) saranno considerate medie, avendo tra i 300 mila e di 700 mila abitanti mentre le altre due (Ascoli Piceno e Fermo) rientreranno tra le piccole, sotto i 300 mila abitanti. Queste ultime avranno soltanto 10 consiglieri  provinciali mentre le altre tre ne avranno 12. Nelle grandi province (oltre 700 mila abitanti) di cui nessuna nelle Marche, i consiglieri saranno 16. Per evitare il commissariamento della Provincia di Ancona e delle altre in scadenza in primavera, la legge dovrà essere approvata entro maggio, con il Parlamento impegnato in una corsa contro il tempo.

Una riforma che non convince l’On. Ciccanti secondo il quale “va mantenuta l’elezione da parte dei cittadini dei Consigli provinciali e vanno invece accorpate le Province con meno di 500 mila abitanti mentre vanno soppressi molti uffici periferici dello Stato ed enti strumentali che esercitano funzioni che si sovrappongono tra loro”.

Province difese anche dall’On. Giovanelli il quale ha affermato che “a questi enti non si può rinunciare per affrontare i temi del trasporto locale, dell’edilizia scolastica, della formazione, dei lavori pubblici, oppure avremo un nuovo centralismo regionale ed aumenteranno addirittura i costi. Quello che va fatto è evitare duplicazioni di funzioni con i Comuni ed associare i servizi”. 

Nelle Marche, secondo un’indagine del Centro Studi Sintesi, la Cna, le Province spendono 450 milioni di euro. Dalla loro soppressione arriverebbero risparmi per 20 milioni di euro, ossia solo le voci di spesa riguardanti i  costi della politica  e il funzionamento della macchina amministrativa.  Invece le competenze oggi in capo alle Province ed i relativi costi di gestione e del personale verrebbero semplicemente trasferiti alla Regione ed ai Comuni.

“Ridurre i costi della politica” ha affermato il presidente Cna Marche Renato Picciaiola “è fondamentale per trovare i soldi da destinare all’economia. Oltre ai risparmi derivanti dalla riforma delle Province, altri ne potrebbero arrivare dall’accorpamento dei piccoli Comuni, dalla riduzione del numero dei consiglieri regionali e comunali, dalla diminuzione del numero dei consiglieri nei consigli di amministrazione delle aziende pubbliche, dal taglio degli incarichi esterni da parte delle pubbliche amministrazioni.”

Un concetto, quello dei tagli alla spesa pubblica, ribadito dal responsabile nazionale della divisione economica Cna Enrico Amadei, secondo il quale “oggi il 50 per cento del Pil se ne va per far funzionare la macchina dello Stato, con un costo di 850 miliardi di euro.  Per far crescere l’economia bisogna far dimagrire lo Stato, evitando le duplicazioni dei centri di costo ed utilizzare le risorse per ridare slancio ai consumi, agli investimenti e alle esportazioni”

Nell’ambito della riforma dello Stato e in seguito all’approvazione dello Statuto delle imprese” nuovi compiti vengono affidati al sistema delle Camere di Commercio.

 “Il sistema camerale” ha spiegato Ugo Girardi vicesegretario nazionale Unioncamere “affiancherà Regione ed enti locali nella valutazione di leggi e regolamenti sulla  competitività delle imprese e vengono introdotti anche tempi di pagamento certi per i crediti alle imprese: 30 giorni per la Pubblica amministrazione e 60 per i privati”.

 

 

Anche grazie all’impegno di Edilart Marche  gli incidenti sul lavoro in edilizia diminuiscono. Negli ultimi tre anni si è passati da 3.385 a 2.776 infortuni nei cantieri marchigiani. Le imprese edili marchigiani sono 25.161 di cui 18.221 artigiane. I dipendenti nel settore sono 30 mila.

