NOTIZIE DAL TERRITORIO N. 109

21 DICEMBRE 2011

Dalla Cna Marche:

 

E’ quanto prevede il progetto AMVA (apprendistato e mestieri a vocazione artigianale) presentato alla Cna Marche da “Italia Lavoro”, società del ministero del Lavoro. Coinvolti i giovani disoccupati da 15 a 35 anni. Il progetto prenderà il via ad agosto del 2011.

 

UNA “BOTTEGA DEI MESTIERI” OGNI PROVINCIA DELLE MARCHE E CONTIBUTI PER L’APPRENDISTATO E PER LA NASCITA DI NUOVE IMPRESE

 

E’ disoccupato il 29,1 per cento dei giovani marchigiani tra i 15 ed i 24 anni mentre tra i 25 ed i 34 anni la percentuale dei senza lavoro è pari al 14,6 per cento.

 

Contributi per l’apprendistato e misure per la costituzione di botteghe di artigianato tradizionale. E’ quanto prevede un progetto di Italia Lavoro, società del Ministero del Lavoro, che è stato presentato nella sede della Cna Marche, e che vedrà la collaborazione dell’associazione artigiana per promuoverlo sul territorio regionale. All’iniziativa, organizzata da Marco Bilei,  responsabile regionale Cna politiche del lavoro Cna, hanno partecipato i responsabili Cna provinciali e regionali del settore artigianato artistico, dei libri paga e della consulenza lavoro.

Al centro del progetto, i giovani marchigiani con meno di 35 anni che si trovano nello stato di disoccupazione. Una fascia di età dove la disoccupazione è particolarmente elevata. In particolare è disoccupato il 29,1 per cento dei giovani marchigiani tra i 15 ed i 24 anni mentre tra i 25 ed i 34 anni la percentuale dei senza lavoro è pari al 14,6 per cento.

Il progetto AMVA (apprendistato e mestieri a vocazione artigianale), prevede la sperimentazione, in ciascuna delle province marchigiane, di un modello finalizzato a formare giovani all’interno delle “botteghe dei mestieri”. Verrà individuata una “bottega” ogni provincia dove formare i giovani disoccupati. Per i 18 mesi di durata della sperimentazione , ciascuna “bottega di mestiere” riceverà un contributo di 2.500 euro mensili per svolgere attività di tutoraggio nei confronti dei destinatari della formazione. Per  ciascuna di queste “botteghe” verranno selezionati ed inseriti 30 giovani che faranno un tirocinio di 6 mesi, finalizzato ad apprendere un mestiere artigiano. Ciascun tirocinante beneficerà di una borsa per la formazione di 500 euro mensili.

“E’ inoltre prevista” ha affermato Alessandra Ragni, responsabile del progetto per Italia Lavoro “la creazione di nuove imprese artigiane nella regione Marche. Italia Lavoro mette a disposizione di giovani disoccupati marchigiani appositamente selezionati, un contributo di 10 mila euro,finalizzato a promuovere la nascita e lo sviluppo di nuove attività nei comparti produttivi propri della tradizione marchigiana.”

Infine l’apprendistato. Per ogni giovane disoccupato assunto e formato con contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, ogni impresa riceverà da Italia Lavoro 5.500 euro. Saranno invece 4.700 gli euro che andranno alle imprese per ogni giovane assunto e formato con contratto di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere.

 “Si tratta di iniziative estremamente interessanti” afferma Marco Bilei “perché puntano a favorire nuova occupazione qualificata ed a stimolare la nascita di nuova imprenditoria nei mestieri a vocazione artigianale ed artistica. L’obiettivo è quello di consolidare il successo del nostro sistema produttivo, che da sempre è fondato sull’alta qualità e sulla capacità delle imprese artigiane delle Marche di combinare l’innovazione con conoscenza e saperi antichi.”

 

 

Dalle Cna provinciali:

 

Class action per poter recuperare i contributi versati per il sistema mai diventato operativo

IL FLOP DEL SISTRI SUI RIFIUTI, LE IMPRESE PESARESI

PRONTE A CHIEDERE I RIMBORSI ALLO STATO

 

PESARO – Imprenditori pesaresi sul piede di guerra. La crisi morde sempre più forte e, di fronte ad uno Stato che fino ad ora ha solo saputo vessarli, adesso si dicono pronti a chiedere un risarcimento: quello per poter recuperare i contributi versati per il mai avviato sistema Sistri (Sistema per la tracciabilità dei rifiuti pericolosi). 

Ad appoggiarli la CNA di Pesaro e Urbino che promuove, congiuntamente alle organizzazioni aderenti a Rete Imprese Italia, l’avvio di azioni legali per recuperare i soldi  versati dagli imprenditori nel biennio 2010-2011 per il  funzionamento del Sistri  che non è mai diventato operativo. Negli ultimi due anni 325.470 imprenditori italiani hanno infatti speso 70 milioni di euro per iscriversi, acquistare oltre 500mila chiavette USB e quasi 90mila black box. Risultato: il Sistri non è mai partito.

“Abbiamo sempre denunciato – sottolinea Camilla Fabbri, segretario della CNA di Pesaro e Urbino – le inefficienze e gli inutili costi del Sistri per le imprese chiamate ad attuarlo. Chiediamo una revisione profonda e strutturale del sistema, per semplificare il quadro normativo e le procedure e rendere il Sistri uno strumento di semplice utilizzo, realmente efficace per contrastare le ecomafie e fondato su criteri di trasparenza ed efficienza”.

La gestione di milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno  – secondo la CNA – è affidata ogni giorno ad imprese professionalizzate e corrette. Le stesse che da anni chiedono insistentemente un sistema di controllo che contrasti alla radice ogni illegalità e tutte le ecomafie e non si contano i danni che questa assenza di efficacia nei controlli ha comportato per la salute degli Italiani, per l’ambiente e per l’economia”.

L’ex Governo Berlusconi ha creato un sistema di tracciabilità che, nella pratica, si è rivelato una fonte quasi inesauribile di problemi di gestione e di costi per le imprese. Tutto ciò mentre le pratiche illegali continuavano a prosperare indisturbate.

Queste ragioni, accompagnate da un costante e ripetuto rifiuto a costruire un sistema di tracciabilità moderno, efficiente ed efficace hanno spinto le imprese a chiedere i danni al Governo e a chi, per il Governo, gestisce questa assurda macchina che, nonostante sei rinvii e otto decreti di modifica, si è rivelata semplicemente un rattoppo su un vestito sempre più logoro.

“L’azione giudiziaria – spiega Anna Maria Riccioli, responsabile dell’Ufficio Ambiente della CNA – prevede l’avvio, da parte delle singole imprese ma tramite un’unica struttura legale di una richiesta risarcitoria (una sorta di class action), nei confronti del Ministero dell’Ambiente, basata sulla restituzione dei contributi versati, il risarcimento dell’ulteriore danno subito (ulteriori oneri sostenuti per il Sistri) ed un risarcimento per cattiva regolamentazione.”

Per questo la CNA mette a disposizione delle imprese interessate le proprie sedi sul territorio per formalizzare le richieste risarcitorie.

 

 

  

 

 

ASSOCIATI