Aggregazioni Camere di Commercio in Sicilia: il governo apra il confronto con le associazioni

Il recente emendamento al decreto Sostegni bis, che prevede una diversa organizzazione del sistema camerale siciliano introdotto dalla riforma Madia, ha sollevato opposizioni e polemiche, in parte anche comprensibili, per la previsione di una aggregazione camerale che va da Siracusa a Trapani legando territori profondamente diversi per storia, tradizioni e caratteristiche del sistema socioeconomico.

Tuttavia, esso ha indubbiamente un merito, che va valorizzato, e che sta nell’avere messo in luce, con una proposta forse anche provocatoria, l’evidente fallimento della precedente riforma del sistema camerale che ha introdotto vincoli che in Sicilia, ma anche in tante altre parti d’Italia, la rendono oggettivamente inapplicabile senza la mortificazione di importanti territori.

Pertanto CNA Sicilia insieme a Casa, Claai, Confartigianato, Confcooperative, Lega delle Cooperative, Unci, Unicoop e Confesercenti ha deciso di fare sentire la propria voce.

In un comunicato congiunto le associazioni di categoria sottolineano: “Ci interessa poco delle polemiche di parte, ci interessano poco i giochi di potere (specie se condotti sulla pelle delle imprese), ci interessa ancor meno la gestione degli indispensabili processi di privatizzazione delle società controllate, ci interessa molto invece riaprire un dibattito sugli assetti delle Camere di Commercio in Sicilia tenendo conto dell’esperienza dell’applicazione della riforma Madia in questi anni, sia negativa che positiva, per far sì che questi enti possano concretamente contribuire allo sviluppo delle imprese del nostro territorio e dare la garanzia di rappresentare correttamente gli equilibri delle diverse realtà in campo, sia associazioni che territori”.

L’emendamento non era del resto inaspettato poiché gli stessi parlamentari sono stati i protagonisti dell’approvazione dell’articolo 61 della legge n,126 del 13/10/2020 (che ha convertito il decreto legge n. 104 del 14/08/2020) che ha previsto che le Camere da accorpare rimangano tutte “sedi principali” dove poter organizzare rappresentanza, governance e servizi. E ancora, per impulso degli stessi, il Senato ha votato il 23/02/2021 un ordine del giorno che impegna il Governo ad istituire un tavolo tecnico al fine di “individuare e proporre interventi normativi correttivi” alla Riforma e la Camera qualche giorno dopo ha votato un altro ordine del giorno che impegna sempre il Governo “ad assegnare ad ogni area metropolitana una Camera di Commercio coincidente con il proprio territorio”.

Su queste basi le associazioni ritengono siano maturi i tempi per una revisione  del sistema camerale siciliano a livello regionale e chiedono al Governo della Regione di avviare immediatamente il confronto con le associazioni datoriali che rappresentano le fonti istitutive delle Camere di Commercio e di farsi carico, insieme ad esse, di aprire un confronto con il livello nazionale, (Ministero Sviluppo Economico  e tavolo tecnico istituito presso lo stesso Ente), in modo da affermare un sistema che, nel rispetto dei principi di efficienza ed efficacia, tenga conto dell’autonomia statutaria regionale (la regione ha la diretta vigilanza sul sistema camerale) e delle aspettative legittime dei singoli territori.

Le Camere di Commercio per essere rispondenti anche allo spirito delle nuove competenze assegnategli dalla legge (interfaccia con le scuole, agenzie di sviluppo, sedi della mediazione, cura degli interessi diffusi delle piccole imprese ecc.) devono necessariamente essere radicate nei territori, e questo è un principio indispensabile per dare impulso, ancor di più dopo la pandemia, ad una azione che spinga lo sviluppo e crei occupazione.

L’avvio del confronto potrebbe costituire, inoltre, l’occasione per ricucire le lacerazioni che si sono registrate tra le associazioni intorno a questa vicenda. Le nostre associazioni sono pronte al confronto con spirito di collaborazione e senza pregiudizi di sorta o posizioni precostituite.

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