 

MARCO BILEI CONFERMATO PRESIDENTE DI “EDILART MARCHE”

 

Bilei: “nel 2011 per la sicurezza in edilizia abbiamo fatto 635 visite nei cantieri della regione e svolto 112 corsi per 2.376 addetti nel settore. Firmati protocolli con Regione ed Inail”

 

Marco Bilei confermato presidente di Edilart Marche, ente paritetico costituito dai sindacati (Sindacali ( Fillea  Cgil,  Filca Cisl e Feneal Uil), e dalle organizzazione artigiane (Cna, Confartigianato, Casartigiani e Claai). Bilei, funzionario Cna, rappresenta le associazioni datoriali. Sarà affiancato dal  nuovo vicepresidente Daniele Bocchetti, della Fillea Cgil, che sostituisce Massimo Giacchetti della Filca Cisl

 Il rinnovo dei vertici di Edilart è stata l’occasione per fare il punto sull’ attività dell’ente che dal 2004 si distingue  per l’impegno sulla sicurezza e la prevenzione degli infortuni in edilizia, compresi l’igiene ed il miglioramento degli standard qualitativi degli ambienti di lavoro. Un impegno che ha prodotto risultati concreti. Negli ultimi  tre anni si è passati da 3.385 a 2.776 infortuni nei cantieri.

 Il settore edile marchigiano comprende 25.161 imprese di cui 18.221 artigiane. Sta attraversando un momento difficile: nel 2011 sono stati 1.782 gli imprenditori edili che si sono arresi alle crisi ed hanno cessato l’attività. Non sono bastati a compensare le perdite le 1.348 aperture di partite Iva, in maggioranza ex dipendenti rimasti senza lavoro. In edilizia lavorano quasi 50  mila addetti di cui 20 mila imprenditori e 30 mila dipendenti. La sicurezza nei cantieri riguarda tutti loro.

“Nostro obiettivo” ha dichiarato il presidente Edilart Marche Marco Bilei “è quello di proseguire ed intensificare questa battaglia, svolgendo azioni incisive e di sostegno al sistema delle imprese, per migliorare le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro sia tra gli addetti di un settore che da sempre, è tra i più esposti ai rischi di infortuni e malattie professionali.”  

In prima linea sul fronte della formazione e della sicurezza nei cantieri,  Edilart, ha realizzato una campagna informativa nel settore delle costruzioni dal titolo “Mettici la testa”, per fa conoscere l’importanza degli strumenti per la prevenzione dei rischi. Ha sottoscritto accordi con Regione ed Inail per la sicurezza e organizza  iniziative di prima formazione per i giovani che entrano in edilizia, corsi di formazione continua, di qualificazione e riqualificazione, specializzazione ed aggiornamento dei lavoratori e imprenditori del settore edile. Nel 2011 sono stati 2.376 gli addetti  che hanno partecipato ai 112 corsi organizzati da Edilart di cui 621 per il montaggio e smontaggio dei ponteggi, che è uno dei momenti a maggior rischio di incidenti. Inoltre Edilart Marche ha effettuato 635 visite nei cantieri.

“Quest’anno” precisa Bilei “contiamo di proseguire e intensificare la nostra attività  di prevenzione e di diffusione della cultura della sicurezza nelle imprese edili marchigiane,  con attenzione in particolare alle nuove disposizione normative che riguardano La formazione dei lavoratori  dei datori di lavoro.”

 

 

Dalla Regione Marche:

 

L’ASSESSORE SARA GIANNINI SULLA SITUAZIONE CREDITIZIA NELLE MARCHE

 

“La Regione è molto preoccupata per la situazione creditizia, ancor più delle imprese. Lo stato dell’accesso al credito è critico nelle Marche, come in tutto il Paese”. Sara Giannini, assessore alle Attività produttive, commenta così le dichiarazioni apparse sulla stampa da parte di esponenti delle associazioni di categoria. “In un momento in cui – prosegue – le risorse disponibili sono limitate e lo saranno sempre più per le amministrazioni pubbliche, abbiamo messo e stiamo mettendo in campo tutte le azioni possibili per facilitare il reperimento delle risorse finanziarie necessarie al sistema imprenditoriale regionale. In particolare è stata data ampia attenzione al sistema delle garanzie, elemento determinante per l’accesso al credito, specie delle imprese più piccole. Ciò con i fondi di garanzia di Cassa depositi e prestiti, del Por Marche, con il fondo per il rafforzamento della garanzia fidi dell’artigianato. Sono state reperite risorse anche europee, come nel caso dei fondi Bei, che stiamo cercando di replicare. Stiamo infine dando sostegno a chi investe nell’innovazione. Si tratta di provvedimenti condivisi con le associazioni di categoria a seguito dell’accordo siglato sul Bilancio 2012.

