NOTIZIE DAL TERRITORIO N. 121

6 novembre 2014

 

Dalla Cna Marche:

 

Ad affermarlo uno studio di Cna Fita Marche, che chiede il blocco degli aumenti per almeno tre anni e propone un nuovo sistema di rimborsi per gli autotrasportatori, gestito direttamente dalla Società Autostrade.

 

VIAGGIARE IN A14, IN SEI ANNI
PEDAGGI AUMENTATI DEL 43,4 PER CENTO

 

Viaggiare in A14 e sul resto della rete autostradale italiana per gli autotrasportatori marchigiani è diventato un costo insostenibile. E non bastano i rimborsi garantiti dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ad annullare i continui aumenti delle tariffe autostradali.

Secondo uno studio della Cna Fita Marche, il rimborso medio applicato ai 3.970 autotrasportatori marchigiani negli ultimi sei anni è stato del 10,5 per cento. Ma per ottenere il massimo sconto l’autotrasportatore deve aderire ad un consorzio dove, per i servizi ed costi finanziari ogni mese paga una somma pari al 3,5 per cento degli stessi rimborsi. Denaro contante mentre per ottenere i rimborsi deve aspettare in media 2,5 anni. Alla fine della giostra, secondo la Cna Fita, quello che rimane in tasca all’autotrasportatore è il 4 per cento.

Tutto questo, afferma la Cna Fita Marche, mentre in dieci anni, tra il 2003 e il 2013, le tariffe dell’A14 e delle principali autostrade italiane sono aumentate del 43,4 per cento, a fronte di un’inflazione del 25,9 per cento. L’ultimo aumento dei pedaggi, malgrado sei anni di crisi durissima, è stato dello scorso gennaio.

“Nonostante questo fiume di denaro garantito ai concessionari della Società Autostrade” afferma il presidente Cna Fita Marche Olindo Brega “nello stesso periodo non vi sono stati incrementi di servizi, molte delle concessioni sono in scadenza e il Governo prevede di rinnovarle per altri venti anni malgrado non vi sia stato un adeguato aggiornamento delle reti infrastrutturali”.

Per restituire al settore nuovo slancio e la liquidità persa in questi anni, la Cna Fita ha inviato alla Società Autostrade ed ai Parlamentari marchigiani una proposta per cambiare radicalmente il meccanismo dei rimorsi dei pedaggi autostradali, prevedendo sconti erogati direttamente dalle concessionarie senza l’intervento dello Stato, che dovrà limitarsi a bloccare gli aumenti dei costi dei pedaggi per almeno tre anni. Un sistema che, secondo la Cna Fita Marche, farà risparmiare allo Stato i 250 milioni di euro che vengono stanziati ogni anno per la copertura finanziaria dei rimborsi e consentirà alle imprese di riscuotere i rimborsi ogni mese e non dopo alcuni anni.

 

Dalla Cna nazionale:

 

RISTRUTTURAZIONI ED EFFICIENTAMENTO ENERGETICO. VACCARINO (CNA): “NO ALLA SBERLA DA 920 MILIONI

ALLE PICCOLE IMPRESE DELL’EDILIZIA”

 

“Il raddoppio della ritenuta sui bonifici è una sberla che sfila alle piccole imprese 920 milioni di euro”. Lo afferma il Presidente della Cna, Daniele Vaccarino.

“Con un’operazione a freddo che ci lascia interdetti – sottolinea – si è deciso di portare dal 4 all’8% la ritenuta applicata sui bonifici bancari collegati alle operazioni di ristrutturazione ed efficientamento energetico delle abitazioni e degli immobili delle imprese che danno diritto alle detrazioni fiscali. Una sottrazione di liquidità a danno delle imprese stimata dallo stesso Governo in 920 milioni per il 2015”.

“La banca dati degli studi di settore è cristallina – spiega – su 100 euro di ricavi il reddito per l’impresa è intorno ai 10 euro. Mettiamola in chiaro: significa che qualcuno si è messo in testa di chiedere alle imprese di anticipare l’80% del reddito”.

“Forse si vuole una creazione forzosa di credito d’imposta talmente elevata da renderne difficile e costoso il recupero? E non vengano a raccontare – conclude Vaccarino – che l’aumento della ritenuta serve a combattere l’evasione. Per combattere l’evasione è sufficiente una ritenuta dello 0,1%. Tanto basta alle banche per comunicare all’Agenzia delle entrate il pagamento effettuato all’impresa”.

