La guerra, l’energia, l’Europa e le piccole imprese. CNA ne parla con Giulio Sapelli

Storico ed economista di spessore internazionale, Giulio Sapelli, ordinario di Storia Economica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, offre una lettura in profondità sulle cause della guerra in Ucraina e sulle prospettive che disegneranno nuovi equilibri geopolitici ed economici.

Domanda – La guerra in Ucraina sta sconvolgendo il sistema degli approvvigionamenti energetici. Come giudica la risposta dell’Italia e dell’Europa?

Sapelli – Una risposta improvvisata e populista portata avanti dagli alfieri di quello che definisco l’ordoliberalismo. C’è la volontà degli Stati Uniti di tenere a bada la Germania ed evitare un avvicinamento tedesco alla Cina.

 

Il conflitto coincide, forse, con il punto più basso nelle relazioni tra Stati Uniti ed Europa. Vede un rinsaldarsi dell’alleanza tra le due sponde dell’Atlantico?

Non è un’alleanza, ma il tentativo di dominazione del capitalismo estrattivo americano sul capitalismo franco-tedesco. Forse Henry Kissinger avrà spiegato all’amministrazione Biden che per imporre il dominio sul mondo si deve passare attraverso l’Europa. E’ in atto uno scontro tra diverse forme di capitalismo che è molto pericoloso per l’equilibrio economico mondiale.

 

Europa dunque subalterna a Washington?

Certamente, è una subalternità che si afferma quando si disgrega l’URSS. Invece di sostenere il tentativo riformista di Gorbaciov, la finanza liberista anglosassone ha puntato su Boris Eltsin che ha realizzato la depredazione della Russia e favorito la discriminazione internazionale di Mosca. Ricordiamo che la Cina entra nel WTO nel 2001, la Russia soltanto nel 2011. Tornando all’Europa, si può sviluppare solo attraverso un forte partenariato con l’Africa.

 

A proposito di Cina, non c’è una sopravalutazione delle capacità diplomatiche e dell’influenza che può esercitare Pechino?

Sono perfettamente d’accordo. L’impero cinese è stato il leader del mondo fino all’inizio del ‘400 e la sua enorme flotta arrivò fino al Mediterraneo. Poi c’è stata la ritirata di cui ancora sappiamo poco. Il mio amico Paul Dibb, ex vice capo dell’intelligence australiana, definiva la Russia una superpotenza incompleta, credo valga la stessa definizione per la Cina nonostante il rigurgito di neo maoismo da parte di Xi Jinping. La Cina riflette il capitalismo americano nella finanza e quello tedesco nell’industria.

 

L’Occidente teme un’alleanza tra Russia e Cina

Sono antitetici e non si accorderanno mai. Basta leggere la storia, i durissimi scontri tra Mao e Stalin e ancora prima ai tempi della Russia zarista. Quando il Giappone ha sconfitto i russi nel 1905 i nazionalisti cinesi hanno brindato. C’è una reciproca diffidenza storica.

 

Viviamo in un mondo interconnesso e globalizzato. Le sanzioni economiche funzionano per indebolire la Russia?

Nell’economia globale interconnessa le sanzioni non hanno senso. Osservo che la Russia bombarda l’Ucraina ma continua a vendergli il gas.

 

I paesi europei puntano ad azzerare la dipendenza dal gas e petrolio russo diversificando i flussi e spingendo sulla transizione green

Le fonti fossili sono fondamentali oggi e lo saranno anche in futuro. I cambiamenti climatici sono una minaccia seria e concreta ma ciò che ascoltiamo non ha nulla a che vedere con la sostenibilità. Per avere il gnl dal capitalismo estrattivo americano serviranno migliaia di navi che faranno impennare la produzione di emissioni e faranno prendere un coccolone a tutte le Greta Thunberg del mondo.

 

La crisi energetica imporrà una revisione del Pnrr?

Uno strumento da gosplan sovietico che fissa percentuali. In Europa abbiamo l’esempio della PAC (politica agraria comune, ndr) che non ha mai funzionato. Il piano italiano poi è concepito solo sulle grandi imprese e continua a mancare una politica dedicata alle PMI.

 

Artigiani e piccole imprese hanno mostrato notevoli capacità nella crisi pandemica

E’ da 40 anni che elogio le piccole imprese. Sono flessibili, si adattano e sono agili e quindi resistono meglio delle altre. In Gran Bretagna si sta affermando la teoria dell’economia della sopravvivenza: usciremo dalla crisi grazie alla piccola impresa. Ma queste teorie si trovano già sui testi di inizio ‘900 ma non trovano spazio nel mainstream fondato sulle sbagliate teorie neoclassiche. Se poi distruggiamo la famiglia, le banche cooperative, i piccoli istituti di credito allora si uccidono anche le piccole imprese.

 

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