Per quanto riguarda l’attuale crisi di liquidità, ricordo che abbiamo già avuto un altro incontro con l’Abi regionale e il prossimo sarà lunedì 27 febbraio, alle 10 e 45 in Regione. Appuntamento del resto già comunicato a tutti i rappresentanti delle associazioni di categoria e all’Abi, con nota ufficiale inviata il 21 febbraio scorso”

 

 

Dalle Cna provinciali:

 

TUTTI IN CERCA DEL LAVORO CHE NON C’È

DIPLOMATI CON SUCCESSO IN CNA I 20 CORSISTI PIZZAIOLI

 

 ANCONA. Si è concluso ieri sera, con la serata dedicata ad amici e parenti e pizza per tutti, il primo corso per pizzaioli della Cna Alimentare – Pizza Elite – Forni Pergolotti, svoltosi ad Ancona.

I due gruppi di 10 alunni hanno seguito con successo tutte le lezioni di impasto, condimento e cottura. In totale 30 ore pratiche in 7 lezioni. Infine sono state svolte 2 lezioni teoriche di haccp che hanno permesso ai ragazzi di dotarsi della necessaria formazione per lavorare in un contesto alimentare.

La maggioranza dei corsisti è italiana (solo due gli stranieri), per quanto concerne il genere il corso ha visto la partecipazione di 18 uomini e di 2 donne.  Le lezioni che hanno più affascinato gli studenti sono: impasti e organizzazione del lavoro preparatorio.

Il corso ha avuto un successo così grande, con un numero di richieste di partecipazione talmente elevato, che la Cna è stata costretta a chiudere le iscrizioni in anticipo. Segno tangibile che in periodi di crisi si è a caccia del lavoro che non c’è e che il settore alimentare offre ancora delle chance.

 

 

La CNA Comunicazione e Terziario Avanzato ha raccolto in un volume esempi vincenti

“GUIDA ALLA BUONA COMUNICAZIONE NELLA PROVINCIA DI ANCONA”

Hanno collaborato 16 aziende e 15 ragazzi della scuola Comics di Jesi

 

ANCONA. Comunicare come mezzo per esaltare le buone qualità di un’impresa anche e soprattutto in tempi di crisi. La Cna Comunicazione e Terziario Avanzato ha presentato, sabato scorso presso la concessionaria Mercedes Delta Motors di Ancona, il volume fresco di stampa “C guida alla buona comunicazione”.

Sedici aziende di comunicazione, design, fotografia hanno raccolto in un’unica pubblicazione i tre migliori lavori di comunicazione aziendale e pubblica svolti. Il volume zero sarà inviato a tutti gli associati della Cna provinciale di Ancona allegato alla rivista “Cna informa_la rivista”.

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con la scuola Comics di Jesi. L’istituto scolastico ha organizzato due gruppi di ragazzi per l’elaborazione della copertina e l’impaginazione del volume attraverso un concorso di idee. La valutazione delle 15 proposte progettuali è stata espletata dalla presidenza della Cna Comunicazione e Terziario Avanzato. Gli alunni coinvolti in questo concorso di idee sono stati:

classe terza 2010/2011: Bini Debora, Giorgi Valentina, Marziali Angelica, Mazzarini Marzia, Mazzoleni Luna, Micucci Elisa, Petraccini Alessia, Siniakiewicz Mateusz;

classe seconda 2011/2012: Balleroni Gian Marco, Belardinelli Stefano, Bollettini Giulio, Cecconi Javier, Palomba Elisabetta, Spurio Irene, Tifi Marco.

La presidenza della Cna Comunicazione e Terziario Avanzato ha decretato la proposta di Siniakiewicz Mateusz come la migliore.

La guida è stata realizzata con il contributo fondamentale di Carilo Loreto, Strucutura di Osimo, Galassi di Osimo e Euphonia di Castelfidardo.

