Energia, CNA Marche: “Oltre 15mila imprese manifatturiere esposte alla volatilità dei prezzi”

L’analisi del Centro Studi CNA Marche: dalla calzatura al legno-arredo, oltre 15.400 imprese regionali sono esposte alla volatilità dei mercati energetici. “Servono interventi strutturali e una strategia di lungo periodo”.

ANCONA – Nelle Marche oltre 15.400 imprese manifatturiere operano in comparti fortemente dipendenti dai costi dell’energia. Dalla calzatura al mobile, dalla metalmeccanica all’agroalimentare, la competitività di una parte rilevante dell’economia regionale è oggi strettamente legata alla stabilità dei mercati energetici. C’è poi tutta la questione riguardante le mico-piccole imprese che, come le altre, subisiscono la scure degli aumenti. E’ quanto conferma l’indagine nazionale CNA “Energia e piccole imprese”, secondo la quale oltre il 76% delle imprese ha registrato un aumento della spesa energetica nell’ultimo semestre e quasi nove aziende su dieci segnalano una crescita del livello di allarme legato ai costi dell’energia.

Un quadro che trova piena conferma anche nelle Marche, dove sono oltre 15.400 le imprese manifatturiere attive nei principali comparti energivori. Dalla filiera della pelle e delle calzature al legno-arredo, dalla metalmeccanica all’agroalimentare, fino alla chimica e alla carta, gran parte del sistema produttivo regionale dipende da costi energetici stabili e sostenibili per mantenere competitività e capacità di investimento.

“Le Marche sono una delle regioni italiane con la più alta concentrazione di distretti produttivi e piccole imprese manifatturiere – afferma il presidente di CNA Marche, Maurizio Paradisi – quando aumentano i costi dell’energia, l’impatto si trasferisce immediatamente sulle aziende, che nella maggior parte dei casi non riescono a scaricare gli aumenti sui prezzi finali. Il risultato è una riduzione dei margini che mette a rischio investimenti, innovazione e occupazione.”

Secondo le elaborazioni del Centro Studi CNA Marche su dati della Camera di Commercio delle Marche, la regione conta oltre 2.500 imprese nella filiera pelle-cuoio-calzature, oltre 2.200 nel comparto dei prodotti in metallo, quasi 1.500 nell’agroalimentare e più di 1.200 nell’abbigliamento, tutti settori caratterizzati da un rilevante fabbisogno energetico.

“La particolare struttura produttiva marchigiana rende il tema energetico una vera questione di politica industriale”, sottolinea il segretario CNA Marche, Moreno Bordoni. “Pensiamo al sistema calzaturiero del Fermano-Maceratese, al legno-arredo del Pesarese, alla meccanica e alla carta nell’area anconetana e maceratese. Sono filiere che rappresentano eccellenze del Made in Marche ma che oggi devono confrontarsi con costi energetici elevati e soprattutto con una forte volatilità dei prezzi.”

Pesaro Urbino, in particolare, mostra una presenza superiore alla media regionale in diversi settori energivori come legno-arredo, abbigliamento, prodotti in metallo e macchinari, elementi che rendono il territorio particolarmente sensibile alle oscillazioni dei mercati energetici.

“Occorre superare la logica degli interventi emergenziali”, conclude Paradisi. “Le imprese hanno bisogno di stabilità, trasparenza del mercato e strumenti che consentano di ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi. Garantire energia a costi competitivi significa difendere la tenuta delle nostre imprese e accompagnare la crescita dell’intero sistema economico regionale.”

Per CNA Marche è necessario sviluppare una strategia energetica strutturale che favorisca gli investimenti in efficienza energetica, autoconsumo e fonti rinnovabili, assicurando al tempo stesso condizioni di approvvigionamento più prevedibili per le micro e piccole imprese.

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