NOTIZIE DAL TERRITORIO N. 118

30 ottobre 2014

 

Da Rete Imprese Italia:

 

Rete Imprese Italia in audizione alla Camera:

“RIFORMA DEL LAVORO DA ATTUARE SENZA COSTI PER LE IMPRESE”
“La riforma del mercato del lavoro è un provvedimento ambizioso che va attuato con il contributo delle parti sociali, non devein alcun modoprovocare incrementi di costoper le imprese e deve salvaguardare le buone pratiche in materia di sostegno al reddito. Inoltre, deve essere assolutamente coerente con le finalità del Ddl Stabilità laddove mira a restituire competitività al sistema produttivo italiano riducendo il costo del lavoro, evitando una sorta di compensazione punitiva in cambio di snellimenti normativi”.

Sono le indicazioni espresse oggi dai rappresentanti di Rete Imprese Italia durante l’audizione sul Jobs Act presso la Commissione Lavoro della Camera.

Secondo Rete Imprese Italia, gli interventi in materia di ammortizzatori sociali, oltre ad assicurare l’invarianza di oneri per le imprese ed evitare interventi di ‘taglia’ sproporzionata per le Pmi, o aumenti di costi che non considerano le specificità dei diversi settori, dovranno preservare le esperienze positive come il fondo di solidarietà bilaterale nell’artigianato che garantisce il sostegno al reddito in caso di crisi aziendali.

Il Jobs Act deve inoltre essere l’occasione per semplificare gli adempimenti in materia di lavoro, snellire il sistema di vigilanza e ispezione, eliminando duplicazioni e sovrapposizioni, riordinare il sistema sanzionatorio.
Rete Imprese Italia chiede poi di salvaguardare la pluralità di forme contrattuali, anche flessibili, che offrono risposta alle specifiche esigenze organizzative delle imprese. Giudizio sospeso in attesa di maggiore chiarezza sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, che, in ogni caso, non dovrà comportare l’introduzione di nuovi costi per le imprese fino a 15 dipendenti.
A giudizio di Rete Imprese Italia, vanno anche riorganizzate le politiche attive per il lavoro, innovando le modalità con cui vengono gestiti i servizi di collocamento e reimpiego e collegando strettamente gli interventi di sostegno al reddito con le misure di reinserimento nel mercato del lavoro. In particolare, secondo Rete Imprese Italia, è necessario introdurre il principio di condizionalità in base al quale il diritto a percepire trattamenti di sostegno al reddito è condizionato, appunto, all’obbligo di partecipare a iniziative di reimpiego. E i servizi per il lavoro, pubblici e privati, devono rappresentare lo snodo fondamentale con cui concordare e attivare questo nuovo percorso di politiche attive per l’occupazione.

A questo proposito, Rete Imprese Italia sollecita coordinamento e uniformità delle norme in tutte le Regioni e un miglioramento generalizzato della qualità delle prestazioni. Un obiettivo che si può raggiungere creando un’Agenzia nazionale per l’occupazione, partecipata da Stato, Regioni e Province Autonome, alla quale attribuire competenze in materia di servizi per il lavoro per riuscire finalmente a coordinare questo tipo di servizi, pubblici e privati, realizzando così l’integrazione tra politiche attive e passive.

Dalla Regione Marche:

 

MARCHE REGIONE IMPRENDITORIALE D’EUROPA,

EVENTO CON LE ISTITUZIONI COMUNITARIE AD ANCONA

 

Prima Regione italiana a ricevere il prestigioso riconoscimento, le Marche si preparano ad ospitare un incontro con rappresentanti europei sul Premio Regione imprenditoriale europea 2014. Si svolgerà il 14 novembre ad Ancona nella sede della Regione l’evento “Le Marche Regione imprenditoriale al centro dell’Europa. Small business act: priorità e strategie per rafforzare le piccole e medie imprese”. Presenti al confronto Gian Mario Spacca, presidente della Regione Marche, Sara Giannini, assessore regionale alle Attività produttive, Joanna Drake della Dg Impresa e Industria della Commissione europea, Thomas Wobben della Direzione politiche orizzontali e Reti del Comitato delle Regioni, Giuseppe Tripoli  (Sme’s Envoy) e Roberta Maestri, responsabile Small business act regionale e rappresentante nel tavolo permanente Pmi presso il Ministero dello Sviluppo economico.