“La guida presentata sabato è il volume zero, si tratta quindi di un progetto pilota – spiega Andrea Cantori, responsabile provinciale di Cna Comunicazione e Terziario Avanzato – ma abbiamo avuto un ottimo riscontro, un risultato positivo che ci permette oggi di dire che questa esperienza potrebbe rappresentare uno dei cardini della nostra azione, proponendola quindi periodicamente”.

 

 

La denuncia della CNA che invita i consumatori a fare attenzione al pane precotto in vendita anche nella grande distribuzione

 

LA CRISI È ARRIVATA ANCHE A TAVOLA

DILAGA IL PANE LOW COST DELLA ROMANIA

 

PESARO – Sulle tavole dei consumatori sta prendendo sempre più piede, complice la crisi, il pane low-cost. Ma attenzione. In molti casi si tratta di quello precotto proveniente dalla Romania. CNA Alimentare di Pesaro e Urbino lancia l’allarme sulle ciabatte e michette made in Romania: un prodotto low-cost che sfrutta i vantaggi economici della delocalizzazione. E’ un pane surgelato che viaggia in frigorifero su tir o aerei, attraverso la Croazia e l’Adriatico. In alcune zone d’Italia il prodotto, come ha segnalato recentemente l’inchiesta di un noto quotidiano, viene importato dalla camorra per andare a rifornire addirittura alcune mense scolastiche. Molto spesso però lo stesso prodotto viene venduto nei supermercati e negli iper delle grandi catene di distribuzione. Il costo del pane d’importazione – denuncia la CNA di Pesaro e Urbino – è meno della metà di quello italiano. Dura due anni, e produce un giro d’affari da 500 milioni. In molti casi, e come ha evidenziato l’inchiesta, scatta anche il raggiro per i consumatori. A fianco della data di scadenza è riportata infatti la dicitura “Prodotto sfornato e confezionato in questo punto vendita”. Ma in realtà il prodotto è stato fatto ben lontano dal luogo in cui viene sfornato, e più esattamente lungo il Danubio in Transilvania, a Cluj, Costanza, Timisoara, dove ormai ci sono più imprese italiane che romene”.

Si tratta – come ha evidenziato l’inchiesta – di una filiera unica con due linee produttive: una moderna, tecnologicamente all’avanguardia. Come quella di Campia Turzii, a qualche decina di chilometri da Cluj. La Lorraine, frutto di una joint venture belga-romena per un impianto modello costato 14 milioni (di cui 5 dall’Unione europea) che produce 1250 kg di pane all’ora. Quelle tonnellate di pane vengono cotte e 205 gradi, poi congelate, immediatamente, a meno 25. Ma se l’impianto di Campia Turzii è “un gioiellino”, ben diversi sono altri impianti. Come quelli della periferia di Bucarest. Forni a gestione familiare che si servono, per cuocere il pane, di legna provenienti da bare, residui di fabbriche abbandonate e resti di traslochi, e addirittura anche da pneumatici. Il risultato è un chilo di pane da 60-80 centesimi. “Un vero e proprio scandalo legalizzato dalle leggi della libera circolazione delle merci nei paesi della Ue ma che ripropone il problema dei controlli e dei pochi scrupoli di molte reti commerciali. Per questo – ribadisce la responsabile di CNA Alimentare, Luciana Nataloni – ribadiamo l’importanza di acquistare pane e prodotti da forno da e laboratori e forni artigiani che garantiscono sempre freschezza, qualità, genuinità dei prodotti e corretto procedimento di tutte le fasi di lavorazione”.

