Non fermarsi ai risultati raggiunti, ma interrogarsi sulle condizioni necessarie per renderli duraturi. È questo il messaggio emerso dal Forum “Economia del Mare – Nautica da diporto: scenari, tendenze e sfide per la filiera”, promosso da CNA Nautica insieme a CNA Grosseto e CNA Toscana, nel corso del quale è stata presentata la nona edizione del Rapporto “Dinamiche e prospettive di mercato della filiera nautica da diporto”, realizzato dal Centro Studi CNA ed Eu.R.E.S.
Lo studio conferma la straordinaria capacità competitiva della nautica italiana, che continua a distinguersi anche in uno scenario economico internazionale caratterizzato da rallentamento della manifattura, instabilità geopolitica e crescente incertezza dei mercati. Le esportazioni del comparto hanno raggiunto nel 2025 il valore record di 4,4 miliardi di euro, in crescita del 2,6% rispetto all’anno precedente e del 46,8% rispetto al 2021. Anche il fatturato continua a crescere, confermando il ruolo della nautica tra i comparti più dinamici del Made in Italy.
Ma proprio il Rapporto invita a non limitarsi a una lettura celebrativa di questi risultati. Dietro i numeri del successo internazionale esiste infatti una filiera molto più ampia di quella normalmente rappresentata dalle statistiche ufficiali, composta da migliaia di imprese artigiane e piccole e medie imprese altamente specializzate che operano nella meccanica, nella componentistica, nell’impiantistica, nell’arredamento nautico, nel refitting, nella manutenzione, nei servizi portuali e nelle attività professionali.
È questo il messaggio al centro dell’intervento della Presidente nazionale di CNA Nautica, Federica Maggiani, che ha ricordato come il Rapporto rappresenti per l’Associazione non soltanto uno strumento di analisi economica, ma soprattutto uno strumento di rappresentanza e di proposta. “Il compito di CNA Nautica – ha sottolineato – non è limitarsi a certificare i risultati del comparto, ma comprendere cosa accade dietro quei numeri, verificare quanto la crescita sia realmente distribuita lungo la filiera e costruire le condizioni affinché possa consolidarsi nel tempo”.
Una riflessione che assume ancora maggiore valore considerando la struttura stessa del settore. Le imprese con meno di 50 addetti rappresentano infatti il 98,2% della base produttiva della nautica da diporto, occupano quasi i due terzi della forza lavoro e contribuiscono in maniera determinante alla creazione di valore dell’intero comparto. È proprio questa rete diffusa di competenze, spesso poco visibile ma indispensabile per la competitività internazionale della nautica italiana, a costituire il principale patrimonio che CNA Nautica intende rappresentare e valorizzare.
Dal confronto è emersa inoltre la necessità di accompagnare la crescita del settore attraverso politiche industriali capaci di affrontare le principali sfide dei prossimi anni: formazione e reperimento delle competenze, innovazione tecnologica, intelligenza artificiale, sostenibilità, infrastrutture portuali, semplificazione normativa e sostegno all’internazionalizzazione.
In questo percorso CNA Nautica conferma il proprio ruolo di interlocutore delle istituzioni e delle imprese, con l’obiettivo di dare voce all’intera filiera e contribuire alla definizione di politiche che riconoscano la nautica da diporto come uno dei comparti strategici dell’economia del mare e del sistema manifatturiero italiano. Perché il successo della nautica italiana non si misura soltanto nei record dell’export, ma nella capacità di rafforzare ogni giorno l’ecosistema di imprese che rende possibile quella leadership nel mondo.
Questo articolo Nautica, a Porto Santo Stefano presentato il nono rapporto CNA è stato pubblicato su CNA.