 

Da Rete Imprese Italia:

 

RETE IMPRESE ITALIA IN AUDIZIONE ALLA CAMERA:

“LEGGE DI STABILITA’ INVERTE TENDENZA,

MA SERVE PIÙ CORAGGIO PER RILANCIARE L’ECONOMIA”

 

“Positivo il complesso della manovra, con apprezzabili tratti espansivi, in controtendenza rispetto all’approccio rigorista finora adottato”. Questo il giudizio sul Ddl Stabilità espresso oggi dai rappresentati di Rete Imprese Italia all’audizione presso la Commissione Bilancio della Camera.

Rete Imprese Italia rileva, però, la necessità di accentuare gli interventi per il rilancio dell’economia e degli investimenti, con un sostegno più energico ad alcune linee già definite nel Decreto “Sblocca Italia”, come il recupero e la riqualificazione del territorio, gli interventi per l’edilizia, un sostegno più deciso all’innovazione nelle PMI. “Mancano all’appello – fa rilevare Rete Imprese Italia – misure per migliorare l’accesso al credito delle Pmi, ridurre il costo dell’energia, semplificare la tassazione immobiliare e le norme ambientali”.

Secondo Rete Imprese Italia, la manovra si regge su una consistente ma ancora insufficiente riduzione della spesa pubblica. Il rigoroso rispetto dei tagli a sprechi e spese improduttive sarà decisivo per l’intera economia italiana: altrimenti le clausole di salvaguardia possono stroncare ogni ipotesi di ripresa con l’aumento dell’aliquota IVA dal 10% al 13% e quella del 22% al 25,5%, con un effetto cumulato nel 2018 di 28,9 miliardi di euro di maggiore pressione fiscale.

Sempre in tema fiscale, se è apprezzabile la diminuzione del carico fiscale sulle imprese con la deduzione del costo del lavoro dall’imponibile Irap, occorre che la riduzione riguardi anche i 3 milioni di imprese senza dipendenti con un innalzamento della franchigia Irap, evitando la beffa addirittura di un incremento dal 3,5% al 3,9% per questi soggetti. Secondo Rete Imprese Italia, poi, l’inserimento nella legge di stabilità della riforma del regime dei minimi anticipa a stralcio la più complessiva e necessaria riforma di tutti i regimi contabili prevista dalla legge delega di riforma fiscale. Altrettanto urgente la riforma per il regime semplificato con determinazione dei redditi per cassa e l’accessibilità all’IRI (Imposta sul reddito imprenditoriale) per tutte le imprese. Nel merito del nuovo regime dei minimi, è necessario innalzare di 10.000 euro i limiti di ricavo per accedere a questo intervento.

Le imprese fino a 50 dipendenti dovranno anche affrontare le difficoltà derivanti dal diritto dei dipendenti di farsi anticipare la quota annuale di Tfr in busta paga dal marzo prossimo. Un’operazione che – sollecita Rete Imprese Italia – deve avvenire, come ha assicurato il Premier Renzi, con un meccanismo che renda davvero neutro l’impatto sulla capacità finanziaria e sui costi delle piccole imprese.

Rete Imprese Italia fa poi rilevare che rimane aperto e caratterizzato da ritardi il problema del pagamento alle imprese dei debiti pregressi della PA. Nonostante gli strumenti messi in campo stiano producendo effetti positivi, il tema deve restare nell’agenda delle priorità del Governo.

Positivo il giudizio sulla riduzione triennale del costo contributivo a carico delle imprese che faranno assunzioni a tempo indeterminato. Insieme alle nuove regole introdotte dal decreto Poletti sul tempo determinato e le attese riforme del mercato del lavoro, possono consentire una ripresa dell’occupazione appena si creeranno le condizioni per una ripresa del mercato interno.

Rete Imprese Italia apprezza la conferma per il 2015 dell’intensità dei bonus per le ristrutturazioni edili e la riqualificazione energetica, rispettivamente al 50% e al 65%, misure definite “indispensabili per stimolare il comparto delle costruzioni che vive una gravissima contrazione di mercato, anche a causa dei continui aumenti di tassazione sugli immobili”. Al proposito, viene sollecitata una urgente revisione dell’Imu sugli immobili strumentali posseduti dalle imprese.

