Banche in ritirata, le Marche perdono oltre un terzo degli sportelli

L’allarme della CNA “71 dei 225 comuni non hanno più un presidio”

Il presidente Maurizio Paradisi “Così si indeboliscono imprese e comunità”

ANCONA – In dieci anni l’Italia ha visto scomparire oltre un terzo degli sportelli bancari. Tra il 2015 e il 2025 la rete nazionale è scesa da 30.258 a circa 19.140 filiali: 11mila presìdi in meno, pari a una contrazione del 36,7%. Un fenomeno che colpisce soprattutto i territori più piccoli: oltre il 96% dei Comuni senza sportello ha meno di 5mila abitanti, e tra quelli sotto i mille residenti nove su dieci sono oggi privi di una banca.

La digitalizzazione dei servizi ha accelerato questa trasformazione, ma non senza conseguenze. Per le imprese, soprattutto artigiane e micro, il rapporto con la banca resta un elemento di prossimità, fiducia e accompagnamento. La chiusura delle filiali, osservano gli analisti, non è solo un fatto economico: è un cambiamento sociale che ridisegna la vita delle comunità locali.

Marche: quasi un terzo dei Comuni senza sportello

Secondo un’elaborazione del Centro Studi CNA Marche su dati della Camera di Commercio, 71 dei 225 Comuni marchigiani non hanno più uno sportello bancario. In altri 34 casi è rimasto solo il Bancomat, senza personale. La mappa della desertificazione bancaria è ormai chiara:

  • 19 Comuni senza sportello in provincia di Fermo
  • 18 in provincia di Macerata
  • 14 in provincia di Pesaro e Urbino
  • 12 nell’Anconetano
  • 8 nell’Ascolano

In totale, più di un terzo dei Comuni marchigiani (31,3%) è oggi privo di servizi bancari. Un dato che si inserisce nel quadro nazionale dei 3.200 Comuni italiani senza filiali.

A fine 2023 nelle Marche operavano 47 banche con almeno uno sportello, mentre gli istituti con sede regionale erano 15, di cui 13 Banche di Credito Cooperativo: realtà che hanno mantenuto stabile la loro presenza, a fronte dei tagli operati dai grandi gruppi nazionali.

Il presidente CNA Marche Maurizio Paradisi sottolinea come la trasformazione digitale non possa diventare un alibi per abbandonare i territori: “La digitalizzazione dei servizi bancari è un’opportunità, ma non può trasformarsi in una ritirata indiscriminata. Per una piccola impresa il rapporto con la banca non si esaurisce in un’applicazione. Servono interlocutori che conoscano l’azienda, valutino i progetti, accompagnino gli investimenti. Quando chiude una filiale si allontana un punto di riferimento per famiglie, anziani e attività economiche.”

Paradisi evidenzia anche il rischio di un divario crescente tra chi ha competenze digitali e chi ne è privo: “Nelle Marche il 32% delle famiglie non utilizza l’home banking, soprattutto anziani soli. Non possiamo lasciare indietro una parte così ampia della popolazione. La presenza fisica di uno sportello, anche leggero, resta essenziale.”

La chiusura degli sportelli si inserisce in una tendenza più ampia: negli ultimi dieci anni le aree interne marchigiane hanno visto ridursi ospedali, uffici postali, edicole, sedi dei gestori di luce e gas. Il risultato è un indebolimento della qualità della vita, con giovani che scelgono territori più serviti e turisti che privilegiano località dove i servizi essenziali sono garantiti.

Paradisi insiste su un punto: la presenza bancaria non è solo un servizio economico, ma un elemento di coesione- E aggiunge “la mancanza di sportelli costringe gli anziani a spostarsi per operazioni semplici, mentre commercianti e artigiani devono percorrere chilometri per versare gli incassi. In territori dove il contante è ancora molto diffuso, questo crea disagi enormi. Nelle aree interne sarebbe opportuno mantenere almeno uno sportello con un addetto uno o due giorni a settimana, o una cassa continua.” Il presidente CNA Marche conclude con un appello: “La Regione deve farsi promotrice di un confronto con il sistema bancario. Non possiamo accettare che intere comunità vengano private di servizi essenziali. La presenza bancaria è parte integrante della vitalità economica e sociale delle Marche.”

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