“La Regione Marche – dice il presidente Spacca – si è aggiudicata il Premio Regione imprenditoriale europea del Comitato delle Regioni per il 2014 insieme alle Regioni delle Fiandre (Belgio) e Nord Brabant (Olanda). Siamo la prima Regione italiana e tra le 12 Regioni su 271 in tutta Europa ad aver ricevuto questo prestigioso riconoscimento collegato all’applicazione dei principi dello Small Business Act. L’adozione della strategie regionale di attuazione dello Sba rappresenta la definizione di un quadro strategico di misure e strumenti per le piccole e medie imprese, l’introduzione di un nuovo piano d’azione per le aziende. L’evento di novembre si propone di approfondire risultati e prospettive delle politiche passate e future incentrate sul principio Think Small first. Le Marche, regione più manifatturiera d’Italia e tra le prime in Europa, continuano ad esprimere vivacità produttiva e intraprendenza imprenditoriale, grazie ad un tessuto di micro, piccole e medie imprese che fanno della qualità, della ricerca e dell’innovazione la loro forza. E proprio sulle politiche e le strategie di supporto alla crescita delle Pmi è incentrato l’importante momento di riflessione ed approfondimento che la Regione ha voluto organizzare”.

Il Premio regione imprenditoriale d’Europa viene assegnato alla Regione con la strategia di politica imprenditoriale più convincente e con maggiore proiezione futura. Ad incidere sulla scelta di assegnare il Premio alle Marche per il 2014 è stata la valutazione positiva da parte della giuria del cosiddetto Piano di prospettiva, vale a dire la strategia regionale in materia di politiche industriali. E’ il “patto” della Regione – la prima in Italia a recepire i principi dello Small business Act nel 2010 e ad intraprendere misure attuative nell’ambito del credito e finanza, delle aggregazioni e reti di impresa, della semplificazione amministrativa – con le Pmi. Il “patto” che ha consentito alla Regione di vincere l’EER (European Entrepreneurial Region) 2014, pone le sue basi su due pilastri: Marche regione attenta alle esigenze delle piccole e medie imprese; aziende come driver di ricchezza e crescita e, dunque, di reddito e occupazione per la comunità. I due pilastri sono a loro volta articolati in 6 obiettivi specifici: pubblica amministrazione ricettiva, sostegno all’internazionalizzazione, istituzioni finanziarie efficienti di sostegno alle necessità delle Pmi, specializzazioni intelligenti per innovazione, ricerca e sviluppo, specializzazioni intelligenti per la manifattura di qualità, sistema di istruzione e di ricerca proattivo.

 

 

Dalle Cna provinciali:

 

Grazie alla collaborazione del sistema camerale produzione e gestione gratuita della fatturazione

 

ADDIO FATTURE CARTACEE, ANCHE I PICCOLI FORNITORI

DIALOGANO IN DIGITALE CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

 

PESARO – Niente più fatture cartacee per la pubblica amministrazione. La CNA di Pesaro e Urbino esprime soddisfazione per la decisione dell’Agenzia per l’Italia Digitale – in accordo con il Sistema Camerale e Unioncamere – di rendere completamente gratuita per le imprese la produzione e la gestione delle fatture elettroniche emesse verso la pubblica amministrazione fino alla soglia di 24 fatture all’anno.

Il nuovo strumento, messo a disposizione dal Sistema Camerale in collaborazione con l’Agenzia per l’Italia Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed Unioncamere, si rivolge a tutti i piccoli fornitori della Pa, senza alcun onere per l’impresa. In particolare, si rivolge a tutti i piccoli fornitori della Pubblica amministrazione iscritti alla Camera di Commercio e consente loro la gestione completa della FatturaPA (compilazione, invio, firma digitale, conservazione).

Il numero di fatture elettroniche che le imprese potranno gestire gratuitamente grazie al nuovo servizio ammonta come detto a 24 fatture annue. Al servizio si accede previo riconoscimento del titolare dell’impresa tramite la Carta Nazionale dei Servizi (CNS), strumento introdotto dal Codice dell’amministrazione Digitale (CAD) per l’accesso telematico ai servizi della pubblica amministrazione. Sarà sufficiente collegarsi on line al seguente indirizzo https://fattura-pa.infocamere.it, senza la necessità di scaricare alcun software.

“E’ una risposta concreta – dice il segretario provinciale della CNA, Moreno Bordoni – per le piccole imprese e per gli artigiani che avrebbero pagato i costi più elevati se avessero dovuto rivolgersi al mercato per l’esecuzione di tutti gli obblighi derivanti dall’emissione delle fatture elettroniche.  Per migliaia  di imprese significa risparmiare fino a 2.000 euro di oneri amministrativi”.

“La Cna è impegnata costantemente a diffondere la cultura digitale nelle piccole imprese e nell’artigianato, una cultura decisiva per la crescita e per la competitività.  La scelta della fatturazione elettronica gratuita verso la pubblica amministrazione è un passo molto importante in questa direzione”.

