NOTIZIE DAL TERRITORIO N. 14

Notizie dal territorio 14   10 febbraio 2017

 

Dalla Cna Marche:

 

Se ne è discusso ad Ancona, in un seminario al quale ha partecipato la segretaria nazionale Cna Pensionati Beatrice Tragni

 

MARCHE, COSTRUIRE UN NUOVO MODELLO DI SANITA’

 

Mobilità ospedaliera, tempi di attesa per gli esami diagnostici, necessità di rafforzare la medicina territoriale e le cure domiciliari, frammentarietà dei percorsi assistenziali nell’ambito dei sistema sanitario e sociale, la rete delle emergenze da potenziare, la forte disomogeneità nella erogazione dei servizi sul territorio regionale, a partire dalle strutture residenziali e semi residenziali, in particolare per gli anziani. Sono questi, secondo Cittadinanza Attiva, Cna Pensionati e l’associazione “Amici del Geriatrico Inrca,” i punti deboli del sistema sanitario regionale.

Se ne è discusso ad Ancona, in un seminario al quale ha partecipato la segretaria nazionale Cna Pensionati Beatrice Tragni secondo la quale “serve una maggiore integrazione tra le politiche sociali e sanitarie. In particolare per l’anziano malato cronico serve una reale presa in carico del sistema con un unico punto di accesso che coordini le prestazioni di assistenza sociale, distrettuale, ospedaliera e domiciliare. La nostra, – ha sostenuto Tragni – è una società che dovrà fare i conti con una popolazione sempre più anziana. Già oggi gli ultrasessantacinquenni sono il 22 per cento in Italia e saliranno al 26 per cento tra quindici anni. Se si vogliono contenere le spese sanitarie occorre agire sulla prevenzione, attraverso un percorso di invecchiamento ‘attivo’ che preveda stili di vita sani, socialità, servi socio-assistenziali e sanitari pubblici adeguati altrimenti gli anziani,in crescente difficoltà economica, sempre più spesso rinunciano a curarsi, non potendosi permettere la spesa per medicine e visite mediche”.

Riflessioni particolarmente importanti per una regione come le Marche, che è la più anziana d’Italia, con 369 mila over 65 par al 24,6 per cento degli abitanti.

“Nella nostra regione” ha affermato il presidente di Cna Pensionati Marche Ilario Persiani “i malati cronici sono il 38 per cento, in maggioranza anziani e quelli con due o più malattie croniche sono il 19 per cento. Numeri importanti perché i malati cronici assorbono il 70 per cento delle risorse sanitarie della nostra regione. Per dare risposte più efficaci servirebbero più posti letto di lungodegenza e di accoglienza nelle strutture residenziali e semiresidenziali delle Marche. Attualmente sono poco meno di 15 mila. Non bastano. Va anche migliorata la rete di assistenza domiciliare, oggi con un tasso di assistenza di poco superiore al 3 per cento contro una media nazionale del 4,3 per cento”.

Destinare più risorse per la medicina sul territorio e potenziare e qualificare l’assistenza domiciliare, sono anche le richieste avanzate dal Sindaco di Ancona Valeria Mancinelli e dal presidente Associazione Amici del Geriatrico Inrca Aldo Tesei, il quale ha ribadito che “l’esigenza di mettere mano al Piano sanitario regionale, scaduto nel 2014, rappresenta una grande opportunità per costruire un nuovo modello di sanità con le eccellenze per ridurre i costi della mobilità passiva, valorizzando i medici di famiglia e potenziando i servizi sul territorio, specialmente nelle aree interne della regione”

Le liste d’attesa troppo lunghe e la gestione delle emergenze sono le criticità che ha evidenziato il segretario regionale di Cittadinanza Attiva, Monia Mancini secondo la quale “la sanità marchigiana negli ultimi anni ha registrato chiusure dei piccoli ospedali e dei piccoli reparti a cui però non si è accompagnata la contestuale riconversione e l’offerta di servizi sanitari adeguati alle esigenze di quei territori”.

Medicina, d’iniziativa, telemedicina, case della salute per i malati cronici, maggior coinvolgimento dei medici di famiglia, appropriatezza e integrazione dei servizi per ridurre gli sprechi. E’ questo il futuro della sanità marchigiana disegnato da Isabella Mastrobuono, docente dell’Università “Luiss” e dalla tavola rotonda alla quale hanno partecipato Tonino Aceti coordinatore nazionale di Cittadinanza Attiva, Michele Caporossi direttore Ospedali Riuniti di Ancona, Francesco Di Stanislao direttore Ars Marche, Gianni Genga direttore Inrca e Italo Paolini medico di famiglia di Arquata del Tronto.

Negli anni passati, questa la conclusione a cui è giunto il seminario, la cultura dell’austerità ha creato nella sanità marchigiana un costo della mobilità passiva pesante e si sono perse delle eccellenze. I servizi sono distribuiti in maniera irrazionale creando disagi e ritardi nel provvedere alle necessità dei cittadini. Ora è giunto il tempo di progettare e riprogrammare una sanità più efficiente e in linea con i nuovi modelli sociali. Cna Pensionati, Cittadinanza Attiva e Amici dell’Inrca elaboreranno e presenteranno proposte in tal senso alle istituzioni regionali.