 

 

Dalle Cna provinciali:

 

INDAGINE DELLA CNA DI ASCOLI – LA BUROCRAZIA PARALIZZA LE PICCOLE IMPRESE DEL PICENO: CINQUE GIORNI LAVORATIVI AL MESE INTERAMENTE DEDICATI AL DISBRIGO DI PRATICHE E QUINDI TOLTE ALLA PRODUTTIVITA’

 

ASCOLI PICENO. Indagine della Cna di Ascoli. Tre imprese su dieci sono costrette a impiegare almeno tre giorni lavorativi al mese per assolvere agli adempimenti burocratici. Quattro su dieci devono addirittura sottrarre all’attività produttiva ben cinque giorni al mese per incombenze amministrative, moduli, bollettini, dichiarazioni e quant’altro. E le imprese del Piceno – lo dice un sondaggio condotto dalla Cna nazionale in tutto il Paese anche fra le imprese nostrane – sono fra quelle che pagano maggiormente pegno a questa farraginosità burocratica. “Il motivo di questa penalizzazione che viene evidenziato nel sondaggio nazionale – spiega Luigi Passaretti, presidente provinciale della Cna di Ascoli – sta sia nelle dimensioni delle aziende che nella scarsa informatizzazione e digitalizzazione dei rapporti con la Pubblica amministrazione. Sotto i dieci dipendenti, infatti, i giorni produttivi impegnati per gli oneri burocratici arrivano a ben cinque al mese, mentre sono inferiori, in proporzione, per le aziende più grandi e quindi maggiormente strutturate”.

“Fino al 15 agosto – aggiunge Francesco Balloni, direttore della Cna Picena – un’altra indagine Cna ci ha detto qualche mese fa che le nostre imprese devono lavorare per il fisco. Aggiungiamo a questo almeno altri 50 giorni lavorativi all’anno persi per la burocrazia e si arriva a stringere il margine in cui l’impresa produce attivo e quindi liquidità anche per assumere, investire e innovare, a non più di due mesi l’anno. Stando così le cose non possiamo certo pensare che le nostre imprese riescano anche ad essere competitive e a innovarsi. Ci vorrebbe la bacchetta magica e, comunque, i nostri imprenditori piccoli miracoli quotidiani ne fanno già in abbondanza”.

Dal’indagine Cna emerge che oltre il 75 per cento degli intervistati ritiene che la burocrazia sia tra i principali fattori di freno allo sviluppo delle loro attività. Al primo posto fra le incombenze “problematiche”, il Sistri (registro per i rifiuti), lo Spesometro e la Responsabilità solidale negli appalti che resta un rebus per un’impresa su due. E ancora. Solo un’impresa su tre picena riesce a sbrigare almeno la metà delle pratiche burocratiche per via telematica.

 

Ne beneficeranno migliaia di piccole imprese

NUOVO REGIME FORFETTARIO,

CNA VINCE LA BATTAGLIA PER LA SEMPLIFICAZIONE

Ma intanto prosegue la lotta alla burocrazia che affligge 75 imprese su 100

 

ANCONA. La semplificazione non è più un sogno, ma realtà per migliaia di piccolissime imprese italiane. Finalmente una buona notizia: dopo diversi tentativi, la Cna, insieme alle altre associazioni di categoria, è riuscita a ripristinare per tutte le imprese individuali (senza dipendenti) con compensi/ricavi tra i 15.000 ed i 40.000 euro annui il “Nuovo Regime Forfettario” che dal prossimo gennaio 2015 introdurrà a loro favore (si stima siano 900mila in Italia le imprese individuali minime, che rientrano nei pochi requisiti richiesti), una forte semplificazione degli adempimenti, oltre ad una effettiva semplificazione nel modo di pagare le tasse.

“Per questa tipologia di imprese – spiega Andrea Calcina, responsabile Cna Service – sparisce la contabilità, in quanto non saranno più assoggettate, da qui l’esonero dai versamenti Iva trimestrali, dagli studi di settore, e dal resto degli adempimenti”.

Le imprese che decideranno di adottare questo nuovo “Regime”, pagheranno le tasse applicando l’aliquota del 15% sull’ammontare dei compensi/ricavi certificati nell’anno di competenza, dedotti della percentuale forfettaria prevista per ognuna delle 9 categorie in cui sono state suddivise le imprese.

“Ad esempio un barbiere – continua Calcina – che per accedere al nuovo Regime non dovrà superare i 20.000 euro annui di ricavi, pagherà il 15% di imposta sostitutiva su un imponibile massimo pari ad euro 13.400, da cui dovrà ulteriormente dedurre l’importo dei contributi previdenziali pagati nell’anno”.