 

TASSE, CHE DOLOR! NELLA PROVINCIA DI ANCONA + 70%

E SI VOLA OLTRE LA MEDIA NAZIONALE

 

Boom di presenze al convegno CNA-Confartigianato tra autorità locali, cittadini e imprese

 

  1. La tassazione locale, nella provincia di Ancona, nel periodo 2008-2013 è letteralmente esplosa con una crescita di oltre il 70% (oltre la media nazionale che è pari al 68,5%).

Lo dicono a chiare cifre i dati dell’indagine di Cna e Confartigianato che hanno analizzato i bilanci dei Comuni della provincia di Ancona periodo 2008-2013.

L’argomento è talmente sentito, soprattutto in questo periodo di difficoltà, che è stato un vero e proprio boom di presenze quello registrato lunedì sera al Conero Break di Ancona, dove le due associazioni di categoria hanno organizzato il convegno “Il peso della tassazione locale su imprese e cittadini” invitando anche le autorità locali, intervenute numerose insieme a cittadini e imprenditori.

Hanno relazionato Giovanni Dini direttore del Centro Studi Sistema che ha svolto l’indagine; Massimiliano Santini direttore Cna Provinciale Ancona, Giorgio Cataldi segretario Confartigianato Provinciale Ancona, Maurizio Mangialardi presidente Anci Marche, Lamberto Magnani e Andrea Trevisani rispettivamente dei Dipartimenti Politiche Fiscali di Cna e Confartigianato nazionali, On. Marco Causi della Commissione Finanze della Camera, Sen. Remigio Ceroni della Commissione Bilancio del Senato.

Dati chiari, analisi disperate e univoche: la percentuale della tassazione è ormai insostenibile e affossa il sistema produttivo, in particolare le piccole imprese.

Il quadro che si è delineato è quello di una tendenza decisamente decrescente delle entrate dei Comuni (-6%) che è la risultante di dinamiche differenti: forte crescita delle entrate tributarie (dal 30,5% del 2008 al 54,1% del 2012); vero e proprio tracollo delle entrate da contributi e trasferimenti correnti (dal 22,9% all’8,3%); netto ridimensionamento delle entrate derivanti da alienazione, trasferimenti di capitale e da riscossione dei crediti (dal 15,2% al 7,5%).

Lo stesso Mangialardi ha confermato che “la riduzione dei trasferimenti statali è stata compensata da un aumento delle entrate tributarie e che il Comune del 2014 è un Comune che, colpito dalla crisi dell’edilizia, bloccato dai vincoli del patto di stabilità, non fa investimenti, incontra difficoltà a effettuare anche le manutenzioni ordinarie di strade e scuole, ha come priorità il mantenimento della spesa per il welfare”.

Quali sono allora le prospettive? Non ci sono altre soluzioni, secondo Cna e Confartigianato, rispetto alle richieste che avanzano ai Sindaci per risollevare le piccole imprese e dare respiro ai cittadini: ridurre la tassazione locale con azioni di razionalizzazione della macchina burocratica e riduzione dei costi evitando sprechi; indire gare per lavori e acquisti facilitando la partecipazione delle pmi locali; velocizzare gli interventi di manutenzione per scuole e strade; velocizzare i pagamenti delle forniture e dei lavori eseguiti dagli imprenditori; esternalizzare i servizi che possono essere svolti dai privati, favorendo la competizione fra imprese del territorio.

A livello nazionale, le due associazioni chiedono un intervento di riduzione della tassazione sul reddito delle imprese e sul lavoro autonomo, utilizzando le risorse provenienti dalla spending review.

 

LA REGIONE DIMENTICA IL FERMANO

 

  1. Ancora una volta il Fermano, e in particolare la sua area montana, non rientra nelle priorità della Regione Marche.

Perifericità rispetto ai principali poli dello sviluppo economico, problemi di spopolamento, invecchiamento della popolazione residua, declino delle attività economiche, ma con potenzialità di sviluppo: sono le caratteristiche che tracciano il volto delle cosiddette “aree interne” su cui costruire una strategia nazionale e locale di rilancio.

Un ritratto che assomiglia molto alla zona montana del Fermano e che ricorda la situazione di Comuni quali Amandola, Smerillo, Montefalcone Appennino, Santa Vittoria in Matenano e Montefortino.

Purtroppo la Regione non sembra riconoscere all’interno fermano le caratteristiche individuate dal Ministero – sostengono il Presidente Provinciale CNA Fermo Paolo Silenzi e il Direttore Alessandro Migliore se è vero che, nelle aree di intervento segnalate, il nostro territorio montano non viene affatto preso in considerazione”.

