MARCHE, PRIMA DELLE REGIONI DEL SUD O ULTIMA DELLE REGIONI DEL NORD?

di Moreno Bordoni  Segretario CNA Marche*

 La prima delle regioni del Sud o l’ultima delle regioni del Nord? E’ l’eterno dilemma delle Marche, oggi regione in transizione. Una situazione che ci procura dei vantaggi dal lato dei finanziamenti per lo sviluppo ma che è anche la cartina di tornasole di una situazione di difficoltà, che ci spinge verso il Mezzogiorno d’Italia. Ma per vocazione e per qualità imprenditoriale, il destino delle Marche è quello di guardare al triangolo industriale tra Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Le nostre imprese meritano di stare in tal compagnia, le istituzioni molto meno.

Siamo tra le prime cinque regioni per numero di start up innovative rispetto al totale delle società di capitali mentre sono in crescita le imprese femminili e giovanili. Siamo in vetta alle regioni che esportano con una crescita del 23 per cento nell’ultimo anno, senza considerare l’export farmaceutico. I nostri distretti hanno resistito alla crisi pandemica prima, alle sanzioni alla Russia e alla crisi energetica poi. Senza rassegnarsi i nostri imprenditori si sono rimboccati le maniche e si sono messi in cerca di mercati alternativi e di nuovi prodotti per restare competitivi sul mercato globale.

Ma gli storici ritardi infrastrutturali frenano lo sviluppo e a volte, danno la sensazione di combattere con una mano legata dietro alla schiena. Porto, aeroporto, interporto, Quadrilatero, collegamenti ferroviari, terza corsia dell’A14, strade per il collegamento delle aree interne, ma anche un pesante ritardo nelle infrastrutture telematiche e nella banda larga. Sono elementi che ci riportano inesorabilmente verso il basso. In mezzo, tra le regioni avanzate del Nord e quelle in ritardo del Sud. Lo confermano le statistiche elaborate dal Centro Studi Cna Marche. In mezzo, sopra all’Umbria ma dietro a tutto il Centronord per ricchezza procapite, per partecipazione al mercato del lavoro, per le spese in ricerca e innovazione di enti pubblici e università, nella quota di investimenti, negli addetti occupati nei servizi ad alta intensità di conoscenza. .

Eppure le Marche avrebbero le possibilità di migliorare la propria collocazione e di inserirsi a pieno titolo nelle regioni del Centro Nord più dinamiche: hanno un tessuto manifatturiero assai articolato per orientamenti produttivi, che vanno dalle attività tradizionali del made in Italy (sistema moda, trasformazioni alimentari, arredamento e prodotti per la casa) a quelle più avanzate tecnologicamente:  come la nautica, l’automotive, l’elettronica dei beni di consumo durevole, fino ai materiali compositi e alle produzioni aero-spaziali. Tra le voci più importanti delle esportazioni marchigiane, prima ancora dei prodotti della moda, degli elettrodomestici, dei mobili e delle macchine utensili per usi speciali, per l’industria e l’agricoltura, vi sono le produzioni farmaceutiche, che hanno portato le Marche in testa alle regioni italiane per export nel terzo trimestre 2022.  E soprattutto vale il fatto che non riusciamo a valorizzare il nostro capitale umano: quattro università che operano su tutti i principali orientamenti scientifici oltre che umanistici, e i cui laureati fanno ancora troppa fatica a trovare occupazione.

Ma una serie di ostacoli continua ad attardare lo sviluppo di una moderna economia nelle Marche: la capacità di investimento ci trova agli ultimi posti in Italia e la grande  presenza della micro e della piccola impresa senza un sistema del credito a forte connotazione locale motiva gran parte di questa difficoltà.

Oggi alle Marche si presenta la grande  occasione delle risorse  del Pnrr e dei Fondi Europei. Occorre un grande salto di qualità perché negli ultimi anni siamo stati agli ultimi posti, anzi all’ultimo posto come capacità di spesa. Non possiamo più permetterci ritardi. Spendere bene questi fondi, snellire la burocrazia, coinvolgere le piccole imprese nell’accesso ai bandi del Pnrr e favorire il loro finanziamento anche tramite i Confidi. Sono queste le azioni per agganciare le regioni più sviluppate e evitare di finire nell’area del sottosviluppo. Le Marche e il nostro sistema produttivo meritano di stare in alto e primeggiare nella graduatoria delle regioni.

*segretario Cna Marche

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