 

 

La denuncia di CNA FederModa “Molti capi di brand del territorio che vengono contraffatti”

MODA, CRESCE IL FENOMENO DEL FALSO  IN PROVINCIA

PESARO – Cresce il fenomeno della contraffazione anche in provincia di Pesaro e Urbino. Lo afferma la CNA che indica come il settore dell’abbigliamento, del tessile e della pelletteria, già duramente provato dalla crisi e dalla concorrenza dei Paesi asiatici, sia ora sotto attacco anche nel nostro territorio. Si moltiplicano infatti casi di produzione di capi di noti brand taroccati o di intere linee di prodotti copiati. La denuncia arriva da CNA FederModa, l’associazione che riunisce le imprese del tessile e dell’abbigliamento della provincia.     “L'Unione delle imprese della moda – dice il responsabile della categoria, Moreno Bordoni – denuncia questo fenomeno che coinvolge anche il nostro territorio ed in particolare la jeans valley.  Non è difficile ipotizzare che anche da noi ci siano lavoratori stranieri che operano in scantinati, garage o capannoni e che producono merce in nero facendo concorrenza sleale alle nostre imprese. Ma in questi ultimi tempi, sulla base delle segnalazioni di nostri associati, assistiamo anche ad un altro odiosissimo fenomeno. Ci sono ditte italianissime, anche di fuori provincia e regione, che stanno “clonando” intere linee di prodotti di aziende del territorio. Capi che solo all’aspetto sembrano identici ma che non rispettano la qualità delle lavorazioni e dei tessuti e che però vengono proposte a prezzi nettamente inferiori. La contraffazione, come noto, produce enormi danni al sistema economico. “Il falso non danneggia solo i prodotti copiati – spiega il presidente provinciale di CNA-FederModa, Michele Ferrato – ma anche i “non-marchiati” a causa dell’ingenerarsi di una concorrenza economica scorretta e culturalmente malsana. Danneggia inoltre quel sistema fatto da imprese contoterziste (molte nella nostra provincia), che operano in maniera trasparente e rispettosa delle regole”.  “Inoltre – continuano Bordoni e Ferrato – quando si parla di merci contraffatte il pensiero inevitabilmente va a prodotti che recano marchi riproduzioni di marchi d’impresa registrati o a prodotti che sono copie perfette di quelli coperti da brevetti o copyright”. Esiste però un’altra contraffazione che è quella del marchio di origine o dell’indicazione geografica di provenienza delle merci. Per Bordoni si tratta di un “danno grandissimo quello derivante alle nostre imprese dalla indebita, o falsa, indicazione Made in Italy; specie nelle esportazioni, poiché alle lavorazioni italiane viene riconosciuto dai mercati un valore aggiunto”. "Il falso non danneggia solo i prodotti copiati, genera una concorrenza scorretta, che colpisce anche le imprese contoterziste. Grandissimo, poi, il danno della falsa indicazione 'Made in Italy'. La sensibilizzazione deve partire dai giovani e dalle scuole". Per  Cna Federmoda, questa problematica deve essere affrontata e combattuta, senza se e senza ma, dalle  Istituzioni, sistema delle rappresentanze e cittadini. E’ necessaria quindi, da parte delle istituzioni di una forte e continua azione di sensibilizzazione sul consumatore. Occorre un’azione decisa, partendo specialmente dai giovani, perché si perda nel consumatore la percezione diffusa secondo cui la contraffazione è da un lato un problema limitato alle griffe più famose e all’industria dell'audiovisivo, e dall'altro una forma di sostentamento di immigrati e disoccupati. È necessario far comprendere che la contraffazione è in realtà un fenomeno criminale al pari di altri; un fenomeno molto ampio, complesso e gestito in modo imprenditoriale da gruppi criminali organizzati in grado di muoversi abilmente sia nel mercato illegale sia nell'economia legale e capaci di gestire un universo di persone, e tra queste anche bambini, impiegate in un lavoro totalmente al di fuori delle regole, che spesso è più vicino a forme di schiavitù che di sfruttamento dei lavoratori.  “È necessario – concludono Bordoni e Ferrato – far comprendere che le produzioni contraffatte mettono a serio rischio la salute del consumatore perché spesso prodotte al di fuori del rispetto di ogni regola, contengono sostanze nocive per l’uomo. Merci che non rispettano nel loro ciclo produttivo le norme di tutela per l’ambiente. È necessario far comprendere che non sono secondarie le implicazioni determinate dalla stretta correlazione tra il fenomeno della contraffazione e le attività del crimine organizzato; infatti la casistica internazionale conferma il legame tra la contraffazione e il riciclaggio di denaro sporco”.

ASSOCIATI