GUERRA ALL’IRAN E CRISI NEL GOLFO PERSICO, PER 9.406 MICRO E PICCOLE IMPRESE ARTIGIANE DELLE MARCHE COSTI ENERGETICI NON SOSTENIBILI

“Si tratta “affermano il presidente Cna Marche Maurizio Paradisi e il segretario Moreno Bordoni “di 9.406 artigiani imprenditori che danno lavoro a 81.152 addetti. Non fanno notizia nelle analisi economiche ma rappresentano uno spaccato importante del sistema produttivo marchigiano”

Per le imprese marchigiane l’aumento dei costi energetici a causa del conflitto in Iran e nel Golfo Persico sono pesanti. Ma ci sono aziende, piccole e piccolissime, dove le spese per l’energia rischiano di andare fuori controllo, fino a provocarne la chiusura. Sono imprese dove la voce energia ha una elevata incidenza sui costi totali, dal 12 al 40 per cento. Dalle lavanderie ai centri estetici, dai meccatronici alla lavorazione della ceramica e alle vetrerie, dalla trasformazione dei lapidei alla lavorazione della pelle e dei metalli, dai prodotti da forno alle produzioni alimentari. Non consumano elevate quantità di energia ma sono quelle più vulnerabili ai rialzi di bollette e carburanti.

“Si tratta “affermano il presidente Cna Marche Maurizio Paradisi e il segretario Moreno Bordoni “di 9.406 imprese che danno lavoro a 81.152 addetti. Sono artigiani imprenditori che non fanno notizia nelle analisi economiche ma che rappresentano uno spaccato importante del sistema produttivo marchigiano che va sostenuto in un momento di grande difficoltà, che potrebbe comportare la cessazione di molte di queste attività, per l’insostenibilità dei costi di gestione legati all’impennata dell’energia e delle materie prime. Servono finanziamenti agevolati, sospensioni dei mutui e interventi per ridurre i costi energetici fino al superamento dell’emergenza”

Come nella crisi del 2022, le tinto-lavanderie sono le più sensibili ai rincari delle bollette. L’incidenza sul totale dei costi l’anno scorso è stata del 35%, con una spesa media di 17mila euro l’anno e la prospettiva per le 471 imprese del settore di arrivare a 22mila euro.

Tra le attività ad alta intensità energetica anche i 1.531 centri estetici per i quali l’incidenza delle bollette oscilla tra il 23 e il 32% in funzione delle tecnologie utilizzate (radiofrequenza, diodo laser, ecc.) e una spesa annua per gas e energia elettrica tra 32mila e 46mila euro.

Per le 263 imprese marchigiane che lavorano nella concia del cuoio l’energia elettrica pesa tra il 15 e il 20% dei costi complessivi. Analoga incidenza per le 2.835 imprese che lavorano il ferro e altri metalli di base, per le 47 aziende impegnate nella lavorazione di prodotti in terracotta, porcellana e ceramica. Per le 96 aziende del settore vetro, i costi di gas ed elettricità oscillano tra il 15 e il 30% in base alla tipologia di lavorazioni.

Per le 625 imprese marchigiane che producono articoli da forno la bolletta rappresenta circa il 14% dei costi mentre sfiora il 20% per i 2.318 autoriparatori. Incidenza superiore al 10% per le 166 imprese marchigiane del settore “Taglio, modellatura e finitura di pietre”.

L’energia pesa meno sulle 1.504 imprese alimentari (circa il 7% dei costi totali) che sono però più sensibili alle oscillazioni delle materie prime che rappresentano intorno al 30% dei costi di produzione.

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