 

Dalle Cna Territoriali:

 

LA CNA DI ASCOLI CHIEDE IL RICONOSCIMENTO DELL’INDENNIZZO PER LA MANCATA PRODUZIONE ANCHE PER LE SRL ARTIGIANE E COMMERCIALI:

 

“Senza questa misura resterebbero escluse dai benefici oltre duemila piccole imprese del cratere, la maggior parte delle quali a conduzione familiare”

 

ASCOLI PICENO. Indennità per la sospensione dell’attività produttiva a causa del terremoto anche alle Srl artigiane e commerciali, moltissime delle quali – per di più – sono imprese a conduzione familiare per le quali la mancanza di fatturato diventa anche un gravissimo problema sociale. L’allargamento degli indennizzi è chiesto dalla Cna di Ascoli Piceno che si è già mossa a livello di sistema nazionale Cna per raggiungere questo obiettivo. “Abbiamo speranza che questo possa accadere, così come è accaduto per l’allargamento della misura ai soci lavoratori di società di persone – spiega il direttore della Cna Picena, Francesco Balloni – confortati anche dalla condivisione ricevuta a Roma dai vertici della nostra associazione. Si tratterebbe, a nostro avviso, di una misura equa e che contribuirebbe a una ripartenza più incisiva di tutto il territorio”.

Il significato e la portata dell’azione Cna si può ben comprendere leggendo i dati elaborati dal Centro studi regionale della Cna e relativi alle attività produttive della provincia di Ascoli e, in particolare, di quelle aree riconosciute e catalogate come “cratere”. In queste aree, che comprendono una popolazione di circa 110mila abitanti su 210mila complessivi della provincia, insistono poco più di 12mila unità produttive, su le quasi 26mila totali a livello provinciale, con una forza lavoro occupata che sfiora le 30mila unità. Ebbene. Di queste 12mila attività, il 15,9 per cento sono srl artigiane e commerciali. Imprese che danno lavoro al 45,8 per cento del totale degli occupati nelle imprese artigiane e commerciali dell’intera area del cratere.

“Basta leggere questi dati – conclude Luigi Passaretti, presidente provinciale della Cna – per capire che senza un ulteriore ampliamento del bonus di risarcimento alle società di capitali artigiane e commerciali, resterebbero escluse oltre duemila aziende. E, cosa ancor più grave anche a livello sociale, fra queste moltissime sono vere e proprie imprese a carattere familiare. E questo vuol dire che il mancato fatturato dell’impresa mette davvero in ginocchio un intero nucleo familiare”.

 

 

ARTIGIANI IN PARTENZA PER THEMICAM 2017.

 

Paolo Silenzi: “Ripensiamo il distretto, bene i tavoli interprovinciali e tematici”.

Gianluca Mecozzi: “Pesanti le conseguenze del terremoto”.

 

FERMO. “Sono giorni intensi per le aziende del distretto che si stanno preparando alla fiera milanese. Si va a Milano consapevoli che la situazione, rispetto a sei mesi fa, non è cambiata affatto. Le sanzioni verso la Russia sono state rinnovate, niente di nuovo sotto il sole per quanto riguarda la tutela del made in Italy. Senza dubbio il riscontro in fiera ce l’avranno quelle aziende che hanno puntato sul pronto moda, come chiedono i buyer ormai da diverse stagioni. Per farlo bisogna organizzarsi in modo da avere magazzini, fornitori e una filiera flessibili, oltre che saper gestire i picchi di lavoro”.

Così alla vigilia della partenza per la fiera più importante del settore Gianluca Mecozzi, Presidente Provinciale di CNA Federmoda, che rileva ancora una volta la mancanza di segnali positivi, soprattutto dal punto di vista politico.

A questo proposito il Presidente Provinciale CNA Paolo Silenzi auspica che i tavoli attivati sul territorio possano rivelarsi utili ad un’inversione di marcia: “Tutela del made in Italy, investimenti in formazione, digitalizzazione, internazionalizzazione, credito alle pmi: sono temi su cui battiamo da tempo e come CNA siamo fiduciosi che i tavoli di discussione partiti sia in Provincia, per il tessuto economico in generale, che a Montegranaro per lo specifico ambito calzaturiero, possano far parlare il distretto con una voce sola, ma più forte. E’ un aspetto determinante per il futuro della nostra manifattura”.

I dati del Centro Studi Sistema di CNA Marche rilevano che nelle province di Fermo e Macerata il 2016 ha visto diminuire di oltre 500 imprese il tessuto dell’imprenditoria artigiana (42 aziende al mese hanno chiuso senza essere sostituite): la perdita maggiore è stata quella di Fermo, con il 4,2% di imprese artigiane attive in meno rispetto al 2015, superiore alla media regionale (-2,3%). Nel Fermano sono state 288 le imprese perse rispetto al 2015, di cui ben 95 quelle del settore manifatturiero, nello specifico articoli in pelle, quindi calzature e pelletterie.