La Giunta Regionale, con la delibera n.1126 dello scorso 6 ottobre, ha approvato l’individuazione di tre aree pilota su cui intervenire e le relative modalità di attuazione, all’interno della strategia dedicata alle “aree interne” tracciata dal Ministero dello Sviluppo Economico.

A tale proposito, la Regione individua come aree di sperimentazione: Basso Appennino Pesarese e Anconetano (Acqualagna, Apecchio, Cagli, Cantiano, Piobbico, Frontone, Serra Sant’Abbondio, Arcevia, Sassoferrato); Area Macerata, con inizio 2015 (Acquacanina, Bolognola, Castelsantangelo sul Nera, Fiastra, Fiordimonte, Monte Cavallo, Muccia, Pievebovigliana, Pieve Torina, Serravalle di Chienti, Ussita, Visso Cessapalombo, Gualdo, Monte San Martino, Penna San Giovanni, San Ginesio, Sant’Angelo in Pontano, Sarnano); Area Ascoli Piceno, con l’impegno che sia avviato un percorso di progettazione (Comunanza, Force, Montedinove, Montemonaco, Rotella, Acquasanta Terme, Arquata del Tronto, Castignano, Montegallo, Palmiano, Roccafluvione, Carassai, Cossignano, Montalto delle Marche, Offida).

Individuate e classificate per priorità, potranno quindi usufruire nei tempi previsti dei finanziamenti a valere sui Fondi Europei (FESR, FSE, FEASR) per la realizzazione di progetti di valorizzazione dei territori.

Perché le aree interne della provincia di Fermo – chiede la CNA Provinciale di Fermosono state escluse, come se non potessero rientrare nel ragionamento strategico regionale e nazionale? Qual è l’argomentazione plausibile e logica di carattere economico, urbanistico e sociale? Perché queste aree non sono state segnalate e visitate dalla delegazione ministeriale lo scorso giugno?

Sembra infatti che per la Regione i nostri Comuni montani non soffrano delle stesse problematiche e delle limitazioni ravvisate altrove.

La CNA   Provinciale di Fermo, nel settembre 2013, ha promosso un convegno centrato proprio sul tema delle aree interne: un importante momento di incontro a cui sono stati invitati i Sindaci dei Comuni interessati, il Presidente della Comunità Montana e gli imprenditori, allo scopo di sollecitare una collaborazione tra le Istituzioni affinché predisponessero, unitariamente, progetti in grado di veicolare gli interventi finanziari previsti dalla Comunità Europea. Ricordiamo che, in quell’occasione, l’impegno della CNA è andato oltre la semplice organizzazione del convegno, presentando uno studio elaborato e presentato dall’economista Marco Marcatili.

Inoltre, in un comunicato diramato dalla Regione stessa il giorno dopo la firma della delibera, cioè il 7 ottobre scorso, si legge: “La terza area (Ascoli Piceno) sarà aiutata a rientrare nei parametri ministeriali, rivedendo, se necessario, la riperimetrazione, anche con l’ingresso di nuovi Comuni dell’area Fermana”.

Specifica questa non contenuta nella delibera, ma che tuttavia testimonia, ancora una volta, come la situazione della zona montana fermana non venga considerata degna di essere oggetto di programmazioni e investimenti specifici.

Si tratta di un fatto molto grave – commentano Silenzi e Miglioreche discrimina un’area di grande valore storico, turistico, produttivo e ambientale, oltre a dimostrare anche una cecità di tipo economico: la divisione, la frammentazione e l’esclusione delle aree interne non sembra, infatti, presentare nessun rapporto di carattere strategico e programmatico. Alcune responsabilità sono da attribuire anche ai Comuni e alla Comunità Montana dell’area discriminata – proseguono – per la loro assenza nel dibattito che si è sviluppato già da qualche tempo sugli interventi sulle aree interne, così come ha pesato la mancanza di proposte progettuali relative a turismo, riqualificazione dei centri storici, valorizzazione dell’agricoltura e dei prodotti locali, messa in sicurezza del territorio, oltre alla lentezza nell’avviare processi di collaborazione tra Comuni”.

La CNA Provinciale di Fermo ritiene sia necessario recuperare il tempo perduto, perseguire azioni unitarie tra Provincia, Comuni, Comunità Montana, Associazioni di categoria affinché la Regione riconsideri il piano d’individuazione delle aree interne in una visione unitaria di tutto il territorio regionale.

 

ASSOCIATI