Il giusto prezzo delle olive in una campagna olearia difficile

Prendendo spunto dagli ultimi articoli della stampa specializzata ed avendo acquisito pareri, umori e prospettive per la prossima campagna olearia 23/24 nonché visitato territori olivetati italiani ed esteri nelle ultime due settimane, sono sempre più convinto che ci apprestiamo ad affrontare una campagna olearia complessa e difficile da interpretare. Girando la Spagna in lungo ed in largo, ho visto una discreta produzione quasi dovunque; stime di esperti si orientano intorno alle 800 mila tonnellate.
Partendo da una analisi delle giacenze confermo che siamo praticamente tutti vuoti e che quindi l’olio serva e pure subito! I frantoi infatti, nonostante non ci siano ancora le condizioni neppur minime di invaiatura della drupa, apriranno in discreto anticipo rispetto alle medie storiche di zona.

In Italia avremo una produzione medio buona, come sempre non generalizzabile per areale, ma mediamente produrremo una buona quantità ed una ottima qualità; infatti se da un lato l’afa estiva ha innalzato i costi produttivi per aver costantemente irrigato gli oliveti, dall’altra il caldo torrido non ha fatto sviluppare la proliferazione della mosca olearia. A macchia di leopardo si registra qualche piccolo problema di tignola e margarogna, ma in generale la drupa è sana e ben formata. Stimo una produzione tra le 250 mila e 270 mila tonnellate.

Il mercato degli olii sfusi riguarda fondamentalmente la parte più produttiva della nostra penisola; Puglia in primis oltre a Calabria e Sicilia. Nelle altre regioni difficilmente si creano le condizioni per vendite di olii sfusi essendoci autoconsumo e confezionamento di olii regionali o monovarietali tipici delle zone di produzione. Proprio a dimostrazione della necessità impellente di olii EVO italiani, da alcune settimane diverse aziende italiane cercano (e ottengono) di contrattualizzare partite di olio “da farsi” per consegna, non come in passato per l’effetto ormai tramontato dell’olio novello che doveva arrivare entra la prima decade, ma comodamente entro il mese di novembre. Diversi frantoiani hanno di fatto già impegnato le prime merci verso l’industria ed il commercio, creando quindi una base che al momento in puglia e specialmente nel nord barese dovrebbe attestarsi tra gli €. 8,70 ed €. 9.00. Prezzi record, mai raggiunti prima se non nelle ultime settimane di agosto di quest’anno; prezzi che fanno gola a tanti operatori, specialmente ai produttori olivicoli, che vedono finalmente e giustamente retribuiti tutti gli sforzi, investimenti, sudore ed aspettative mai realmente sbocciate.

Chi segue l’AIFO dovrebbe ricordare che da tempo asserisco che il vero problema è di natura finanziaria per la prossima campagna olearia. A luglio, con una delegazione di AIFO e CNA Agroalimentare, abbiamo incontrato il Sottosegretario MASAF Senatore Patrizio La Pietra che, come sempre, dimostra competenza e affezione al settore oleario (avendone tra l’altro la delega). Nella stessa occasione richiesi urgenti misure a favore del comparto, presagendo quella che poi secondo me, con molta probabilità ci sarà, ossia un serio problema di liquidità finanziaria a causa delle ridotte disponibilità del comparto. I fatturati degli oleifici quasi raddoppieranno rispetto al passato visto l’innalzamento dei costi delle materie prime ed energetici ma le risorse economiche e finanziarie sono meno del passato! Ed a che condizioni, visto il costante innalzamento dei tassi?

Esiste il giusto prezzo delle olive?

Assisto da qualche tempo alla malsana idea di attribuire un valore alle olive in assoluto specie sui social media e su taluna stampa di settore. Olive a 90 euro – 110 euro -130 euro o chissà. Le olive, per chi le vende, si commisurano in riferimento ad un prezzo di mercato olio sfuso del territorio (borse merci) moltiplicato per rese medie di zona e di periodo, qualità del prodotto al netto del costo di molenda. Una oliva che solitamente in questa prima fase rende il 6/8% non può paragonarsi ad altra che, altrettanto prematuramente oggi rende il 13/14%. Perché aizzare produttori contro frantoiani o viceversa? Basta con offese ed ingiurie, siamo sulla stessa barca e cerchiamo di remare nella stessa direzione.

Da tutta questa premessa iniziale e da una visone prospettica di comparto non sono certo che il mercato possa tenere e sostenere per i prossimi mesi quotazioni di questa caratura. Le leggi di mercato insegnano che all’aumentare del prezzo di vendita, si registra flessione di consumo; ancor di più in periodo del genere con una spinta inflattiva così importante. La concorrenza degli olii di semi, dei grassi animali e delle nuove miscele condimento all’olio extra vergine (ora ricercatissime dalla GDO) creano l’opportunità di spesa maggiormente sostenibile per il cliente medio ossia sotto i 6 euro litro. Saremo ben attenti ad evitare che pubblicità ingannevoli e promozioni di questo prodotto non creino concorrenza al vero olio extra vergine di oliva 100% italiano.

Ribadendo il principio della mancanza di liquidità nel comparto di trasformazione alla luce di quanto esposto, cosa succederà se il mercato degli olii sfusi dovesse prendersi una pausa di riflessione dopo i primi acquisti? Di sicuro si verificherà una speculazione a ribasso del mercato degli olii sfusi; i frantoiani dovranno vendere per garantire il pagamento della materia prima andando a concretizzare una sicura perdita.

Il titolo “una campagna olearia difficile” riassume tutte le considerazioni da me fatte e tante altre che lascio fare ad esperti economisti, banchieri e traders internazionali. Non sono portatore di verità assolute e non ho la sfera di cristallo per presagire il futuro; di una cosa sono certo però, il produttore ha bisogno del frantoiano ed il frantoiano senza i produttori non farebbe questo lavoro. Entrambi abbiamo bisogno del commercio e dell’industria e tutti insieme dipendiamo dai nostri clienti che mettono a tavola l’olio extra vergine. La filiera olivicola olearia ora come non mai, dovrebbe compattarsi per garantire a tutti dignità e marginalità.

Noi frantoiani siamo pronti, abbiamo lucidato i nostri macchinari e ricaricato le batterie per affrontare al meglio la campagna olearia. Siamo disponibili a mettere i nostri impianti e stoccaggi a disposizione dei produttori olivicoli che, con lungimiranza, vorranno integrarsi in filiera macinando le olive, seguendo ed esaudendo le loro giuste aspettative finanziarie. I frantoiani da soli non possono reggere l’urto e le dimensioni di questa campagna, tutti insieme possiamo rendere al meglio.

Auguri per una serena e florida campagna olearia a tutti!

Elia Pellegrino

Fonte Teatro Naturale

Questo articolo Il giusto prezzo delle olive in una campagna olearia difficile è stato pubblicato su CNA.

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