A dare una ulteriore spallata ci ha pensato il terremoto – aggiunge Mecozzi – che ha messo in difficoltà i terzisti che si trovano nel cratere, spaventato i clienti e fatto calare a picco le presenze negli outlet, per non parlare della ricettività messa in stand by. Il momento è decisamente difficile, ma si continua a fare il possibile e a lavorare puntando su qualità e professionalità”.

 

CNA ANCONA: IL COMMERCIO HA BISOGNO DI UNA CITTA’ UNITA

“Occorrono azioni in tempi veloci e una maggiore integrazione tra periferie e centro”

 

ANCONA. Tra negozi che chiudono e attività che aprono, cambia spesso volto il commercio di Ancona, ma non cambia la sostanza: si respira aria di crisi legata ad una molteplicità di fattori: centro ancora poco vivo, una certa percezione di insicurezza, viabilità e parcheggi, decoro.

Il tutto, in un particolare contesto storico, caratterizzato da difficoltà economiche forti e persistenti. Anche la Cna si chiede quale fine farà il nostro piccolo commercio, quello fondato su famiglie che spesso, di generazione in generazione, si passano, o si passavano almeno fino a poco tempo fa, l’attività economica. Un dibattito che riguarda tutte le città marchigiane, ma certamente ad Ancona ha il suo apice, perché vi è ben visibile una certa difficoltà del commercio di vicinato.

Secondo la Cna, l’attuale fase economica e sociale sta modificando in maniera radicale il commercio futuro: “E’ evidente – dice la presidente Cna dorica Loredana Giacomini – che sempre più il piccolo commercio dovrà adattarsi alle nuove mode, ai nuovi prodotti. Basti pensare alle nuove tendenze, per esempio sigarette elettroniche, giochi di ruolo e card, ristoranti etnici, etc.,. Sono tipologie di attività, non tutte, ma per lo più, che troveranno sempre più spazio fuori dal centro storico dove gli affitti sono più contenuti. Nel centro la tendenza è quella di un persistere di quelle attività storiche specializzate e di somministrazione di alimenti e bevande che vivono anche grazie agli uffici, oltre naturalmente alle grandi catene che hanno bisogno di spazi di visibilità”.

“Inoltre – prosegue la Giacomini – il centro storico sarà sempre più caratterizzato da presenza di negozi di alto profilo, adatti ad una clientela che ricerca il bello e che vuole vivere il cuore della città che rappresenterà, quindi, il palcoscenico dove sarà possibile vedere quale “spettacolo” Ancona metterà in scena: un biglietto da visita che se funziona farà vivere tutto il commercio cittadino”.

Questa la ragione per cui, secondo la Cna, la città deve essere unita, priva di divisioni tra le varie anime del commercio. “Se questa è la situazione – aggiunge la presidente della Cna dorica – è evidente che occorrono investimenti anche al di fuori del centro storico, in termini di infrastrutture, mobilità, sicurezza e parcheggi. Occorre unire la città tutta, perché soprattutto il piccolo commercio necessita di essere integrato con il centro”.

Sul piano delle politiche fin qui percorse, Cna ammette che ci sono stati passi in avanti soprattutto per quanto riguarda il centro storico: il rifacimento di piazza Cavour, le isole del corso, il progetto del porto antico e di piazza della Repubblica. Da ultimo il grande investimento di Natale.Siamo sicuramente sul pezzo – ribadisce la Giacomini – ma occorre fare ancora strada, per esempio in merito alla viabilità nel piano del porto antico. Tutto ciò deve anche essere accompagnato da due fondamentali elementi: una maggiore velocità nella realizzazione delle opere e “dose di tolleranza”. E’ evidente, ad esempio, che una città per far vivere il centro con locali per giovani deve anche tollerare un po’ di fastidio, soprattutto nei periodi estivi e notturni. Accelerare il passo è ora necessario, dato il periodo precedente caratterizzato da troppo immobilismo: da una parte apprezziamo il cambio di direzione, dall’altra auspichiamo che si corra di più sulla strada giusta”.

Sulle periferie, invece, alla Cna la strada sembra ancora lunga: “Siamo d’accordo che il percorso è più complicato, si osservi per esempio la difficoltà di integrazione e sicurezza che sta vivendo corso Carlo Alberto. Qui ci si sta muovendo con il Bando periferie, un inizio che occorre potenziare. C’è la necessità di costruire luoghi di aggregazione pubblici, sull’esempio della Mole nella zona Archi o la Casa delle Culture a Vallemiano, dove la cultura sia il motore e lo stimolo per fare business. La città ha bisogno del piccolo commercio per sentirsi comunità, ma sicuramente il commercio ha bisogno di una città unita”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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