Marche, occupati in aumento nel terzo trimestre 2022, ma a dicembre frenano le assunzioni

Nelle marche occupati in aumento nel terzo trimetre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma da dicembre frenano le assunzioni delle imprese. A certificarlo un’analisi del centro studi della CNA regionale su dati Istat. Alla fine di settembre, nelle Marche gli occupati erano 638.893, con un aumento di 22.377 unità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un incremento ascrivibile totalmente alle donne (+24.492) mentre tra gli uomini gli occupati calano di 2.115 unità.

In un anno le donne che hanno deciso, per scelta o per necessità, di mettersi in gioco e di cercare un lavoro sono state 26.541, mentre tra gli uomini la forza lavoro è calata di 1.769 unità.

Un mercato del lavoro tutto al femminile, quello marchigiano. Anche tra i disoccupati aumenta la quota femminile. A cercare lavoro sono 25.459 donne e 20.567 uomini, con una crescita complessiva di 2.394 disoccupati di cui 2.048 donne. In crescita anche i disoccupati senza precedenti esperienze lavorative (+1.720) mentre sono in forte calo quelli che non cercano o non sono disponibili a lavorare (-22.472).

L’indagine evidenzia come gli occupati aumentino nell’industria (+4,7 per cento), nelle costruzioni (+6,1) e nei servizi (+3,8) mentre crollano in agricoltura (-11,3).

“A raffreddare gli entusiasmi – afferma il presidente di CNA Marche, Paolo Silenzi – ci pensano i dati Excelsior Unioncamere che certificano, per le imprese della nostra regione, un calo delle entrate di lavoratori in azienda dell’11,1 per cento tra dicembre e febbraio del prossimo anno. In tre mesi sono previste 30.550 assunzioni rispetto alle 34.360 dello stesso periodo di un anno fa. Nel mese di dicembre le entrate previste saranno 7.410 (-1,1). Entrate destinate per quasi la metà a restare sulla carta. A causa della difficile reperibilità dei profili professionali richiesti. A frenare nuove assunzioni contribuiscono gli elementi di incertezza economica dovuti ai costi energetici, alla crescente inflazione e all’aumento del costo del denaro. Le imprese preferiscono aspettare, rinviando a tempi migliori investimenti e assunzioni. Ci auguriamo – conclude Silenzi – che nel 2023 le tensioni sui mercati si raffreddino anche grazie agli interventi del Governo e dell’Europa, scongiurando i rischi di recessione”.

I dati dell’indagine 

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