La Cna di Ancona esprime tutta la sua soddisfazione per l’importante risultato raggiunto, che mette a disposizione di centinaia di piccolissime imprese sul territorio provinciale una reale semplificazione del rapporto con il fisco Italiano e mette a disposizione i propri uffici territoriali per tutte quelle imprese che intendono verificare l’esistenza dei requisiti che danno accesso al nuovo e semplificato regime fiscale agevolato.

“Purtroppo si tratta solo di vittoria in una battaglia, mentre la guerra è lunga – specifica Andrea Calcina – e la Cna continuerà a combattere in prima linea, con i suoi rappresentati nazionali, per l’approvazione degli altri decreti delegati contenuti nel provvedimento di Delega Fiscale già approvata dal Parlamento, che hanno ricadute su tutto il resto delle piccole imprese italiane. Mi riferisco per esempio all’introduzione dell’Iri (Imposta sul Reddito d’Impresa) che andrà a sostituire

la tassazione Irpef con discreti benefici fiscali per la maggior parte delle imprese; ma anche al nuovo regime di contabilità per cassa, che consentirà di pagare Iva e Imposte solo sulle somme effettivamente riscosse nell’anno, deducendo l’Iva e le spese effettivamente pagate nello stesso periodo”.

“Per quanto riguarda la burocrazia – aggiunge Calcina – la strada è veramente ancora tanto lunga e proprio in questi giorni ne abbiamo avuta prova grazie all’indagine che il Centro Studi Cna nazionale ha effettuato su un campione di 2400 imprese”.

I risultati infatti parlano chiaro: 75 imprese su 100 ritengono la burocrazia tra i principali fattori della decrescita economica del Paese; frena lo sviluppo dell’attività per oltre il 70% delle imprese; la complessità delle norme per 31 imprese su 100 sottrae ben una settimana di lavoro al mese all’attività; il 53% delle imprese giudica inadeguato il livello di informatizzazione delle PA; soltanto 1 impresa su 3 riesce ad espletare telematicamente gli adempimenti burocratici richiesti.

“Le risposte – conclude Andrea Calcina – indicano tutte lo stesso obiettivo: è arrivato il momento di ridisegnare il sistema burocratico e l’apparato amministrativo”.

Tre le richieste specifiche per le quali Cna evidenzia l’urgenza di intervenire: adempimenti meno ripetitivi e più comprensibili; mai più norme a taglia unica, ma calibrate sulla reale dimensione dell’impresa; innalzamento del livello di informatizzazione della PA.

Il tutto, si traduce in 25miliardi di benefici stimati per il sistema delle imprese.

 

“RETI DI IMPRESA – UN’OPPORTUNITÀ PER AFFRONTARE NUOVE SFIDE”:

Venerdì 7 novembre, ore 21, Sant’Elpidio a Mare, Casale CS Sport.

 

SANT’ELPIDIO A MARE. Quarto appuntamento per il progetto “Reti di impresa – Un’opportunità per affrontare nuove sfide”, promosso e sostenuto dalla Camera di Commercio di Fermo, in collaborazione con le associazioni di categoria e l’Università Politecnica delle Marche.

Il prossimo incontro si terrà dunque venerdì 7 novembre a Sant’Elpidio a Mare, al Casale CS Sport & Life di via Pozzetto 107, alle ore 21.

Ad incontrare gli interessati ci saranno, oltre ai rappresentanti delle associazioni di categoria coinvolte, anche il preside della Facoltà di Ingegneria Gestionale, professor Dario Amodio, il professor Maurizio Bevilacqua e la consulente Anna Censi.

In Italia le reti di impresa nate negli ultimi tre anni sono circa 1700 e coinvolgono circa 8600 imprese e il fenomeno è in rapida crescita. Le reti tra imprese nel Fermano sono oggi circa 25 e coinvolgono 65 aziende: un segnale importante di vivacità imprenditoriale che va incoraggiato e sviluppato.

L’edizione 2014 del progetto “Reti di impresa – Un’opportunità per affrontare nuove sfide” propone un’ulteriore fase nello sviluppo delle aggregazioni sul territorio: oltre al momento di informazione/formazione, verranno anche organizzate attività di accompagnamento per l’effettiva realizzazione dei progetti di rete.

 

I prossimi seminari informativi si terranno il 14 novembre a Montegranaro, il 21 a Fermo, per terminare l’11 dicembre a Porto Sant’Elpidio.

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